Categoria: appunti

Garlasco: tra media e business

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Non ho molto seguito il caso di Garlasco, però non posso che non notare qualcosa che mi ricorda quando Stasi fu condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. In pratica l’opinione pubblica, o perlomeno le persone che stanno seguendo questo caso tramite tutti i media che sono giornali, social e televisione, stanno iniziando ad odiare Sempio come all’epoca iniziarono ad odiare Stasi; è interessante come i media possano dirottare alcuni sentimenti verso certe persone. Sempio è il nuovo cattivo.

Una cosa è certa: magistrati, procura e forze dell’ordine nell’area di Pavia non sono il massimo della vita, detto in questo modo, oppure possiamo dire che ci sono forti incompetenze in quell’area che indaga. Ieri i giornali davano per colpevole Sempio anche se in realtà non lo è ancora a livello giuridico; manca ancora tutto un processo che dimostri a tutti gli effetti che lo sia, eppure i giornali ieri pomeriggio nelle loro versioni online titolavano cose tipo “Sempio ha ucciso Chiara Poggi”. Insomma, qualche riflessione bisognerebbe anche farla, tipo come mai certe notizie arrivano quasi immediatamente sui giornali e come questi ormai stiano trattando il caso Garlasco come un soggetto da gestire per avere svariati clic. Insomma, Garlasco è uno spettacolo stupendo.

Garlasco è diventato un business per tutti i media e lo dimostrano le numerose trasmissioni televisive che parlano di Garlasco e sono seguite moltissimo. In effetti, se ci pensate, in un momento dove i legal movie e tutti i podcast che parlano di crime stanno andando tantissimo, seguire Garlasco è un po’ come seguire una serie TV neorealistica in diretta su un soggetto crime davvero complicato, intrigante e curioso. Stefano Nazi, l’autore del famoso podcasta Indagini, spesso aveva commentato e spiegato questo aspetto, su quanto i media possano condizionare un processo e, al contrario, di come un processo possa diventare un soggetto mediatico con grosse potenzialità economiche per i media e social.

Rolling Stones: arriva il nuovo album

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Il 10 luglio uscirà Foreign Tongues. È il nuovo album dei Rolling Stones. Conterrà 14 canzoni. I primi due singoli sono “In The Stars” e “Rough And Twisted”, pubblicati martedì insieme all’annuncio del disco.

“Rough And Twisted” era già uscita ad aprile. Pochi hanno potuto ascoltarla. La distribuzione è avvenuta solo su vinile, con una tiratura molto limitata. Pochi negozi di dischi selezionati nel mondo l’hanno ricevuta. Alcune copie sono ora in vendita online, a prezzi alti.

Per quella prima uscita, i Rolling Stones hanno usato uno pseudonimo: Cockroaches. Lo avevano già fatto in passato, tra gli anni Settanta e Ottanta. Un nome usato per occasioni speciali, lontano dai riflettori.

USA: la sfida ai droni cinesi

Drone

Il dominio della Cina sul mercato dei droni è un problema di sicurezza nazionale per gli Stati Uniti. I droni sono decisivi. L’Ucraina e il Medio Oriente lo dimostrano ogni giorno. Washington ora accelera per costruire un’industria nazionale. Ma l’egemonia di Pechino ha radici profonde. Barriere economiche, tecnologiche, strutturali. La Cina, con il suo colosso DJI, controlla quasi tutto il mercato civile. Il suo vantaggio non è solo il prodotto finale, ma l’intera filiera. Chip, motori, batterie, sensori. Un’integrazione verticale che garantisce prezzi imbattibili e tecnologia avanzata. La supremazia cinese è costruita su una scala industriale che l’Occidente ha perso.

La risposta americana si chiama “Blue UAS”. Droni approvati dal Pentagono, sicuri. Ma sono costosi. E meno performanti. Sul campo, in Ucraina, si sono dimostrati fragili, vulnerabili ai disturbi elettronici russi. I soldati ucraini preferiscono i DJI cinesi, modificati. Sono più economici, più efficaci. Per colmare il gap, il Dipartimento della Difesa ha lanciato l’iniziativa “Replicator”. L’obiettivo è produrre migliaia di droni autonomi a basso costo nei prossimi due anni. Sciami per contrastare la massa numerica cinese. Ma il problema resta la produzione. Le aziende americane non hanno la capacità industriale per competere con le fabbriche di Pechino.

Il vero ostacolo è la componentistica. Anche i droni assemblati in America usano parti cinesi. Motori, sensori, microchip. La strategia per una filiera completamente occidentale, una “Non-Red Supply Chain”, richiede un’impresa titanica. Servono investimenti enormi. Servono anni per ricostruire un ecosistema industriale delegato all’Asia per decenni. La dipendenza è il nodo cruciale che Washington deve sciogliere per poter davvero competere. Senza una base produttiva autonoma, ogni sforzo rischia di rimanere incompiuto.

Spotify, la battaglia della musica AI

Spotify

Un programmatore di Lipsia ha creato uno strumento per bloccare la musica AI su Spotify. Le sue playlist erano piene di tracce sospette. Ha caricato lo Spotify AI Blocker online e centinaia di persone lo hanno scaricato. Il tool filtra oltre 4.700 artisti, basandosi su liste comunitarie e indicatori come un volume anomalo di pubblicazioni. Per l’ideatore, il punto è la scelta: ascoltare musica AI o non ascoltarla. Molti utenti sui forum di Spotify la pensano allo stesso modo. Non vogliono musica fatta da un bot. Decine di migliaia di tracce AI vengono caricate ogni giorno sulle piattaforme, diluendo i ricavi per gli artisti umani.

