
Avevo bisogno di una guida per seguire le midterm del 3 novembre. Mi sono fatto aiutare di google, gemini, e chatgpt per raccogliere le informazioni che interessavano me. Probabilmente qualche quotidiano ha già pubblicato una cosa simile. Ma io volevo una cosa su misura per me. Quello che interessa me.
Ebbene sì martedì 3 novembre 2026 gli Stati Uniti votano per le elezioni di metà mandato, le midterm elections. Non si elegge il presidente, ma il risultato può cambiare profondamente gli ultimi due anni del secondo mandato di Donald Trump.
Sono in palio tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 seggi del Senato, comprese le elezioni speciali in Ohio e Florida. Si vota inoltre per numerosi governatori e per migliaia di cariche statali e locali.
Attualmente i repubblicani controllano entrambe le camere del Congresso. Al Senato dispongono di 53 seggi contro 45 democratici e due indipendenti che fanno caucus con i democratici. Alla Camera la maggioranza repubblicana è molto più stretta.
Per i democratici conquistare la Camera appare, alla vigilia del voto, più semplice che conquistare il Senato. Il Cook Political Report ha spostato progressivamente numerosi collegi della Camera verso i democratici e considera ormai possibile un cambio di maggioranza.
La notte elettorale vista dall’Italia
Seguire le elezioni americane dall’Italia significa affrontare una lunga notte. Gli Stati Uniti continentali attraversano quattro grandi fusi orari, ai quali si aggiungono Alaska e Hawaii. Inoltre alcuni Stati sono divisi tra due fusi. Forse conviene dormire e seguire tutto all’alba.

Nella notte tra il 3 e il 4 novembre la differenza tra New York e l’Italia sarà di sei ore.
00:00 — Indiana e Kentucky
Cominciano a chiudere alcuni seggi dell’Indiana e del Kentucky. Sono i primissimi risultati della notte, ma difficilmente diranno molto sull’esito nazionale.
01:00 — Georgia, Virginia, South Carolina e parte della Florida
Questa è la prima fascia veramente interessante.
La Georgia ha una corsa importante per il Senato, mentre diversi collegi della Virginia possono offrire le prime indicazioni sulla direzione della Camera.
01:30 — North Carolina e Ohio
Altra mezz’ora fondamentale. In entrambi gli Stati ci sono competizioni importanti per il Senato. Se emergesse rapidamente una tendenza netta, potrebbe iniziare a delinearsi la battaglia per il controllo della camera alta.
02:00 — Pennsylvania, Maine, New Hampshire e una grande quantità di collegi della Camera
È probabilmente uno dei momenti decisivi della notte.
Chiudono completamente o in gran parte le urne in molti Stati dell’Est e del Midwest. La Pennsylvania presenta diversi collegi della Camera estremamente importanti, mentre il Maine ospita una delle elezioni senatorie più combattute del 2026.
Anche Michigan e Texas cominceranno a produrre risultati, sebbene parti di questi Stati votino in fusi differenti.
03:00 — Arizona, Wisconsin, Iowa e gran parte del Midwest
A questo punto il quadro dovrebbe cominciare a essere più leggibile.
Iowa e Arizona sono particolarmente interessanti, mentre Wisconsin, Michigan e diversi collegi del Midwest possono contribuire a determinare la maggioranza alla Camera.
04:00 — Nevada, Montana e Utah
Il Nevada entra nello spoglio insieme ad altri Stati occidentali. È importante ricordare che il conteggio dei voti postali può rendere alcuni risultati molto più lenti rispetto agli Stati orientali.
05:00 — California, Washington e Oregon
Arriva la West Coast.
La California da sola elegge 52 membri della Camera e contiene diversi collegi competitivi. È quindi perfettamente possibile che, anche quando in Italia saranno le cinque del mattino, il controllo definitivo della Camera non sia ancora matematicamente assegnato.
06:00-07:00 — Hawaii e Alaska
Le ultime urne chiudono alle Hawaii e in Alaska. Nelle isole Aleutine dell’Alaska si può arrivare fino alle 07:00 italiane.
La chiusura dei seggi, però, non significa che il risultato sia immediatamente disponibile. In alcuni Stati il conteggio dei voti anticipati e postali può continuare per ore o giorni.
Gli Stati da tenere d’occhio

