Arizona: la fabbrica di laptop nordcoreana

Christina Marie Chapman aveva trasformato casa sua in Arizona in qualcosa che sembrava uscito da un film di spionaggio. Novanta laptop etichettati con nomi di aziende americane, identità rubate, software per fingere di essere negli Stati Uniti. Una donna di 50 anni che gestiva una farm tecnologica per hacker nordcoreani.
Il trucco era semplice quanto geniale: lavoratori IT dalla Corea del Nord ottenevano lavori remoti in oltre 300 aziende americane usando identità false. Nike ha pagato 70mila dollari a uno di questi fantasmi digitali. In tre anni hanno fregato 17 milioni di dollari alle imprese statunitensi.
I soldi finivano dritti nelle casse di Kim Jong Un per finanziare il programma nucleare. Chapman si è beccata 8 anni e mezzo di carcere federale, ma il danno è fatto. Sessantotto americani hanno scoperto di avere debiti fiscali inesistenti e alcuni si sono visti negare i sussidi di disoccupazione. Il Dipartimento di Giustizia la definisce una delle truffe più grandi mai perseguite.