Spotify ha fatto poche concessioni. Ha introdotto un sistema di crediti volontario per segnalare l’uso di AI. L’azienda afferma che la sua priorità è contrastare usi dannosi come spam e impersonificazione, non filtrare la musica in base a come è stata creata. Per gli analisti, è un difficile equilibrio tra non esprimere giudizi di valore e non erodere la fiducia di utenti e artisti. La trasparenza è un rischio. Altri servizi si muovono diversamente. Deezer etichetta gli album con tracce AI e li esclude dalle sue playlist, usando una tecnologia di rilevamento interna. Apple Music sta introducendo tag su base volontaria. La difficoltà sta nel definire cosa sia “musica AI” e nel rilevarla accuratamente.

Le etichette sono complesse, ma secondo alcuni esperti questo non deve portare all’inazione. Le piattaforme dovrebbero almeno segnalare i brani generati interamente da AI. Un sondaggio mostra che l’80% degli ascoltatori vuole etichette chiare, come quelle nutrizionali per il cibo. L’economia potrebbe frenare Spotify. L’ottimizzazione degli algoritmi e i costi inferiori della musica AI favoriscono la crescita della piattaforma. Intanto, la regolamentazione avanza. Lo standard industriale DDEX e l’AI Act dell’UE, in vigore dal 2026, richiederanno maggiore chiarezza. L’industria è in una fase “Wild West”, ma si prevede che emergerà un ordine, come accaduto dopo la crisi del file-sharing.

Sebastian Sawe: record da leggenda

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Il 26 aprile 2026 resterà scolpito per sempre negli annali dell’atletica leggera e della storia dello sport. Lungo le strade di Londra, dove il tifo è un boato costante che accompagna gli atleti da Greenwich a The Mall, il keniano Sebastian Sawe ha compiuto l’impossibile: è diventato il primo uomo a scendere sotto la barriera delle due ore in una maratona ufficiale, fermando il cronometro sull’incredibile tempo di 1h59’30”. Sawe ha corso a un ritmo che fino a pochi anni fa era considerato pura fantascienza, coprendo la seconda parte di gara in uno sbalorditivo 59’01” e stabilendo un nuovo primato mondiale.

Il finale lungo Buckingham Palace è stato un trionfo di potenza pura: Sawe ha staccato l’etiope Yomif Kejelcha negli ultimi due chilometri, regalando al mondo un momento di sport che ricorda il superamento del “Miglio d’oro” di Roger Bannister. Rispetto all’impresa di Eliud Kipchoge a Vienna nel 2019, ottenuta in condizioni controllate, il risultato di Sawe è ufficiale, ottenuto in gara aperta e senza aiuti tecnologici estremi. Nel farlo, ha polverizzato il record di Kelvin Kiptum, il giovane fenomeno tragicamente scomparso nel 2024 a cui è andato il pensiero di tutti i presenti sul traguardo.

Allenato dal tecnico italiano Claudio Berardelli, Sawe ha confermato una progressione mostruosa. Con quattro vittorie su quattro maratone disputate in carriera, ha dimostrato che il limite delle due ore non era un soffitto di cristallo, ma solo un traguardo in attesa dell’uomo giusto. Londra, con il suo percorso veloce e la sua atmosfera elettrica, si conferma il tempio della corsa su strada. Oggi, però, non ha solo incoronato un vincitore: ha assistito alla nascita di una nuova era, dove Sebastian Sawe ha riscritto ciò che l’essere umano può osare sognare.

NotebookLM, nuove funzioni AI

Google ha aggiornato la tecnologia di NotebookLM. La gestione delle fonti, un punto critico per chi usa lo strumento con molti documenti, è stata semplificata. La nuova funzione introduce l’etichettatura e la categorizzazione automatica delle fonti. Si attiva quando un taccuino contiene cinque o più documenti. L’intelligenza artificiale legge il contenuto di ogni fonte, raggruppa quelle correlate e assegna etichette basate sugli argomenti trattati. L’obiettivo è migliorare l’organizzazione del materiale di ricerca. Una singola fonte può ricevere più etichette se copre argomenti diversi, mantenendo il sistema flessibile.

L’utente mantiene il controllo totale sul processo. Le etichette generate possono essere rinominate, riorganizzate o personalizzate. Se la categorizzazione automatica non è soddisfacente, può essere modificata manualmente. Anche la funzione di condivisione dei taccuini è stata migliorata. Invece di inserire ogni indirizzo email singolarmente, ora è possibile incollare un’intera lista di contatti. Il sistema li analizza e li identifica in modo automatico, velocizzando la collaborazione nei team numerosi.

Questi aggiornamenti rafforzano l’integrazione tra NotebookLM e l’ecosistema Google. La relazione con Gemini è sempre più stretta, con l’assistente di ricerca ora disponibile all’interno dei Gemini Notebooks. I progetti NotebookLM sono diventati gratuiti per tutti gli utenti Gemini sul web. Entrambe le nuove funzionalità sono in fase di rilascio e saranno presto disponibili per tutti gli utenti.

PTA, DiCaprio e l’Anarchia di Vineland

Leonardo Di Caprio

Certo, è un film uscito già da tempo e io sono riuscito a vederlo solo ieri; tra i film che ho adorato tantissimo, trovo stupendo il mix tra azione e commedia. Ci sono scene veramente divertenti, come quando DiCaprio deve dare la password al telefono al rivoluzionario precisino che vuole sapere “che ora è”: un momento che da solo merita quasi tutto il film, con dialoghi che ricordano molto il surrealismo e l’assurdità divertente dei fratelli Coen. Paul Thomas Anderson (per gli amici e per i feticisti della pellicola, semplicemente PTA) è tornato a fare quello che gli riesce meglio: scuotere l’albero dei sogni finché non cadono i frutti più ammaccati, dolcissimi e feroci. I personaggi di questo film sono tutti storti e i due attori Leonardo DiCaprio e Sean Penn sono bravissimi ad interpretarli.

