
C’è un racconto di Isaac Asimov che fa parte di una serie vagamente collegata di storie incentrate sul supercomputer immaginario Multivac. Multivac è una megastruttura, una sorta di intelligenza artificiale avanzatissima, progettata per risolvere tutti i problemi posti dall’uomo e in grado, con il tempo, di sviluppare una sorta di coscienza. In uno di questi racconti, intitolato Franchise, Asimov immagina un futuro in cui il processo elettorale statunitense è completamente delegato a Multivac. Non si vota più nel senso tradizionale: non ci sono seggi, né milioni di cittadini chiamati alle urne. Al contrario, è il calcolatore a determinare chi sarà il vincitore delle elezioni presidenziali, sulla base di complessi calcoli statistici e predittivi che tengono conto delle preferenze dell’elettore medio americano.
Il punto centrale del racconto è che, per arrivare a una decisione definitiva, Multivac ha bisogno di un elemento umano. Una sola persona viene selezionata tra tutta la popolazione degli Stati Uniti per essere sottoposta a una lunga intervista. Non si tratta di una persona particolarmente influente o politicamente impegnata, bensì di un cittadino comune scelto perché, secondo l’algoritmo, le sue caratteristiche psicologiche, sociali ed emotive riflettono al meglio l’orientamento dell’elettorato nel suo complesso. In pratica, questa persona rappresenta l’intero corpo elettorale.
Il supercomputer pone a questo cittadino una serie di domande che non riguardano direttamente i candidati o i programmi elettorali. Le domande sono spesso vaghe, apparentemente insignificanti, ma mentre il soggetto risponde, vengono registrate e analizzate le sue reazioni fisiologiche: pressione sanguigna, sudorazione, microvariazioni nella voce, sensibilità della pelle. L’obiettivo non è tanto capire cosa pensa, ma come reagisce, per estrapolare da quei dati la decisione finale.
Nel racconto, ambientato nel futuro rispetto alla data di pubblicazione (che è il 1955), viene scelto un uomo chiamato Norman Muller, un commesso di un negozio dell’Indiana. Non siamo nel 2008, ma in un’epoca ipotetica in cui il sistema democratico si è trasformato radicalmente, lasciando il posto a un sistema tecnocratico dominato dalla razionalità algoritmica. Norman, pur consapevole dell’enorme responsabilità che gli viene affidata, si sente orgoglioso di essere stato scelto, convinto di esercitare il proprio diritto di voto in una forma nuova, ma altrettanto significativa.
Durante l’intervista con Multivac, Muller si sottopone a questo strano interrogatorio. Le domande sembrano banali, ma sono studiate per scandagliare in profondità la sua personalità e il suo orientamento inconscio. Una in particolare gli resta impressa nella memoria, tanto da citarla con un misto di incredulità e curiosità:
“Che cosa ne pensa del prezzo delle uova?”