Politica

La sinistra italiana e il vizio di copiare chi vince

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C’è una vecchia abitudine della sinistra italiana: aspettare che qualcuno vinca le elezioni dall’altra parte del mondo e precipitarsi a studiarne il guardaroba, gli slogan, possibilmente anche il taglio di capelli. Walter Veltroni vide Barack Obama pronunciare Yes We Can e ne ricavò un «Si può fare». Una traduzione impeccabile. Il risultato elettorale, purtroppo, non era compreso nel pacchetto.

Adesso tocca ai Democratici americani, che il 3 novembre hanno conquistato Camera e Senato, infliggendo a Donald Trump una sconfitta di proporzioni considerevoli. E la domanda, puntuale come una cartella esattoriale, è sempre quella: cosa possiamo copiare?

La risposta potrebbe risultare sgradevole. Perché i Democratici che hanno vinto in Texas, Michigan e altrove non sembrano particolarmente interessati a rassicurare il centro. Parlano di soldi, potere, sanità, salari. E soprattutto avanzano proposte riconoscibili, anche quando sono discutibili.

James Talarico ha conquistato il Texas, Abdul El-Sayed il Michigan. Due candidati diversi, accomunati dalla convinzione che la politica debba intervenire nei rapporti economici, non limitarsi a descriverne le conseguenze con aria preoccupata.

Prendiamo la sanità. Negli Stati Uniti, dove ammalarsi può significare indebitarsi, si discute di ampliare radicalmente la copertura pubblica. El-Sayed sostiene il Medicare for All, mentre Talarico preferisce una soluzione che mantenga la possibilità di scegliere una copertura pubblica. In Italia abbiamo fatto qualcosa di più originale: possedevamo una sanità universalistica e siamo riusciti a trasformarla progressivamente in un sistema dove, per ottenere una visita in tempi ragionevoli, spesso bisogna pagare.

Poi ci sono i salari. Il minimo federale americano è fermo a 7,25 dollari l’ora. I nuovi progressisti vogliono aumentarlo sensibilmente. In Italia si discute di dieci euro, ma dieci euro a Milano non comprano le stesse cose che comprano a Napoli. Una questione concreta, che nessuno slogan può risolvere.

E ancora: gli affitti, la concentrazione della ricchezza, i monopoli, l’intelligenza artificiale. El-Sayed vuole limitare il potere delle grandi aziende, intervenire sulle concentrazioni economiche e discutere persino di un ruolo pubblico nel governo delle nuove tecnologie.

Si può essere contrari a molte di queste idee. Alcune rischiano di produrre effetti opposti a quelli desiderati. Bloccare gli affitti non costruisce nuove abitazioni. Tassare i profitti dell’intelligenza artificiale serve a poco quando quei profitti ancora non esistono nella misura immaginata.

Ma almeno sono proposte politiche. Presuppongono un’idea di società, dei conflitti da affrontare, degli interessi da mettere in discussione.

Il centrosinistra italiano, guidato da Elly Schlein, dovrà decidere se raccogliere questa lezione oppure limitarsi all’ennesima imitazione americana.

Perché forse il segreto non è diventare più radicali. È avere finalmente qualcosa da dire.

E trovare il coraggio di dirlo prima che qualcuno vinca le elezioni al posto tuo.