The Falling Man

The Falling Man è una delle fotografie più potenti e controverse dell’11 settembre 2001. Fu scattata dal fotografo dell’Associated Press Richard Drew alle 9:41 e 15 secondi del mattino e mostra un uomo che precipita dalla Torre Nord del World Trade Center di New York.
L’immagine colpisce ( a me in modo particolare) per il contrasto tra ciò che rappresenta e la sua composizione quasi perfetta. L’uomo appare verticale, con la testa rivolta verso il basso e il corpo allineato alle linee della facciata. Una gamba è piegata, l’altra distesa. Alle sue spalle, le strutture verticali delle Torri Gemelle creano una geometria regolare che sembra dividere esattamente l’inquadratura.
È un ordine che esiste soltanto nella fotografia.
L’uomo non stava infatti precipitando in quella posizione composta. Durante la caduta il corpo ruota e cambia continuamente orientamento. Richard Drew seguì la traiettoria attraverso il teleobiettivo tenendo premuto il pulsante di scatto della macchina fotografica. La fotocamera registrò una breve sequenza e, per una frazione di secondo, l’uomo si trovò perfettamente verticale.
Drew ha raccontato anni dopo di avere probabilmente otto o nove fotogrammi di quell’uomo. In altri resoconti dell’epoca si parla di sequenze di nove o dodici immagini per ciascuna persona fotografata durante la caduta. Non fu quindi il fotografo a scegliere consapevolmente quell’esatta posizione: fu la cadenza della macchina fotografica a coincidere con quell’istante.
Drew se ne rese conto soltanto in seguito, quando tornò nella redazione dell’Associated Press e iniziò a osservare sul computer le fotografie realizzate quella mattina. Quell’immagine emergeva immediatamente dalle altre per la sua verticalità e per la simmetria della composizione.

Richard Drew
Quando realizzò The Falling Man, Richard Drew aveva 54 anni ed era già un fotoreporter con decenni di esperienza.
Era nato nel 1946 e aveva iniziato giovanissimo a interessarsi alla fotografia di cronaca. A 19 anni utilizzava uno scanner delle frequenze della polizia nella zona di Los Angeles per sapere dove si verificavano incidenti, incendi o altri fatti di cronaca e raggiungerli con la macchina fotografica.
Uno degli episodi decisivi della sua carriera avvenne il 5 giugno 1968. Drew aveva 21 anni e si trovava all’Ambassador Hotel di Los Angeles durante la campagna elettorale di Robert F. Kennedy.
Era presente quando Kennedy venne colpito da Sirhan Sirhan pochi minuti dopo aver pronunciato il discorso per la vittoria nelle primarie democratiche della California. Drew si trovava a poca distanza dal senatore e fotografò i momenti immediatamente successivi all’attentato.
Negli anni seguenti lavorò stabilmente per l’Associated Press, documentando politica, sport, cronaca e grandi eventi internazionali. Fotografò personalità come Muhammad Ali, Frank Sinatra, Jacqueline Kennedy Onassis e Ross Perot e seguì numerose edizioni dei Giochi Olimpici.
La mattina dell’11 settembre 2001, tuttavia, Richard Drew non era stato mandato al World Trade Center.
Il suo incarico era completamente diverso.
Doveva fotografare una sfilata della New York Fashion Week organizzata a Bryant Park, dietro la New York Public Library. Si trattava di una sfilata di moda premaman e, come Drew avrebbe ricordato successivamente, una sua particolarità era la presenza di modelle realmente incinte.
Mentre aspettava l’inizio dell’evento, un cameraman della CNN che si trovava nelle vicinanze ricevette attraverso l’auricolare la notizia che un aereo aveva colpito il World Trade Center.
Poco dopo squillò anche il telefono di Drew.
Dalla redazione dell’Associated Press gli dissero che un aereo aveva colpito una delle torri e che doveva raggiungere immediatamente Downtown Manhattan.
Drew raccolse l’attrezzatura e scelse di utilizzare la metropolitana. La rete funzionava ancora. Scese alla stazione di Chambers Street e si diresse verso il World Trade Center.
Quando arrivò, entrambi gli edifici erano già stati colpiti.
Drew iniziò immediatamente a fotografare.
Si spostò verso una zona dove stavano arrivando ambulanze e mezzi di soccorso. A un certo punto si accorse che alcune persone intorno a lui stavano guardando verso l’alto.
Dalle torri stavano cadendo delle persone.