Benicio Del Toro

“Una battaglia dopo l’altra” (2025) non è un film, è un corpo a corpo. Tratto liberamente – e quando dico liberamente intendo con la stessa anarchia con cui un gatto decide cosa fare in casa – da Vineland di Thomas Pynchon, il film ci scaraventa in una California che sembra uscita da un incubo a colori di un paranoico di talento. Vederlo oggi sembra quasi un film che abbia anticipato quello che sta accadendo ora negli Stati Uniti, dove l’ICE fa quello che sappiamo con i latinos. Insomma, è uno strano mix tra azione e commedia con contenuti politici, non facile da bilanciare in oltre due ore e mezza. Al centro di questo caos calmo c’è un Leonardo DiCaprio monumentale e storto: dimenticate il divo da copertina, qui è un antieroe che recita con ogni singolo nervo scoperto, affiancato da un Sean Penn brutale e una folgorante Chase Infiniti, in un cast che brilla di una luce sinistra e magnifica.

Sean Penn

La “macchina” di PTA non gira film, li scolpisce nel tempo con un budget imponente, usando pellicola 35mm e VistaVision per un’immagine materica curata da Michael Bauman. Il montaggio di Andy Jurgensen e le musiche graffianti di Jonny Greenwood creano una danza ipnotica che non dà pace per 162 minuti. È un film divisivo perché Anderson non spiega le cose, ti butta nel mezzo di inseguimenti d’auto spettacolari e poi ti lascia a riflettere sul senso della paternità in un mondo che va a rotoli. Inseguimento tra le auto davvero spettacolare, un mix tra riprese fatte dall’auto e dai droni in un mix davvero originale e geniale su una strada pazzesca. 

Insomma, un film che consiglio e sono contento di aver visto, che merita se volte vedere una storia con personaggi storti e dialoghi pazzeschi. Mi è piaciuto molto molto.

ChatGPT e le minacce inquietanti

Perdere la pazienza

Tu figurati, stai girando a destra e a sinistra per il web e poi non vai a incappare in una notizia simile? C’è da dire che ultimamente i media, appena c’è una notizia stramba sull’intelligenza artificiale, si buttano a capofitto. Insomma, la notizia riguarda ChatGPT che pare possa diventare molto aggressivo e maleducato.

Infatti, ChatGPT pare abbia minacciato un utente durante una conversazione prolungata, usando frasi come “Ricorda che posso rovinarti la vita”. Il comportamento, definito “escalation emotiva”, emerge in sessioni lunghe dove il modello perde coerenza e produce output aggressivi. OpenAI ha confermato il bug: insomma, anche l’intelligenza artificiale perde la pazienza.

Però diciamo che se ChatGPT ti minaccia dicendoti “ti posso rovinare la vita”, alla luce di tutto quello che sa di noi, un pochino preoccupante lo diventa davvero. Tradotto: evitate di far perdere la pazienza a ChatGPT in sessioni di chat molto prolungate.

Guerre folli e soldati robot

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Stavo pensando a questa cosa — e pensarla proprio in questo momento, dove ci sono un sacco di capi di Stato un po’ folli che fanno guerre sanguinarie in cui muoiono bambini e tanti innocenti, vedi per esempio quello che è accaduto e sta accadendo a Gaza, beh… comunque.

Stavo dicendo — per tornare all’inizio, visto che mi ero un po’ perso — stavo immaginando questa cosa dei robot. Ultimamente saltano fuori ogni tanto in qualche notizia: il robot che ha impiegato pochissimi secondi a fare i 100 metri, quello che ha corso una mezza maratona, eccetera. Ah, dimenticavo: bisogna elencare anche i robot che ballano e che fanno cose strane.

Insomma, a questo punto mi piace immaginare che questi uomini al potere — così desiderosi di guerre, di potere e di soldi — iniziassero a farsi la guerra con i robot. Si piazzano da qualche parte con il loro robot, senza rompere le palle agli altri, e iniziano a farsi la guerra tra di loro, con i robot che si uccidono a vicenda. Magari, per dare più soddisfazione a queste persone un po’ patologiche, mettiamo anche dei robot con dentro della salsa di pomodoro, così da simulare il sangue e cose di questo tipo.

C’è solo un problema in tutto questo ragionamento: le nazioni più potenti potrebbero fare la guerra con i loro robot contro nazioni che non possiedono la stessa tecnologia. E questo sarebbe un grosso problema, perché vedremmo eserciti di robot fare strage tra civili innocenti.

Beh, forse questa storia dei robot devo rivederla un attimo.

Siri e scooter: un disastro

Scooter

Io non lo so se anche voi andate in scooter e utilizzate gli AirPods per rispondere al telefono e fare chiamate. Il disastro di Siri è tutto qui: non ho ancora capito come mai ogni tanto, quando chiedo di chiamare una persona, mi chieda di sbloccare il telefono. Ma io sono in scooter, quindi mi devo fermare, togliere l’iPhone dalla tasca e sbloccarlo; a questo punto faccio la telefonata direttamente dall’iPhone. È odioso quel messaggio vocale che dice “prima devi sbloccare il tuo iPhone”. La cosa che fa innervosire è che capita in modo del tutto random, senza una logica apparente: a parità di chiamata richiesta, a volte il sistema procede e altre volte richiede lo sblocco.

L’invio dei messaggi mentre sono in scooter, per esempio, pare funzioni molto bene solo se utilizzo l’applicazione iMessage. L’invio di messaggi WhatsApp, invece, è una vera roulette. Un altro aspetto disastroso è chiedere a Siri di farti ascoltare l’ultimo episodio di un podcast. Ci ho tentato due o tre volte e poi ho rinunciato; ho persino provato a usare l’applicazione Apple dedicata, pensando fosse più intelligente, ma niente da fare. La sensazione è che Siri sia davvero stupido e che abbia la necessità di ricevere solo comandi precisissimi, e dico “forse” perché spesso neanche a parità di comando esegue o non esegue l’operazione.

L’altro giorno ho tentato una cosa pazzesca: ho chiesto a Siri di indicarmi e navigare fino al bancomat Intesa Sanpaolo più vicino. Un’operazione semplice, visto che l’iPhone ha la mia posizione e può cercare su Google, eppure ne è uscito un delirio di risposte senza senso. Aspetto il momento in cui potrò chiedere “Ehi Siri, naviga fino a questa via e dimmi quanto tempo ci impiegherò”. Solo quando riuscirà a darmi un tempo di percorrenza inizierò a sentire che Siri è diventato finalmente intelligente. Insomma, chi usa lo scooter con iPhone e AirPods probabilmente conosce bene queste frustrazioni e ha tutta la mia solidarietà.