Parlare semplicemente di “swing states”, come nelle presidenziali, può essere fuorviante. Nelle midterm bisogna distinguere soprattutto tra Stati decisivi per il Senato e singoli distretti decisivi per la Camera.
Per il Senato, secondo le valutazioni del Cook Political Report disponibili nelle ultime settimane della campagna, il gruppo più delicato comprende soprattutto:
Alaska — seggio repubblicano, ma diventato altamente competitivo.
Iowa — uno Stato normalmente favorevole ai repubblicani che nel 2026 si è trasformato in una vera battaglia.
Kansas — probabilmente una delle sorprese della campagna. Un seggio che normalmente sarebbe considerato abbastanza sicuro per i repubblicani è entrato nella zona competitiva.
Maine — Susan Collins cerca di conservare per i repubblicani un seggio in uno Stato politicamente molto particolare e tradizionalmente indipendente.
Michigan — seggio aperto dopo il ritiro del democratico Gary Peters. Rimane uno dei terreni fondamentali della battaglia nazionale.
Ohio — elezione speciale e competizione molto serrata.
Texas — uno degli Stati più interessanti dell’intera notte. Una vittoria democratica qui avrebbe un significato politico enorme, perché trasformerebbe definitivamente il Texas da roccaforte repubblicana a terreno realmente contendibile nelle grandi elezioni federali.
A questi vanno aggiunti Georgia, North Carolina e New Hampshire, dove le competizioni sono importanti anche se le ultime valutazioni attribuiscono ai democratici un vantaggio maggiore rispetto ai veri toss-up.
Il punto matematico fondamentale è il Senato: partendo da 53 repubblicani contro 47 membri del blocco democratico, i democratici hanno bisogno di un guadagno netto di quattro seggi per ottenere la maggioranza, perché in caso di 50-50 il voto decisivo spetterebbe al vicepresidente repubblicano JD Vance.
La Camera: qui non esistono veri “swing states”
Per capire chi controllerà la Camera bisogna guardare ai singoli congressional districts.
Tra gli Stati con diversi collegi particolarmente importanti figurano California, Michigan, Pennsylvania, Iowa, Florida, Virginia, Ohio, New York e Texas.
È una differenza fondamentale rispetto alle presidenziali: uno Stato può votare nettamente repubblicano o democratico nel suo complesso e contemporaneamente contenere uno o due collegi della Camera capaci di decidere la maggioranza nazionale.
Alla fine di ottobre il Cook Political Report ha spostato numerosi collegi verso i democratici. La sua stima indicava come scenario più probabile un guadagno democratico compreso tra 12 e 22 seggi.
Cosa succede se vincono i democratici
Questo punto è particolarmente importante perché le midterm del 2026 si svolgono durante la seconda presidenza Trump.
Una vittoria democratica alla Camera produrrebbe immediatamente un governo diviso.
Trump manterrebbe naturalmente la Casa Bianca, ma perderebbe la possibilità di contare su un Congresso interamente controllato dal suo partito. I democratici potrebbero bloccare gran parte della legislazione repubblicana e, controllando le commissioni della Camera, acquisirebbero anche considerevoli poteri investigativi e di convocazione.
La conquista del Senato avrebbe conseguenze ancora più profonde.
Il Senato deve infatti approvare molte delle nomine presidenziali, comprese quelle dei giudici federali e degli eventuali nuovi giudici della Corte Suprema. Una maggioranza democratica potrebbe quindi ostacolare o bloccare numerose nomine di Trump.
Se i democratici conquistassero entrambe le camere, gli ultimi due anni della presidenza Trump sarebbero caratterizzati da un Congresso ostile. La Casa Bianca conserverebbe però poteri considerevoli attraverso il veto presidenziale, gli ordini esecutivi e le competenze proprie dell’esecutivo.
Se invece i repubblicani mantenessero Camera e Senato, Trump conserverebbe una situazione politicamente molto più favorevole per portare avanti la propria agenda fino al 2028.
Attenzione: AP non “certifica” i risultati
Un equivoco piuttosto comune riguarda Associated Press.
AP è probabilmente la fonte più importante per seguire la notte elettorale americana e fornisce dati e race calls utilizzati da moltissimi giornali e televisioni.
Ma Associated Press non certifica legalmente il risultato delle elezioni.
La certificazione ufficiale spetta alle autorità elettorali dei singoli Stati.
AP svolge invece un’altra funzione: analizza i risultati disponibili e dichiara un candidato vincitore quando ritiene matematicamente impossibile per l’avversario recuperare con i voti ancora da scrutinare.
Una AP race call è quindi giornalisticamente molto autorevole, ma non è la certificazione legale dell’elezione.
Dove seguire i risultati

