appunti

Il mio nuovo Blog

· aggiornato il

Ci sono decisioni che rimandi per anni, non perché siano difficili dal punto di vista tecnico, ma perché ti abitui a convivere con una situazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più pesante. Per me è successo con WordPress. L’ho usato per tantissimo tempo, ci ho costruito progetti, siti personali e professionali, l’ho difeso quando molti lo criticavano e ne ho apprezzato la straordinaria diffusione. Ma negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Quello che un tempo era un sistema relativamente semplice, leggero, estendibile e piacevole da utilizzare si è trasformato, almeno dal mio punto di vista, in un enorme baraccone software. Ogni aggiornamento porta con sé nuove complessità, ogni plugin aggiunge dipendenze, ogni tema introduce livelli di astrazione che finiscono per allontanare chi, come me, ama capire davvero cosa succede dietro le quinte. Così, dopo averci pensato a lungo, ho deciso di fare il grande passo: questo blog non gira più su WordPress, ma su Node.js. E devo ammettere una cosa: era da tanto tempo che un progetto personale non mi rendeva così soddisfatto. È una soddisfazione che va oltre il semplice cambio di tecnologia. È la sensazione di aver ripreso il controllo del mio spazio. Non ho più decine di plugin da aggiornare, notifiche continue, incompatibilità improvvise dopo un update o la preoccupazione costante che qualche componente lasci aperta una porta a vulnerabilità sfruttabili. Il blog è più leggero, più veloce, più essenziale. Fa quello che deve fare: pubblicare contenuti. Tutto il resto è sparito. E questa semplicità, oggi, mi sembra quasi rivoluzionaria. Non sto dicendo che WordPress sia un cattivo prodotto. Ha democratizzato il web e continua a essere la scelta giusta per milioni di persone. Grazie a Wordpress molte persone hanno iniziato a scrivere cose stupende. Però credo che abbia imboccato una strada che non mi rappresenta più. È diventato sempre più complesso, sempre più pesante, sempre più difficile da mantenere con la serenità che vorrei avere quando gestisco un progetto personale. E poi c’è un aspetto che considero fondamentale: la sicurezza. Più cresce un ecosistema, più diventa interessante per chi cerca vulnerabilità. Plugin, temi, estensioni, componenti di terze parti: ogni elemento aggiunge possibilità, ma anche nuovi punti deboli. Ridurre drasticamente tutto questo significa anche ridurre la superficie d’attacco. Per chi ama amministrare i propri server e avere il pieno controllo dell’infrastruttura, è un vantaggio non trascurabile.

Ora apro il mio editor, scrivo in Markdown, salvo il file e il blog è aggiornato. È un flusso di lavoro essenziale, diretto, quasi liberatorio. Mi ricorda quando il web era più semplice e pubblicare significava soprattutto condividere idee, esperienze e riflessioni. Tra le cose di cui sono maggiormente soddisfatto c’è anche una piccola novità grafica che, almeno per me, rappresenta un grande valore: nella colonna laterale del sito sono riuscito a integrare la rassegna stampa di Metaviglioso. Può sembrare un dettaglio, ma era una funzionalità che desideravo da tempo e che finalmente sono riuscito a realizzare esattamente come l’avevo immaginata. Serve a me per tener traccia degli articoli che leggo e voglio salvare. Vederla lì, aggiornata automaticamente, perfettamente integrata con il resto del blog, mi dà la sensazione che il sito stia finalmente assumendo un’identità precisa. Non è soltanto un contenitore di articoli, ma uno spazio personale costruito secondo le mie esigenze, senza dover piegare ogni scelta ai limiti imposti da un CMS generalista. È anche uno stimolo a continuare a sperimentare.

Questo cambiamento, però, potrebbe essere soltanto il primo passo. Se questa esperienza continuerà a convincermi come sta facendo in questi primi giorni, non escludo un’altra decisione importante: lasciare definitivamente l’hosting condiviso di Register e trasferire tutto su un Virtual Private Server di Aruba. È un’idea che mi accompagna da tempo e che oggi mi sembra molto più concreta. Anche in un’ottica di risparmio economico. Forse è anche un ritorno alle origini, quando il web era un luogo in cui sperimentare era normale e costruire un sito significava imparare qualcosa di nuovo ogni settimana. Quando la tecnologia smette di essere un ostacolo e torna a essere uno strumento, la voglia di creare ricomincia a farsi sentire.