Giorno: Aprile 19, 2025

I referendum da non mancare

L’8 e 9 giugno 2025: un voto per ripristinare i diritti dei lavoratori

L’8 e 9 giugno 2025, i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi su cinque referendum abrogativi che mirano a ripristinare e rafforzare i diritti dei lavoratori e a semplificare l’accesso alla cittadinanza. Queste consultazioni rappresentano un’opportunità cruciale per correggere normative che hanno indebolito le tutele occupazionali e per promuovere una società più equa e inclusiva.​

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I Cinque Quesiti Referendari

  1. Licenziamenti illegittimi: Si propone l’abrogazione delle disposizioni del Jobs Act che limitano il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa nelle aziende con più di 15 dipendenti, ripristinando così la tutela reale prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. ​Wikipedia
  2. Tutele nelle piccole imprese: Il secondo quesito mira a eliminare il tetto massimo di sei mensilità di risarcimento per i lavoratori licenziati ingiustamente in aziende con meno di 16 dipendenti, permettendo al giudice di determinare l’indennizzo senza limiti prestabiliti.​
  3. Contratti a termine: Si propone di reintrodurre l’obbligo di causale per i contratti a termine inferiori a 12 mesi, limitando la possibilità di rinnovi e proroghe senza giustificazioni specifiche.​
  4. Sicurezza sul lavoro: Il quarto quesito intende estendere la responsabilità del committente per i danni subiti dai lavoratori anche in caso di rischi specifici propri dell’attività dell’appaltatore o subappaltatore.​
  5. Cittadinanza: Si propone di facilitare l’acquisizione della cittadinanza italiana, riducendo da dieci a cinque anni il periodo di residenza richiesto per la naturalizzazione e permettendo ai nuovi cittadini di trasmettere immediatamente la cittadinanza ai figli. ​
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Perché è Importante Votare

Questi referendum offrono l’opportunità di correggere normative che hanno indebolito le tutele dei lavoratori e di promuovere una società più giusta e inclusiva. Partecipare al voto significa esercitare un diritto fondamentale e contribuire attivamente al miglioramento delle condizioni lavorative e sociali nel nostro Paese.​

Chip chip

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Nel pieno delle tensioni tra USA e Cina, Jensen Huang – CEO di Nvidia – è atterrato a Pechino per incontrare alti funzionari cinesi, proprio mentre Washington indaga sulle sue vendite di chip in Asia. Ma dove nascono davvero i famosi chip Nvidia? La risposta è: a Taiwan. I progetti sono sviluppati in California, ma la produzione dei chip – in particolare quelli più avanzati per l’intelligenza artificiale – è affidata a TSMC, il gigante taiwanese della manifattura dei semiconduttori. TSMC è l’unica al mondo in grado di produrre i chip di fascia alta progettati da Nvidia, come quelli della serie H100.

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Questa dipendenza da Taiwan rende lo scenario ancora più delicato: da una parte gli Stati Uniti vogliono limitare l’export di chip avanzati verso la Cina per motivi di sicurezza nazionale; dall’altra Nvidia rischia di perdere miliardi di dollari in un mercato fondamentale, quello cinese, che nel 2023 ha portato comunque 17 miliardi di dollari in cassa. Nonostante le strette americane, le aziende cinesi cercano ogni modo per ottenere i chip, tra scorte accumulate e un fiorente mercato nero.

E intanto Huang sorseggiava vino con Trump a Mar-a-Lago, in una cena da un milione di dollari a testa.