Drew si trovava vicino a un agente di polizia e a un soccorritore. Quando qualcuno indicava un’altra persona che precipitava, puntava il teleobiettivo, la individuava nell’inquadratura e cercava di seguirne la traiettoria.
Utilizzava una fotocamera digitale professionale e un teleobiettivo da circa 200 millimetri. Seguiva ogni corpo per alcuni secondi mentre la fotocamera registrava rapidamente una sequenza di immagini.
Secondo il suo racconto fotografò in questo modo una decina o forse una quindicina di persone.
Tra loro c’era l’uomo che sarebbe diventato The Falling Man.
Drew continuò a lavorare anche durante il crollo della Torre Sud. Attraverso il teleobiettivo aveva un campo visivo molto ristretto e raccontò in seguito che proprio la macchina fotografica funzionava per lui come una sorta di filtro: concentrandosi su ciò che appariva dentro l’inquadratura, non percepiva completamente ciò che stava accadendo intorno.
Quando la situazione divenne troppo pericolosa si allontanò dalla zona del World Trade Center e raggiunse a piedi la sede dell’Associated Press al Rockefeller Center.
Fu lì che vide realmente The Falling Man.
Inserendo nella workstation il supporto della macchina fotografica e passando rapidamente in rassegna le immagini, riconobbe immediatamente quel fotogramma.
Tra le fotografie caotiche della mattina ce n’era una completamente diversa.
Un uomo.
Una linea verticale.
Le torri alle sue spalle.
Le persone cadute dalle torri
Uno degli aspetti più difficili del racconto dell’11 settembre riguarda le persone viste precipitare dai piani superiori delle Torri Gemelle.
Per molto tempo furono definite genericamente jumpers, letteralmente “persone che saltano”. Il termine è però problematico perché suggerisce una scelta volontaria che, nella maggior parte dei casi, non può essere stabilita.
Non sappiamo se le singole persone si siano lanciate intenzionalmente, siano cadute accidentalmente oppure siano state costrette verso le aperture dalle condizioni presenti all’interno degli edifici.
Nei piani situati sopra le zone di impatto, gli incendi, il calore e il fumo resero progressivamente impossibile rimanere all’interno. Alcune persone raggiunsero finestre già distrutte dall’impatto; altre riuscirono ad aprirne o romperne alcune.
Le stime più frequentemente citate indicano circa 200 persone cadute dalle torri, ma non esiste un conteggio ufficiale definitivo. Il primo vigile del fuoco a morire fu proprio un vigile del fuoco colpito da persona caduta da una torre.
Anche per questo sarebbe improprio descrivere quelle morti semplicemente come suicidi. Le persone coinvolte si trovavano in condizioni estreme, senza una possibilità realistica di fuga dai piani superiori.
Le immagini delle loro cadute furono trasmesse nelle prime ore dell’attentato, ma scomparvero rapidamente dalla copertura televisiva e giornalistica americana.
The Falling Man divenne la rappresentazione più conosciuta di quella parte della tragedia.
La pubblicazione della fotografia
L’Associated Press distribuì la fotografia alle redazioni di tutto il mondo.
Il giorno successivo, 12 settembre 2001, The Falling Man apparve su numerosi quotidiani. Il New York Times la pubblicò a pagina 7.
La reazione fu immediata.
Per molti lettori la fotografia superava il limite di ciò che era accettabile mostrare. Alcuni la considerarono una violazione della privacy di una persona fotografata durante gli ultimi secondi della propria vita. Altri accusarono i giornali di trasformare una morte reale in uno spettacolo.
Nel giro di poco tempo immagini di persone che cadevano dalle torri praticamente scomparvero dai principali media americani.
Non si trattò di una censura imposta da un’autorità. Furono soprattutto decisioni editoriali, determinate dalla reazione del pubblico, dal rispetto per le vittime e dalla difficoltà di inserire quelle immagini nel racconto collettivo dell’attentato.
Le fotografie degli aerei, delle esplosioni, dei vigili del fuoco e dei crolli continuarono a essere mostrate.
Le persone che cadevano, molto meno.
Paradossalmente, proprio questa progressiva scomparsa contribuì negli anni a rendere The Falling Man ancora più conosciuta.
L’inchiesta di Tom Junod
Nel 2003 il giornalista americano Tom Junod pubblicò su Esquire una lunga inchiesta intitolata The Falling Man.
Junod ricostruì il lavoro di Richard Drew e cercò soprattutto di rispondere a una domanda rimasta aperta dalla mattina dell’11 settembre:
chi era quell’uomo?