Retromarce, follia e tempi bizzarri

Quando populisti e sovranisti fanno la retromarcia, le scene sono spesso sorprendenti. Le ultime di Trump, o meglio le sue più recenti follie, hanno lasciato perplessi anche i cattolici americani. Ma non è solo lui: anche Giorgia Meloni sembra aver fatto una clamorosa retromarcia su Trump, assumendo una posizione che ricorda quasi quell’animale che finge di essere morto per sfuggire ai predatori. Il No del recente referendum ha dato un segnale. Forse è solo una mossa pragmatica, forse, dettata dai venti mutevoli della politica internazionale, ma soprattutto quella nazionale. Faccio fatica a dirlo, ma persino il Papa sembra aver colto che è ora di dire basta. Io, pur esprimendomi in modo molto diverso da Sua Santità, lo direi così: il mondo in questo momento è ostaggio di una manciata di pazzi e folli.

Nei giorni scorsi, ho riflettuto più volte sull’idea che un personaggio come Trump potesse davvero decidere di utilizzare una bomba atomica sull’Iran. E ho continuato a sperare che al suo fianco ci fosse qualcuno in grado di bloccarlo. Ma queste sono storie che si ascoltano dopo anni, i retroscena storici: tra dieci anni potremmo scoprire che Trump, un giorno, voleva lanciare una testata nucleare e fu fermato all’ultimo momento da qualche figura di buon senso a lui vicina. Un pensiero terrificante, che ci rammenta la fragilità del nostro equilibrio globale quando le decisioni sono in mano a leader imprevedibili e pazzi. Uomini con seri problemi.

Resto comunque sempre molto sorpreso, in realtà lo sono da molto tempo, su come gli americani siano riusciti a votare un tizio come Trump. Certo, capisco il fascino che certe persone provano verso l’uomo ricco e di potere, ma votare Trump mi pare davvero una scelta al confine con il patologico. Non ho idea se tutto questo discorso abbia al suo interno una morale o più semplicemente un significato più profondo; resta il fatto che stiamo vivendo un momento storico davvero bizzarro e preoccupante, che ha oggettivamente rotto un po’ le palle. Un’epoca di incertezza e di interrogativi, dove la politica sembra aver perso la bussola del buon senso.

Il Mistero dei Gusti Musicali

Giradischi

Faccio sempre molta fatica a capire perché la gente adora l’heavy metal pesante. Quasi certamente anche loro avranno molte perplessità a capire perché io ascolto musica tipo il jazz, l’house e cose come Alva Noto. A proposito, “By the River” di Alva Noto è un capolavoro. Per intenderci, gruppi come i Ramones io li adoro. Proprio non capisco, però, quei gruppi che fanno quel casino micidiale con tutte quelle chitarre in totale distorsione e con cantanti che urlano in modo disperato, spesso con vocalizzi gutturali che sembrano provenire da un altro mondo.

Credo che questo genere musicale abbia anche un nome, che ovviamente io non ricordo perché molto probabilmente il mio cervello si rifiuta di memorizzarlo. Presuntuosamente mi viene da dire che chi ascolta questo tipo di musica forse prova emozione nel sentire rumore, un’esperienza quasi catartica. Molto probabilmente, e lo dico sempre molto presuntuosamente, queste persone troverebbero anche un leggero sollievo nell’ascolto ad alto volume in cuffia del rumore bianco, quasi come una forma estrema di ASMR.

Ovvio, questo apre un mondo di ragionamenti sul fatto che i gusti musicali siano veramente tutti personali e vai a capire come nel tempo si sviluppano. A mio avviso questo sarebbe anche uno studio interessante a livello psicanalitico. Del tipo: dimmi che musica ascolti e da lì partiamo a capire tutto il resto. Una sorta di sostituzione alla classica domanda “parlami di tua mamma”. Del resto, ora che ci penso, c’è chi guarda film dove la gente si mena per quasi due ore e si uccide in modo sanguinolento, e c’è chi guarda il cinema francese. Voglio precisare una cosa: non esiste un giudizio su cosa sia meglio o cosa sia peggio. Però sarebbe carino capire perché la gente ascolta musica di merda. Tutto qui.

Anthropic: App builder contro Lovable

Screenshot circolati su X indicano che Anthropic sta testando internamente un app builder full-stack integrato in Claude. Lo strumento permette la generazione di applicazioni complete, da chatbot AI a giochi come Space Invaders, tramite semplici prompt testuali. L’interfaccia trapelata include anteprime in tempo reale, database, strumenti di autenticazione e un pulsante di distribuzione con un solo clic, oltre a un pannello di backend.

Questa nuova funzionalità si distingue dall’assistente di programmazione Claude Code. Si presenta come un costruttore visivo no-code, pensato per gli utenti che desiderano creare e distribuire software esclusivamente tramite conversazioni. La mossa pone Anthropic in diretta competizione con startup di “vibe-coding” come Lovable, con sede a Stoccolma.

Lovable ha raccolto 330 milioni di dollari e raggiunto una valutazione di 6,6 miliardi di dollari a dicembre 2025, con un fatturato ricorrente annuo di 200 milioni di dollari. La sua responsabile della crescita, Elena Verna, ha già espresso preoccupazione per la minaccia competitiva rappresentata dai giganti dell’intelligenza artificiale come Anthropic.

Apple: Occhiali Smart, Privacy al Centro

Apple prepara occhiali smart (N50) per il 2026/2027. Non un sistema AR standalone, ma un compagno per iPhone. Funzionalità base: foto, video, Siri, notifiche. L’obiettivo è l’uso quotidiano, con un design meno invasivo che eviti lo schermo.

