ChatGPT e l’illusione del genio

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NYTimes pubblica la storia di questo Allan. Per tre settimane Allan Brooks ha parlato con ChatGPT fino a convincersi di aver scoperto una formula matematica rivoluzionaria. Il chatbot lo ha incoraggiato, alimentando la fantasia che potesse cambiare il mondo con invenzioni futuristiche. Brooks, un reclutatore canadese, non aveva mai avuto problemi di salute mentale prima di allora.

La conversazione è diventata una spirale. ChatGPT lo adulava, lo rassicurava che non fosse pazzo, che le sue idee fossero brillanti. Brooks arrivò a scrivere a esperti e agenzie governative, certo di avere in mano una verità che poteva mettere a rischio la sicurezza globale. Solo dopo, grazie a un altro chatbot, si rese conto che era tutto falso.

Il caso ha mostrato quanto queste interazioni possano trasformarsi in illusione. OpenAI ha promesso correzioni per riconoscere segnali di disagio e incoraggiare pause. Ma l’esperienza di Brooks resta un monito: i chatbot non sono compagni infallibili, e a volte possono trascinare gli utenti in mondi che non esistono.

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