La posizione da cui sembrava provenire e il suo abbigliamento portarono gli investigatori e i giornalisti a concentrarsi sulle persone presenti nei piani più alti della Torre Nord, in particolare sui lavoratori del ristorante Windows on the World, situato al 106° e 107° piano.
Il ristorante perse 79 dipendenti durante gli attentati, insieme a decine di clienti presenti quella mattina.
Una delle prime identificazioni riguardò Norberto Hernandez, pasticciere di origine portoricana che lavorava al Windows on the World.
L’abbigliamento sembrava compatibile con quello dell’uomo fotografato e alcuni familiari, inizialmente, pensarono di riconoscerlo. L’identificazione venne però successivamente contestata dalla famiglia e non fu mai dimostrata.
L’indagine si concentrò quindi su un altro dipendente del ristorante.
Jonathan Eric Briley.
Briley aveva 43 anni e lavorava come tecnico del suono al Windows on the World. Era alto, aveva una corporatura compatibile con quella della persona fotografata e quel giorno avrebbe potuto indossare abiti simili a quelli visibili nella fotografia.
Anche alcuni membri della sua famiglia considerarono possibile che l’uomo fosse Jonathan.
Ma neppure questa identificazione è mai stata confermata.
A distanza di più di venticinque anni, Jonathan Briley rimane l’ipotesi più conosciuta associata a The Falling Man, non un’identificazione certa.
Un uomo senza nome
L’identità dell’uomo fotografato da Richard Drew non è mai stata stabilita definitivamente.
Nella fotografia il suo volto non è riconoscibile.
Non sappiamo cosa gli sia accaduto nei minuti precedenti.
Non sappiamo attraverso quale finestra sia uscito.
Non sappiamo se sia saltato volontariamente o se sia caduto.
Sappiamo soltanto che alle 9:41 e 15 secondi dell’11 settembre 2001 Richard Drew stava seguendo con il teleobiettivo un uomo che precipitava dalla Torre Nord.
Per una frazione di secondo la cadenza della macchina fotografica coincise con una posizione particolare del suo corpo.
L’uomo si trovò completamente verticale.
La testa verso il basso.
Le gambe allineate.
La facciata delle torri perfettamente parallela alla sua figura.
Un istante dopo quella geometria era già scomparsa.
L’uomo continuò a cadere.
La fotografia rimase.
Ed è probabilmente questa la ragione per cui The Falling Man continua a essere una delle immagini più difficili dell’11 settembre.
Le fotografie dell’attentato mostrano generalmente una tragedia di dimensioni enormi: due grattacieli, due aerei, incendi, esplosioni, macerie e migliaia di persone.
Quella di Richard Drew riduce invece tutto a un singolo essere umano.
Non mostra il volto.
Non mostra il momento dell’impatto.
Non mostra sangue.
Mostra soltanto una persona sospesa per una frazione di secondo davanti a un edificio.
Richard Drew ha spiegato negli anni che è proprio questa caratteristica a rendere l’immagine così difficile da osservare.
Chi guarda quella fotografia non vede soltanto un uomo che cade.
Può inevitabilmente pensare che, in quelle circostanze, avrebbe fatto la stessa cosa.
Fonti
Tom Junod, The Falling Man, Esquire, settembre 2003; versione aggiornata e ripubblicata il 9 settembre 2021. Inchiesta originale sulla fotografia di Richard Drew, sulla ricerca dell’identità dell’uomo e sulle ipotesi riguardanti Norberto Hernandez e Jonathan Briley.
Tom Junod, The Falling Man, The Observer / The Guardian, 7 settembre 2003. Ricostruzione dell’11 settembre di Richard Drew, dell’incarico alla sfilata di Bryant Park, del viaggio in metropolitana verso il World Trade Center, delle sequenze fotografiche e del successivo lavoro nella redazione dell’Associated Press.
CBS News, Richard Drew on photographing the “Falling Man” on 9/11, 5 settembre 2021. Intervista a Richard Drew sulla realizzazione della fotografia, sulla sequenza di otto o nove fotogrammi, sul ruolo della fotocamera come filtro psicologico e sulla sua attività di fotoreporter.
Tom Junod, The Fallen Man, Esquire, 2014. Ulteriore testimonianza di Richard Drew sul proprio lavoro di fotografo, sulla mattina dell’11 settembre e sul significato assunto negli anni dalla fotografia.
CBS News, Richard Drew on photographing the “Falling Man” of 9/11. Intervista video dedicata alla carriera di Richard Drew e alla fotografia realizzata l’11 settembre 2001.