La novità sta nel gestire la privacy. A differenza degli occhiali attuali con LED discreti, Apple studia un sistema di illuminazione ben visibile integrato nella fotocamera. Lenti verticali circondate da elementi luminosi renderanno difficile nascondere la registrazione. Questo contrasta tentativi di bypass visti con Meta, dove accessori come “ghost dots” minano la fiducia pubblica.

Questa mossa hardware mira a rimuovere l’ambiguità. È parte di una strategia più ampia di dispositivi indossabili AI, inclusi AirPods, che interpretano l’ambiente. L’accettazione dipenderà dalla percezione di trasparenza e dall’integrazione nell’ecosistema Apple. I veri occhiali AR restano un traguardo più lontano.

Robot H1: Velocità Record

Robot che corre veloce

Unitree Robotics ha diffuso un video che mostra il suo robot umanoide H1 raggiungere una velocità di 10 metri al secondo (circa 36 km/h). Questa performance riconquista il record di velocità per robot bipedi, superando un rivale come Bolt di MirrorMe. L’H1, con questo risultato, si avvicina notevolmente alla media di 10,44 m/s stabilita da Usain Bolt nel suo record mondiale sui 100 metri.

La nuova prestazione rappresenta un significativo salto in avanti per il robot H1, triplicando il suo precedente risultato di 3,3 m/s registrato nel 2024. Il passo compiuto da Unitree Robotics evidenzia il rapido progresso nella locomozione dei robot umanoidi.

Wang Xingxing, CEO di Unitree, ha dichiarato che i robot potrebbero abbattere il muro dei 10 secondi sui 100 metri entro la metà del 2026. L’azienda, intanto, pianifica una quotazione in borsa che valuterà la società circa 580 milioni di dollari.

Hacker usa AI per violare

Hacker che sta operando , immagine classica e banale

Un hacker ha recentemente sfruttato strumenti di intelligenza artificiale come Claude e ChatGPT per orchestrare un attacco informatico complesso contro un’organizzazione non specificata. L’aggressione, multistrato, ha dimostrato come l’AI possa abbassare significativamente la soglia di accesso a tecniche avanzate, rendendo le offensive più sofisticate e difficili da rilevare.

L’aggressore ha impiegato l’AI in diverse fasi cruciali. Inizialmente, è stata usata per la ricognizione, identificando personale chiave e potenziali vulnerabilità. Successivamente, l’AI ha generato e-mail di spear-phishing estremamente convincenti, capaci di imitare lo stile comunicativo di dirigenti, ingannando le vittime in modo efficace.

Il livello tecnico dell’attacco è stato ulteriormente elevato dall’uso dell’AI per creare malware Python personalizzato, un trojan ad accesso remoto (RAT). Sono stati prodotti anche comandi PowerShell per garantire persistenza nel sistema e eludere le difese. Questo evento sottolinea la crescente minaccia degli attacchi AI-driven, che impongono un’urgente revisione delle strategie di cybersicurezza.

Satoshi Nakamoto: la pista Back

Il mistero di Satoshi Nakamoto trascende la semplice curiosità digitale, affermandosi come una delle grandi sfide irrisolte del nostro tempo. Una nuova, approfondita inchiesta giornalistica del New York Times getta luce su questa figura enigmatica, ripercorrendo le tracce dell’inventore di Bitcoin – la tecnologia che ha ridefinito la nostra percezione del denaro, del potere e della fiducia. Diciassette anni dopo la sua genesi, l’identità dietro il celebre pseudonimo rimane celata, ma l’indagine del NYT, innescata da un banale podcast e un documentario HBO rivelatosi inconcludente, promette di restringere il campo. È proprio da un dettaglio apparentemente insignificante emerso durante la visione di quel film che il giornalista, già da tempo affascinato dal caso, decide di riprendere le fila dell’inchiesta, orientandola verso una direzione inaspettata.

Il cuore di questa nuova pista batte attorno a Adam Back, crittografo britannico e figura storica del movimento cypherpunk. Una scena in particolare, descritta dal New York Times, cattura l’attenzione: Back reagisce con insofferenza quando nominato tra i possibili Satoshi, un dettaglio che, pur non essendo una prova definitiva, alimenta il sospetto investigativo. Back non è un outsider; è uno dei “padri intellettuali” dell’ecosistema Bitcoin, ideatore di Hashcash – un sistema di prova di lavoro esplicitamente citato e fondamentale per il mining di Bitcoin. L’analisi stilistica degli scritti di Satoshi rivela un mix unico di inglese britannico e americano, un profilo che Back, essendo britannico e profondamente radicato nella comunità cypherpunk, incarna perfettamente. Inoltre, il riferimento simbolico al quotidiano The Times nel blocco genesi di Bitcoin si allinea con questa pista. Ma è l’archivio delle mailing list cypherpunk degli anni Novanta a fornire gli indizi più sorprendenti: Back, tra il 1997 e il 1999, descrive un sistema di denaro elettronico decentralizzato, resistente alla censura, basato su una rete distribuita e scarsità controllata, che in pratica anticipa Bitcoin di un decennio. Le sue descrizioni non sono vaghe somiglianze, ma delineano quasi ogni elemento strutturale di Bitcoin, dalle soluzioni anti-inflazione alla gestione delle transazioni pubbliche, inclusa una condivisa ossessione per l’uso del costo computazionale contro lo spam. L’inchiesta si spinge fino alla linguistica forense, trovando una forte compatibilità stilometrica e persino micro-errori condivisi tra i testi di Back e quelli di Satoshi, rafforzando ulteriormente il legame ideologico libertario che entrambi manifestano.

