Politica

asfaltato TRUMP

C’è qualcosa di quasi comico, se non fosse politicamente devastante, nella disfatta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato. Donald Trump, l’uomo che aveva fatto della vittoria una questione di identità personale, si ritrova davanti a un Paese che gli presenta il conto. E il conto è salato.

I Democratici si preparano a controllare entrambi i rami del Congresso. La Camera, certo, era nell’ordine delle cose. Ma il Senato? Fino a pochi mesi fa sembrava un’impresa impossibile. E invece eccoci qui.

La vera storia, però, è nella geografia della sconfitta. Texas, Kansas, Ohio. Luoghi dove i Repubblicani erano così abituati a vincere da considerare le elezioni poco più di una formalità. Hanno perso persino nei collegi che si erano accuratamente ridisegnati per assicurarsi la vittoria. Come cambiare le regole di una partita e riuscire comunque a perderla.

E poi i governatori: Texas e Iowa, altre certezze finite in frantumi.

Lo scrutinio non è ancora concluso, ma una cosa appare già evidente: il Paese che Trump credeva di avere conquistato non è più così disposto a seguirlo. La politica americana, con il suo particolare talento per trasformare le certezze in macerie, ha prodotto un altro dei suoi paradossi.

E non è detto che le sorprese siano finite. Forse da quelle parti si sono finalmente svegliati.