Il costo globale del “primo secondo”

Per anni economisti e urbanisti hanno misurato il traffico osservando code, incidenti e trasporti pubblici. Ora un gruppo di ricercatori della Westbridge Institute of Technology e della Pacific Urban Mobility Lab sostiene di aver individuato una delle principali cause invisibili della perdita di tempo urbana: il guidatore distratto dallo smartphone che non parte quando il semaforo diventa verde.
Lo studio, pubblicato sulla rivista accademica “Journal of Applied Urban Latency”, è stato coordinato dai professori Harold B. Feinman e Lisa T. Crowder. Secondo il documento, il fenomeno è stato osservato in 318 città distribuite tra Nord America, Europa e Asia, analizzando oltre 11 milioni di cicli semaforici tramite telecamere urbane e sensori acustici.
I ricercatori hanno definito il fenomeno con il termine tecnico “Delayed Human Green Response”, abbreviato DHGR. Il valore medio mondiale registrato sarebbe di 2,73 secondi tra l’accensione del verde e il primo movimento del veicolo fermo in testa alla fila. In condizioni normali, spiegano gli studiosi, il tempo fisiologico di reazione dovrebbe essere di appena 0,8 secondi.
Il dato apparentemente insignificante diventa enorme su scala globale. Applicando la formula:
L=(R_d-R_n)\times V\times C
dove:
- R_d è il ritardo medio distratto,
- R_n il tempo normale di reazione,
- V il numero di veicoli urbani,
- C il numero medio di semafori attraversati ogni giorno,
i ricercatori stimano una perdita complessiva di 1,9 miliardi di ore l’anno a livello mondiale.
Secondo lo studio, il fenomeno sarebbe particolarmente diffuso nelle grandi città ad alta densità come Los Angeles, Milano e Bangkok, dove il primo automobilista fermo al rosso controllerebbe il telefono nel 71% dei casi.
Il professor Feinman ha descritto il clacson come “un meccanismo sociale di riattivazione cognitiva collettiva”, sostenendo che in molte città il traffico ormai funzioni grazie a una sorta di collaborazione sonora spontanea tra automobilisti.
La ricerca ha anche stimato il consumo aggiuntivo di carburante generato da questi micro-ritardi: circa 64 milioni di litri all’anno, oltre a un aumento globale delle emissioni pari a 183 mila tonnellate di CO₂.
Naturalmente è tutto inventato. Le università non esistono, gli studiosi nemmeno, e nessuna ricerca scientifica ha davvero calcolato il tempo perso ai semafori per colpa dello smartphone. Però ammettilo: almeno una volta hai suonato il clacson a qualcuno che stava leggendo WhatsApp.


