Zero cookie, zero tracciamenti: spiego tutto
Ogni sito giura di “rispettare la tua privacy” da dietro un banner con quarantasette pulsanti tra cui scegliere. Una noia mortale. Poi quando arrivano anche i bunner pubblicitari un delirio. Io ho scelto una strada onesta: non costruire proprio niente da rispettare. Questo blog non ti traccia. Non è marketing, è un fatto verificabile — e ora ti spiego esattamente come, coi dettagli tecnici, senza chiederti di fidarti sulla parola.
Il trucco: non c’è nessun trucco
Questo sito è generato staticamente (con Astro): ogni pagina viene costruita una volta, in anticipo, e servita così com’è, sempre identica, a chiunque la chieda. Non c’è un server applicativo che “elabora” la tua visita, non c’è un database che scrive “utente X ha letto l’articolo Y alle 14:32”. Il server risponde “ecco il file HTML”, punto. Non può tracciarti perché letteralmente non fa nient’altro che spedire file. Non c’è wordpress, yeah.
Niente Google Analytics, niente pixel di Meta, niente script di terze parti che telefonano a qualche datacenter per raccontare il tuo passaggio. Perfino i caratteri tipografici sono ospitati qui sopra invece che scaricati da Google Fonts — che, sorpresa, è anch’esso un modo elegante per farti tracciare mentre pensi di leggere solo un font.
L’unica cosa che “ricordo” di te
Il pulsante tema chiaro/scuro salva la tua preferenza in sessionStorage, non in un cookie. Differenza tecnica ma sostanziale: un cookie sopravvive, si sincronizza col server ad ogni richiesta, ha una scadenza che puoi impostare a dieci anni se vuoi essere infido. sessionStorage invece vive solo nella scheda del browser che hai aperto in questo momento, il server non lo vede mai, e sparisce nel nulla appena chiudi la scheda. Non è “un cookie discreto”: è tecnicamente un’altra cosa, con un’altra vita.
A un certo punto mi sono chiesto se bastasse dirlo, o se dovessi dimostrarlo. Ho fatto scansionare il dominio da CookieYes, uno strumento indipendente che analizza i siti cercando cookie di ogni categoria — necessari, pubblicità, analitici, funzionali, prestazioni. Risultato del 16 agosto 2026: zero, in ogni categoria. Non “pochi”. Zero.
E il log del server?
Qui viene la parte onesta fino in fondo, quella che quasi nessuno scrive mai. Il server che ospita il sito tiene, come qualunque server web al mondo, un log tecnico delle richieste: IP, orario, pagina chiesta. Serve solo per sicurezza (capire se qualcuno sta martellando il sito) e per il debug quando qualcosa si rompe. Viene ruotato e cancellato automaticamente dopo circa una settimana e — questo è il punto — nessuno strumento lo tocca mai per costruire statistiche. Nessun cruscotto con grafici a torta su di te, nessuna riga di codice che lo processa per contare visitatori unici. Si cancella ogni 8 giorni.
Tecnicamente, un indirizzo IP è considerato dato personale dal GDPR (lo dice la giurisprudenza europea), quindi in senso strettissimo quel log è “trattamento dati”. Ma non è quello il tracciamento a cui la gente pensa quando sente la parola: la famosa legge sui cookie riguarda cosa un sito scrive sul tuo dispositivo, non cosa un server annota nel suo diario privato per non cadere a pezzi.
La tentazione degli analytics “etici”
Ho anche valutato — e scartato subito — strumenti come Plausible o Umami: alternative open source a Google Analytics, senza cookie, che calcolano i “visitatori unici” con un hash che cambia ogni giorno e che nessuno può ricostruire a ritroso. Sono genuinamente rispettosi della privacy. Ma restano comunque un sistema che esiste apposta per contare le tue visite — ed è proprio quello che ho deciso di non volere, a prescindere da quanto sia elegante il modo di farlo. Non m’interessa sapere quante persone leggono questo blog. Scrivo perché mi piace scrivere, non per rincorrere un numero che poi non guarderei nemmeno.
Ho messo una riga in fondo a ogni pagina del sito, con un link ai dettagli, così non devi cercarla: la trovi sempre, non è nascosta in un angolo che nessuno visita mai. Perché anche la trasparenza, se è vera, deve essere facile da trovare — altrimenti è solo un’altra scritta piccola sotto un altro banner. Questo articolo ogni tanto lo ripubblicherò. Ha senso farlo per tenerlo sempre visibile. Buon divertimento.