Spotify, la battaglia della musica AI

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Un programmatore di Lipsia ha creato uno strumento per bloccare la musica AI su Spotify. Le sue playlist erano piene di tracce sospette. Ha caricato lo Spotify AI Blocker online e centinaia di persone lo hanno scaricato. Il tool filtra oltre 4.700 artisti, basandosi su liste comunitarie e indicatori come un volume anomalo di pubblicazioni. Per l’ideatore, il punto è la scelta: ascoltare musica AI o non ascoltarla. Molti utenti sui forum di Spotify la pensano allo stesso modo. Non vogliono musica fatta da un bot. Decine di migliaia di tracce AI vengono caricate ogni giorno sulle piattaforme, diluendo i ricavi per gli artisti umani.

Spotify ha fatto poche concessioni. Ha introdotto un sistema di crediti volontario per segnalare l’uso di AI. L’azienda afferma che la sua priorità è contrastare usi dannosi come spam e impersonificazione, non filtrare la musica in base a come è stata creata. Per gli analisti, è un difficile equilibrio tra non esprimere giudizi di valore e non erodere la fiducia di utenti e artisti. La trasparenza è un rischio. Altri servizi si muovono diversamente. Deezer etichetta gli album con tracce AI e li esclude dalle sue playlist, usando una tecnologia di rilevamento interna. Apple Music sta introducendo tag su base volontaria. La difficoltà sta nel definire cosa sia “musica AI” e nel rilevarla accuratamente.

Le etichette sono complesse, ma secondo alcuni esperti questo non deve portare all’inazione. Le piattaforme dovrebbero almeno segnalare i brani generati interamente da AI. Un sondaggio mostra che l’80% degli ascoltatori vuole etichette chiare, come quelle nutrizionali per il cibo. L’economia potrebbe frenare Spotify. L’ottimizzazione degli algoritmi e i costi inferiori della musica AI favoriscono la crescita della piattaforma. Intanto, la regolamentazione avanza. Lo standard industriale DDEX e l’AI Act dell’UE, in vigore dal 2026, richiederanno maggiore chiarezza. L’industria è in una fase “Wild West”, ma si prevede che emergerà un ordine, come accaduto dopo la crisi del file-sharing.