
A guardare i primi commenti dei vari influencer pare che Google voglia spingere il lavoro degli sviluppatori verso una nuova forma di autonomia, con Antigravity che prende posto dentro l’editor come un compagno instancabile, capace di muoversi tra file, terminale e browser senza chiederti quasi nulla; eppure i primi test parlano di crediti evaporati in venti minuti e di quel fastidioso avviso di sovraccarico che ti riporta a terra in un secondo.
L’idea di far convivere modelli diversi nello stesso flusso, da Gemini 3 Pro a Sonnet 4.5 fino a GPT-OSS, dà la sensazione di una stanza piena di voci che lavorano insieme, una sorta di ecosistema flessibile dove l’AI decide come procedere e tu rimani a guardare, cercando di capire se tutto questo ti velocizza davvero o se stai solo inseguendo l’ennesima promessa.
Poi ci sono le note di sicurezza che ricordano i possibili rischi: esfiltrazione, esecuzione incontrollata, azioni autonome che sfiorano il limite, come se la piattaforma fosse brillante ma ancora un po’ fragile, capace di sorprendere e tradire nello stesso momento, lasciandoti con quella sensazione sospesa tra entusiasmo e cautela.
Insomma, ora lo provo e vediamo.
Update: usato per testarlo e quasi subito sono finito in questo errore: ErrorAgent execution terminated due to error. Agent execution terminated due to model provider overload. Please try again later.