Per i risultati e le assegnazioni dei seggi, Associated Press rimane uno dei riferimenti principali.
CNN, NBC News, ABC News, CBS News, Fox News, Politico e Decision Desk HQ offriranno mappe e aggiornamenti praticamente in tempo reale.
C’è invece una correzione importante rispetto agli anni passati: FiveThirtyEight non è più il riferimento che era un tempo. Il sito 538 di ABC News è stato chiuso nel 2025.
Nate Silver, fondatore originario di FiveThirtyEight, pubblica oggi analisi e modelli attraverso Silver Bulletin.
In Italia la copertura sarà presumibilmente affidata soprattutto ai principali canali all-news e alle trasmissioni dedicate agli Stati Uniti. Io evito volentieri Mentana e magari darò un occhio alla diretta de Il post, Francesco Costa permettendo che ormai pare sia diventato un santone che insegna come pensare.
Alcuni precedenti storici
Le midterm hanno una caratteristica sorprendentemente costante: quasi sempre puniscono il partito del presidente.

1934 — Franklin D. Roosevelt
È una delle grandi eccezioni della storia americana. Nel pieno della Grande Depressione e della costruzione del New Deal, i democratici di Roosevelt riuscirono addirittura a guadagnare seggi sia alla Camera sia al Senato.
1994 — Bill Clinton
Fu la cosiddetta Republican Revolution. I repubblicani guidati politicamente da Newt Gingrich conquistarono 54 seggi alla Camera e ottennero la maggioranza per la prima volta dopo quarant’anni.
1998 — Bill Clinton
Altra grande anomalia. Nel pieno dello scontro sull’impeachment di Clinton, il partito del presidente non subì la tradizionale sconfitta delle midterm. I democratici guadagnarono quattro seggi alla Camera e rimasero invariati al Senato.
2002 — George W. Bush
In un’America ancora profondamente segnata dagli attentati dell’11 settembre, i repubblicani di Bush ottennero otto seggi alla Camera e due al Senato. Insieme al 1934, rimane uno dei rarissimi casi moderni in cui il partito del presidente ha guadagnato terreno in entrambe le camere durante le midterm.

2010 — Barack Obama
Fu una delle sconfitte più pesanti dell’epoca moderna. Sull’onda del Tea Party, i repubblicani conquistarono 63 seggi alla Camera. I democratici persero anche sei seggi al Senato, pur mantenendone il controllo.
2018 — Donald Trump
Durante le prime midterm di Trump avvenne qualcosa di particolare: i repubblicani persero 41 seggi alla Camera e i democratici ne conquistarono il controllo, ma il GOP riuscì contemporaneamente a guadagnare due seggi al Senato.
2022 — Joe Biden
I democratici persero la Camera, ma la prevista “red wave” repubblicana non si materializzò. Il partito di Biden perse nove seggi alla Camera ma guadagnò un seggio al Senato.
Una curiosità statistica impressionante
Dal 1934 in avanti, solo due presidenti sono riusciti a vedere il proprio partito guadagnare contemporaneamente seggi alla Camera e al Senato durante una midterm: Franklin D. Roosevelt nel 1934 e George W. Bush nel 2002.
Donald Trump affronta quindi nel 2026 una regola storica molto difficile da spezzare.
E questa volta parte da una situazione particolarmente delicata: i repubblicani controllano già Casa Bianca, Camera e Senato. Di conseguenza non devono conquistare il potere, ma difenderlo.
Un’altra particolarità del 2026
L’affluenza anticipata è molto alta.
A cinque giorni dalle elezioni più di 43 milioni di americani hanno già votato di persona oppure restituito la propria scheda postale, quasi dieci milioni in più rispetto allo stesso momento delle midterm del 2022.
L’aumento è particolarmente significativo proprio in alcuni Stati decisivi: Texas, Maine, Kansas e Michigan.
Ma il voto anticipato non permette automaticamente di prevedere il vincitore. Sapere che un elettore è registrato come democratico o repubblicano non significa sapere per chi abbia effettivamente votato.
La notte del 3 novembre, quindi, la domanda fondamentale sarà doppia.
La prima: i democratici conquisteranno la Camera?
La seconda, molto più difficile: riusciranno a trovare i quattro seggi necessari per strappare anche il Senato ai repubblicani?
Se riuscissero in entrambe le imprese, Donald Trump si sveglierebbe il 4 novembre davanti a un’America politicamente molto diversa da quella con cui ha governato i primi due anni del suo secondo mandato.