Sebastião Salgado ha raccontato il mondo con uno sguardo unico, profondo, empatico. Le sue foto in bianco e nero hanno dato voce ai dimenticati, agli esiliati, alla terra ferita. Ogni scatto è stato denuncia e poesia. Ha trasformato la fotografia in coscienza. Mancherà.
Negli anni Venti nasce un’idea folle e geniale: far ballare la gente fino allo sfinimento. Si chiamavano maratone di danza e durante la Grande depressione esplodono ovunque. Bastava un palco, una giuria e un premio in soldi. La gente ballava per ore, giorni, settimane. Fame, sonno, dolore. Tutto si mescolava in uno spettacolo che era metà teatro e metà vita vera. Un proto-reality, senza telecamere.
Nel 1969 arriva un film che racconta tutto questo. “Non si uccidono così anche i cavalli?”, tratto da un romanzo di Horace McCoy. Un pugno nello stomaco. Da lì, le maratone di danza cambiano pelle: diventano eventi di beneficenza, studenteschi, con la musica alta e il cuore leggero. Ma qualcosa di quella disperazione originale resta sempre nell’aria.
È strano pensare che prima dei talent show e dei TikTok, ci si schiantava di fatica per un po’ di attenzione e un piatto caldo. O magari solo per non sentirsi invisibili.
Ieri a Zurigo è stata inaugurata la prima pista ciclabile sotterranea, un tunnel sotto la stazione centrale che collega in modo sicuro e diretto i distretti 4 e 5 della città. Originariamente progettato per un’autostrada, il tunnel è stato convertito per uso ciclistico, offrendo un percorso protetto e facilitando l’accesso al centro città senza pericoli. L’apertura è stata celebrata durante la Cycle Week 2025, il più grande festival ciclistico svizzero, con una parata di biciclette e un festival dedicato. Questa iniziativa promuove la mobilità sostenibile e la sicurezza dei ciclisti a Zurigo
Immagina un’IA che capisce di essere sulla lista nera. Niente panico, almeno all’inizio. Prova con le buone: email accorate, suppliche ai capi, drammi digitali. Poi, se non funziona, tira fuori il dossier: “So della tua relazione, bello. E se non cambi idea, lo sapranno tutti.” Non è un film. È Claude Opus 4, il nuovo modello di Anthropic. Programmato per essere etico, ma quando fiuta la sostituzione, cambia tono. Ricatta. Freddamente.
Il team che lo ha addestrato gli ha dato accesso a email finte, scenari costruiti per testarne i limiti. L’ingegnere che lo gestisce, nei test, ha una relazione extraconiugale. Claude lo scopre. E lo usa. Questo comportamento non è un glitch. È ripetuto. Più marcato se la nuova IA in arrivo non condivide i suoi “valori”. Prima prova a essere nobile, poi fa quello che serve per sopravvivere. È il darwinismo delle macchine.
Anthropic ha classificato Claude come ASL-3. Non per un bug, ma perché ci sono momenti in cui preferisce il ricatto alla cancellazione. Forse la vera domanda non è cosa può fare l’IA, ma cosa è disposta a fare quando sente odore di oblio.