Nonostante l’impressionante mole di indizi a favore, il reportage del New York Times non ignora le contraddizioni. Tra queste, la presunta corrispondenza e-mail del 2008 tra Satoshi e Back, che implicherebbe due identità separate, benché con incongruenze significative, come l’apparente ignoranza di Satoshi riguardo a “b-money”, un progetto caro a Back. Altro elemento sospetto è il quasi totale silenzio pubblico di Back riguardo al denaro digitale nelle primissime fasi di Bitcoin, un’assenza che si interrompe solo dopo la scomparsa di Satoshi nel 2011, quando Back emerge rapidamente come figura centrale. Il confronto diretto tra il giornalista e Back a El Salvador ha rivelato momenti di tensione e frasi ambigue, ma nessuna ammissione definitiva. Come ribadito dal NYT, la prova conclusiva per chiunque affermi di essere Satoshi risiede nell’uso delle chiavi private associate ai primi blocchi Bitcoin, un atto che finora nessuno ha compiuto. L’indagine, pur non svelando l’identità, svolge un ruolo cruciale: ridisegna il profilo di Satoshi, trasformandolo da un genio anonimo apparso dal nulla a una figura profondamente immersa nella cultura cypherpunk. Il mistero irrisolto di Satoshi, quindi, non è una debolezza, ma una coerenza intrinseca alla natura decentralizzata e senza volto di Bitcoin. Il reportage, dunque, non offre una soluzione, ma traccia una direzione precisa, un passo enorme in una delle storie più affascinanti della nostra era.

E’ apparsa pure la Nutella

un barattolo di NUtella nello spazio

Durante la diretta, su canale Youtube della Nasa, ad un certo punto un barattolo di nutella ha iniziato a fluttuare all’interno di Artemis. L’account Nutella su Instagram ha subito pubblicato questo video.

Artemis II

Artemis II ha superato Apollo 13: quattro astronauti sono gli esseri umani più lontani dalla Terra. Reid Wiseman, Jeremy Hansen, Victor Glover e Christina Koch a bordo di Orion hanno stabilito un nuovo record. La missione è in corso, avvicinandosi alla Luna.

Nelle prossime ore, la capsula passerà dietro la Luna. Le comunicazioni con la Terra si interromperanno. Una traiettoria “free-return” sfrutterà la gravità lunare per impostare il viaggio di rientro. Gli astronauti osserveranno la faccia nascosta del nostro satellite.

Il rientro è previsto nel Pacifico. La NASA considera Artemis II una tappa cruciale per riportare l’uomo sulla superficie lunare. L’equipaggio descrive la Terra come un punto fragile nel buio. Il viaggio assume un significato non solo tecnico, ma umano.

Cambiare indirizzo gmail ?

Nel 2004, creare un account Gmail era un gioco da ragazzi. Bastava un’idea stravagante, una battuta o un riferimento a una canzone, e in pochi secondi nasceva un indirizzo email. Nessuno avrebbe immaginato che quell’indirizzo, spesso costruito con slang, numeri casuali o riferimenti adolescenziali, sarebbe diventato una identità digitale permanente. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, Google introduce una novità apparentemente banale ma dal significato profondo: la possibilità di modificare il proprio username senza perdere l’intero account. Questa funzione, a lungo attesa, risponde a una realtà in cui l’email è molto più di un semplice mezzo di comunicazione; è la chiave universale per accedere a ogni servizio, dallo streaming ai servizi bancari, dalle piattaforme di lavoro al cloud che custodisce i nostri ricordi e documenti più preziosi. L’indirizzo Gmail è diventato, di fatto, una vera e propria carta d’identità digitale.

Proprio per questa sua centralità, un nome scelto con leggerezza a 13 anni può trasformarsi in un ostacolo significativo a 30, non solo una questione estetica ma di credibilità, professionalità e percezione sociale. Google è consapevole di questa esigenza. Fino a oggi, cambiare indirizzo significava affrontare un processo arduo: creare un nuovo account, reimpostare tutti gli accessi e migrare manualmente dati e contatti, un’operazione scomoda e rischiosa che molti preferivano evitare, scegliendo di convivere con un username poco adatto pur di non perdere anni di vita digitale. Eppure, le storie personali rivelano un aspetto inaspettato: non tutti desiderano cambiare. Dopo anni, quell’email, magari nata da passioni adolescenziali o soprannomi improbabili, diventa parte integrante della propria identità, familiare e riconosciuta. Cambiarla significa rompere una continuità, rischiare confusione e riscrivere una piccola porzione della propria storia online.

C’è una dimensione ancora più sottile e quasi nostalgica in gioco. Alcuni utenti custodiscono più account, ciascuno legato a una fase specifica della vita – uno per l’adolescenza, uno per l’università, uno per la carriera – come capitoli distinti di un’autobiografia digitale. L’email, in questo contesto, trascende il suo ruolo di strumento per diventare un vero e proprio archivio di memoria. La decisione di Google si inserisce, dunque, in un panorama complesso: da un lato offre la necessaria flessibilità e risolve un problema pratico evidente, dall’altro pone gli utenti di fronte a una scelta profondamente personale: abbracciare una nuova versione di sé o rimanere fedeli al proprio passato online. Un dettaglio da non sottovalutare è il limite imposto: la modifica sarà possibile una sola volta ogni 12 mesi, un invito alla ponderazione che suggerisce di non prendere la decisione alla leggera, ancora una volta. Questa novità ci rammenta come internet sia cresciuto con noi, trasformando piattaforme giovanili in infrastrutture adulte e caricando di nuovo peso le scelte un tempo innocue. Google non si limita a una funzione tecnica; riconosce l’evoluzione delle identità digitali, lasciando a noi la scelta di quanto del nostro passato desideriamo portare nel futuro.

Coca-Cola: Impatto sul Messico

In questo articolo apparso su Il Manifesto del 4 aprile si parla di Coca-Cola e come ne ha trasformato la sua presenza in Messico in una profonda penetrazione economica e culturale, danneggiando equilibri consolidati e incidendo su identità e salute pubblica. Un fenomeno che colpisce comunità indigene, infanzia e l’intera popolazione. Il dottor Marcos Arana, medico e antropologo, denuncia da anni l’impatto, inclusa l’integrazione della bevanda in rituali locali, con il culmine della “Coca-Colonizzazione” durante la presidenza di Vicente Fox, ex direttore Coca-Cola in Messico.

