Nucleare in Italia: realtà e tempi

Il ritorno al nucleare in Italia viene spesso presentato come una soluzione semplice alla crisi energetica e alla dipendenza dai combustibili fossili. Nel testo di Roberto Spaghetti (alla fine trovate il link) emerge invece un quadro molto più complesso, fatto di tempi lunghi, costi elevati e ostacoli politici che il dibattito pubblico tende a sottovalutare. Il governo viene accusato di affrontare il tema in modo superficiale, mentre oltre mille progetti legati alle rinnovabili risultano ancora bloccati in attesa di autorizzazioni.

Il caso simbolo è quello del Deposito nazionale delle scorie, affidato alla società pubblica Sogin. Nata nel 1999 per smantellare le vecchie centrali e gestire i rifiuti radioattivi, dopo oltre venticinque anni la società non ha ancora un sito definitivo. Nel 2023 il Ministero dell’Ambiente ha individuato 51 aree potenzialmente idonee, ma nessuna amministrazione locale si è candidata ad ospitarle. Secondo il ministro Pichetto Fratin, il deposito potrebbe entrare in funzione solo nel 2039, confermando quanto il tema resti politicamente esplosivo.

L’analisi affronta anche il tema degli SMR, i piccoli reattori modulari di nuova generazione. Nonostante l’interesse, i modelli vicini alla commercializzazione sono rari: a metà 2025 risultavano operativi soltanto due impianti, uno in Cina e uno in Russia. Anche ipotizzando un ritorno dell’Italia all’atomo, servirebbero almeno dieci o dodici anni per vedere una centrale funzionante. Spaghetti conclude che il dibattito debba essere realistico, accelerando nel frattempo su rete elettrica e sistemi di accumulo senza presentare il nucleare come alternativa immediata.

https://open.substack.com/pub/appunti/p/la-scorciatoia-nucleare-non-esiste?r=6msvid&utm_medium=ios