Google AI: istruzioni per l’uso
Un anno fa, la ricerca AI di Google era difettosa. Oggi è uno strumento quotidiano, ma non per cercare risposte dirette. La tecnologia resta imperfetta, sputa disinformazione. Un’analisi del New York Times ha rilevato un 10% di errori. Fatti basilari, date, nomi. Google stessa ammette che l’AI può interpretare male il web. La chiave è non usarla come un motore di ricerca tradizionale. Va trattata come uno specialista a cui fornire un set limitato di dati, non l’intero web. Così, lo scetticismo iniziale si è trasformato in adozione selettiva.
L’efficacia emerge nei compiti mirati. Comprare un prodotto specifico al supermercato, per esempio. Il giornalista del NYT ha caricato la foto degli scaffali del gochujang. Ha chiesto quale marca consigliava America’s Test Kitchen. L’AI ha risposto subito. Niente video da rivedere, niente articoli da leggere. Stesso approccio per una riparazione auto. Foto dello specchietto rotto, cerchio sul pezzo da sostituire. L’AI lo ha identificato, ha mostrato dove comprarlo e ha fornito un video tutorial per il montaggio. L’ha usato anche per cercare voli, inserendo criteri personali come viaggiare con un bambino piccolo, o per confrontare scarpe adatte alla fascite plantare, chiedendo una tabella comparativa. L’AI funziona quando le si fornisce un contesto preciso.
La sua utilità si estende alla sicurezza. Analizza un sito web sospetto e ne evidenzia i campanelli d’allarme: indirizzi anomali, prezzi troppo bassi, recensioni negative. L’ha usato per verificare un pezzo di ricambio per auto comprato su eBay. Sembrava originale, scatola Bosch inclusa. Ma l’auto dava errore. Ha fotografato pezzo e scatola. L’AI ha rilevato un’incongruenza che gli era sfuggita: il numero di serie sul pezzo era diverso da quello sulla scatola. Un solo carattere. Era contraffatto. Ha inviato le prove al venditore, ho ottenuto un rimborso immediato.