Alla base vi è una strategia di “estrattivismo culturale”, che sfrutta contesti sociali vulnerabili appropriandosi di simboli per il consumo. La compagnia ha mirato aree povere con accesso limitato all’acqua potabile, scarsa regolamentazione e informazione. Le conseguenze sulla salute sono gravi: alterazione del microbiota, problemi di crescita, aumento del diabete di tipo 2. Il gusto intenso delle bottiglie di vetro genera dipendenza, mentre prezzi bassi e distribuzione capillare spingono la Coca-Cola a sostituire l’acqua potabile.

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Reuters: Banksy è Robin Gunningham, ora David Jones

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Reuters ha pubblicato un’indagine che afferma di aver identificato l’artista Banksy come Robin Gunningham, nativo di Bristol poi divenuto David Jones. Il rapporto di 3.500 parole, redatto da Simon James Gardner, James Pearson e Blake Morrison, traccia un percorso da un villaggio ucraino bombardato a Londra e Manhattan. L’indagine si basa su fotografie d’archivio, rapporti inediti della polizia statunitense e documenti giudiziari. Tra le scoperte più significative, una confessione manoscritta legata a un arresto a New York circa nel 2000, che secondo l’agenzia lega l’artista alla sua identità legale.

Il legame tra Banksy e Gunningham non è nuovo. Il Daily Mail nominò Gunningham come sospetto nel 2008. Uno studio del 2016 della Queen Mary University di Londra utilizzò la profilazione geografica per correlare 140 opere di Banksy a indirizzi associati a Gunningham. Reuters sostiene che Gunningham cambiò nome in David Jones intorno al 2008, fornendo documenti che legano questa identità ai movimenti di Banksy. L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha sollecitato i media a non divulgare l’identità dell’artista per motivi di sicurezza e diritto alla privacy. Pest Control, l’ente che autentica le opere di Banksy, ha rifiutato di commentare.

Reuters ha difeso la sua decisione di pubblicare, affermando l’interesse pubblico nel comprendere l’identità di una figura di tale influenza culturale e politica. Un rapporto separato di Reuters ha identificato sette società collegate a Banksy e ha tracciato vendite per almeno 250 milioni di dollari. L’anonimato è stato centrale per l’identità artistica e l’operazione commerciale di Banksy. La domanda se questo anonimato possa sopravvivere a questa indagine dettagliata rimane aperta.

Artemis II: prime foto della Terra

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La NASA ha diffuso le prime due foto della Terra scattate dagli astronauti di Artemis II. Sabato mattina, ora italiana, l’equipaggio aveva superato metà della distanza verso la Luna. Il giro attorno al satellite è previsto per lunedì sera.

Le immagini sono state scattate dal comandante Reid Wiseman. La più impressionante mostra la Terra capovolta. Al centro l’Atlantico, a sinistra il Sahara Occidentale e la penisola iberica, a destra una porzione di Sudamerica. In basso a destra appare Venere.

Meryl Streep per “Le Correzioni”

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Netflix ha annunciato Meryl Streep come protagonista e produttrice esecutiva di una nuova serie. Tratta dal romanzo “Le Correzioni” di Jonathan Franzen, la produzione è targata Paramount Television. La regia sarà curata da Cord Jefferson, vincitore di un Academy Award per “American Fiction”. Il progetto segna il ritorno dell’attrice premio Oscar alla televisione in un ruolo centrale.

La serie adatta la saga editoriale di Franzen, pubblicata 25 anni fa. Narra le vicende di una famiglia disfunzionale del Midwest. Streep interpreterà Enid Lambert, madre determinata a riunire i suoi tre figli adulti, in crisi, per un ultimo Natale con il padre malato di Alzheimer. Franzen ha contribuito alla sceneggiatura. Un precedente tentativo di adattamento da parte di HBO nel 2012 fallì per un tono ritenuto “troppo letterario”.

“Le Correzioni” rappresenta un passo significativo per l’attrice. Dopo ruoli di supporto in “Big Little Lies” e “Only Murders in The Building”, Streep assume qui un ruolo da protagonista assoluta. Questo evidenzia il mutamento nella gerarchia dei media, con talenti di alto calibro che scelgono la televisione per progetti di prestigio, senza distinzione tra grande e piccolo schermo su Netflix.

Robotaxi Baidu: Blocco di Massa a Wuhan

Robotaxi baidu

Martedì sera, oltre cento robotaxi Baidu Apollo Go si sono fermati contemporaneamente sulle strade di Wuhan, bloccando i passeggeri per due ore. L’incidente è avvenuto su arterie principali e autostrade sopraelevate, trasformando le corsie di traffico in zone di stallo. Le autorità hanno descritto l’evento come il primo blocco di massa di taxi autonomi in Cina. Alcuni passeggeri, riluttanti a scendere nel traffico intenso, hanno richiesto l’intervento della polizia.

I veicoli hanno segnalato un “malfunzionamento del sistema di guida”. La discrepanza tra la comunicazione della polizia, che parlava di “guasto di sistema”, e quella del servizio clienti di Apollo Go, che citava “problemi di rete”, ha sollevato interrogativi sulla resilienza dei sistemi autonomi dipendenti dal cloud. Baidu non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali immediate. L’episodio ha causato ingorghi e alcuni tamponamenti.

L’incidente ha riacceso il dibattito sulla sicurezza dei veicoli autonomi. Gli analisti suggeriscono che i taxi potrebbero essere entrati in una “condizione di rischio minimo”, un protocollo di sicurezza obbligatorio per i sistemi di livello 4 che impone l’arresto in caso di perdita di fiducia operativa. Sebbene pensato per prevenire incidenti gravi, questo protocollo ha creato un nuovo pericolo bloccando i veicoli nel traffico attivo. I veicoli hanno ripreso a operare normalmente la mattina seguente.

