
Lazarus Lake, al secolo Gary Cantrell, è un uomo che fuma Camel e inventa gare impossibili. Il suo gesto più celebre è semplice: accende una sigaretta e il Barkley Marathons comincia. Un rituale secco, come se il tabacco fosse un cronometro primitivo. Ha iniziato a fumare da ragazzino, lo stesso anno in cui ha cominciato a correre. Non ha mai smesso né l’una né l’altra cosa. Cammina per l’America con una pizza gigante nello stomaco e una sigaretta tra le mani, ma dice: “non fumo in salita”. Piccoli compromessi.
Il Barkley non è una corsa, è un enigma travestito da maratona. Ci sono libri da strappare lungo il percorso, quote d’iscrizione di un dollaro e sessanta, pacchetti di sigarette come tassa d’ingresso. Lake non organizza gare: orchestra esperimenti umani. Vuole vedere dove finisce l’illusione di essere forti e dove comincia la resa. Non è un sadico, anche se lo chiamano così. È più vicino a un artista concettuale che a un organizzatore sportivo. Un Leonardo della sofferenza, con barba e cappello.
Il formato Backyard Ultra, ideato da Lazarus Lake, prevede che i partecipanti corrano ogni ora un giro di 4,167 miglia (circa 6,706 km) completandolo in meno di un’ora, poi ripartano allo scoccare dell’ora successiva. La gara prosegue fino a che uno solo completa un giro in più degli altri: sarà lui l’unico vincitore, tutti gli altri sono DNF (“Did Not Finish”)
La sua filosofia è elementare: ognuno deve scoprire quanto può sopportare. Non vende gloria, vende limiti. Forse è per questo che attorno a lui si è creato un culto. Alcuni lo chiamano santo barbuto, altri lo vedono come un trickster. In realtà è solo un uomo che fuma, ride e scrive regole strane su foglietti di carta. Le sue corse non premiano la velocità ma la resistenza al paradosso. Ed è lì, tra il fumo di una Camel e i boschi del Tennessee, che Lazarus Lake diventa leggenda.