
Ho trovato questa conversazione sul New York Times. I due parlano di AI. In realtà è la trascrizione del podcast Hard Fork. Roose e Newton parlano di AI piacevolmente. Conversano. L’A.I. che non è più un giocattolo per smanettoni, è diventata una protesi quotidiana. La usi per arredare il salotto, preparare una scaloppina, cercare cure per il cane o sopravvivere a un report di 200 pagine. È lì, dappertutto. E nessuno sembra più farne a meno, nemmeno tua madre.
Nonostante le sue bugie, l’A.I. continua a guadagnare fiducia. Polarizza le opinioni sull’AI. Non sa pianificare a lungo, si inventa le cose, però intanto ti corregge, ti dà idee, ti aiuta a partire. Sta diventando uno specchio deformante delle nostre paure e desideri. Ed è sempre più brava. È come avere un assistente geniale ma strafatto.
C’è chi teme che ci ruberà il lavoro, chi spera in una rinascita creativa fatta di autenticità umana. Forse finirà come col fast food: prima tutti a ingozzarsi, poi a cercare pane vero. Intanto, ogni giorno che passa, la domanda non è più se sia più intelligente di noi. Ma se riesce a essere più interessante.
Tutta la conversazione la trovi qui.