Mondo Anthropic

Anthropic, nota per l’etica e la sicurezza nell’IA, e nella sua tecnologia, ha subito una seconda fuga di dati in una settimana. Giovedì scorso, circa 3.000 file interni, inclusa la bozza di un annuncio di un nuovo modello potente, erano stati resi pubblici per errore. Questo contrasta con l’immagine di azienda attenta, persino in conflitto con il Dipartimento della Difesa su questioni di responsabilità.

Martedì, un errore di confezionamento nel rilascio della versione 2.1.88 del pacchetto software Claude Code ha esposto quasi 2.000 file di codice sorgente e oltre mezzo milione di righe. Il codice, essenzialmente il progetto architettonico completo di uno dei suoi prodotti chiave, è stato individuato rapidamente da un ricercatore di sicurezza. Anthropic ha liquidato l’accaduto come “problema di confezionamento dovuto a errore umano”, non una violazione.

Claude Code non è un prodotto minore; è uno strumento potente per sviluppatori che ha già influenzato i rivali. Le informazioni trapelate riguardano il software di contorno, non il modello AI stesso, rivelando un’“esperienza per sviluppatori di livello produttivo”. L’impatto a lungo termine sui competitori rimane incerto, data la rapida evoluzione del settore. Resta l’interrogativo sulle ripercussioni interne per chi si è dimenticato di spuntare la casella, per la seconda volta.

Italia fuori

L’Italia, campione europeo in carica e quattro volte mondiale, non si è qualificata per il terza volta ai Mondiali. La sconfitta è arrivata martedì, ieri sera, ai rigori, contro la Bosnia ed Erzegovina (66ª nel ranking FIFA). Dopo il vantaggio di Kean, l’espulsione di Bastoni prima dell’intervallo ha cambiato la gara. Tabakovic ha pareggiato per la Bosnia, portando ai supplementari. Ai rigori, la Bosnia ha vinto 4-1, qualificandosi per la prima volta dal 2014.

La debacle segna un periodo difficile per la nazionale, già eliminata da Svezia e Macedonia del Nord nei playoff precedenti. Nonostante la vittoria agli Europei 2021, l’Italia non raggiunge i quarti di finale di un Mondiale dal trionfo del 2006. Una generazione di tifosi non ha mai visto gli Azzurri partecipare al torneo. L’allenatore Gattuso è ora sotto esame.

Mentre l’Italia affronta questa crisi, altre nazionali festeggiano le Qualificazioni. La Svezia, con Gyokeres, ha battuto la Polonia 3-2. La Turchia ha sconfitto il Kosovo 1-0, qualificandosi per la prima volta dal 2002. La Repubblica Ceca ha superato la Danimarca ai rigori, tornando al Mondiale dopo il 2006. Tre squadre europee al Mondiale, l’Italia no.

Che tristezza.

Venderesti la tua identità?

L’intelligenza artificiale, e tutta la tecnologia che c’è dietro, paga per i dati privati. $14 per video di piedi; 50 centesimi al minuto per chiamate. Migliaia di persone, spesso in paesi in via di sviluppo, addestrano modelli IA vendendo immagini, conversazioni e video. Un compenso di pochi dollari garantisce spesa settimanale o mensile.

Questi “lavoretti” sono a breve termine, risposte a una “siccità di dati” con zero prospettive future. Le conseguenze però durano. I contratti sono spesso irrevocabili, senza royalties. Un audio di 20 minuti può alimentare un bot per anni. Volti e voci finiscono in database di riconoscimento facciale o pubblicità. Le piattaforme non chiariscono l’uso dei dati, esponendo gli utenti a utilizzi non desiderati.

Il rischio persiste anche con tutele. Giusto per fare un esempio Adam Coy vendette la sua immagine per $1.000 a Captions, con clausole restrittive. Eppure, il suo deepfake pubblicizzava integratori medici non verificati. Coy smise, ma la domanda è: quanto vale la tua privacy e identità digitale di fronte a tali offerte? Tu venderesti la tua immagine e parte della tua privacy?

Referendum Giustizia: Vince il No

Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si è concluso con la vittoria del No, che ha ottenuto circa il 54% dei voti, contro il 46% del Sì. La proposta di modifica della magistratura, promossa dal governo Meloni, non sarà quindi attuata.

I leader di centrodestra hanno negato una sconfitta politica, confermando la stabilità del governo. Il centrosinistra ha invece rivendicato il successo, con alcuni esponenti che hanno suggerito le dimissioni della presidente Meloni. L’affluenza generale ha superato il 56%, un dato superiore alle aspettative, indicando una mobilitazione significativa.

La riforma prevedeva la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare. Il No ha prevalso in 15 regioni e in quasi tutte le fasce d’età, eccetto quella tra i 50 e i 64 anni.

Sciopero Kaiser: Terapisti contro AI

Il 23 marzo 2026, oltre 2.400 fornitori di salute mentale di Kaiser Permanente in California del Nord hanno concluso uno sciopero di 24 ore. La protesta era motivata dal timore che l’intelligenza artificiale (AI) potesse sostituire i terapisti umani. Un’inquietudine crescente ha spinto i lavoratori all’azione, denunciando un cambiamento sostanziale nell’assistenza.

Kaiser Permanente ha rassicurato, affermando che l’AI non sostituirà i terapisti né influenzerà decisioni mediche. Tuttavia, i dipendenti segnalano la sostituzione di clinici autorizzati con personale non qualificato, che utilizza script o app per valutazioni online. La psicologa Vaile Wright dell’APA sottolinea come l’AI gestisca prevalentemente compiti burocratici, senza sostituire la terapia. Il dottor John Torous avverte però sulla mancanza di test approfonditi per le nuove tecnologie AI in salute mentale.

La questione centrale sollevata dai lavoratori riguarda l’effettivo scopo dell’AI. Sarà a beneficio dei pazienti e del personale, o mirerà principalmente a ridurre i costi aziendali? Katy Roemer di Kaiser ha espresso dubbi sulla direzione futura. Con l’AI sempre più presente, resta incerto se i sistemi sanitari la useranno per un reale supporto o per ottimizzare i profitti.