In questo articolo apparso su Il Manifesto del 4 aprile si parla di Coca-Cola e come ne ha trasformato la sua presenza in Messico in una profonda penetrazione economica e culturale, danneggiando equilibri consolidati e incidendo su identità e salute pubblica. Un fenomeno che colpisce comunità indigene, infanzia e l’intera popolazione. Il dottor Marcos Arana, medico e antropologo, denuncia da anni l’impatto, inclusa l’integrazione della bevanda in rituali locali, con il culmine della “Coca-Colonizzazione” durante la presidenza di Vicente Fox, ex direttore Coca-Cola in Messico.
Alla base vi è una strategia di “estrattivismo culturale”, che sfrutta contesti sociali vulnerabili appropriandosi di simboli per il consumo. La compagnia ha mirato aree povere con accesso limitato all’acqua potabile, scarsa regolamentazione e informazione. Le conseguenze sulla salute sono gravi: alterazione del microbiota, problemi di crescita, aumento del diabete di tipo 2. Il gusto intenso delle bottiglie di vetro genera dipendenza, mentre prezzi bassi e distribuzione capillare spingono la Coca-Cola a sostituire l’acqua potabile.
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