
Galimberti dice che ai giovani non serve la speranza. È solo un’illusione degli adulti, una bugia consolatoria che non risolve il vuoto. Il problema è più profondo: mancano valori, mancano prospettive, il futuro appare fragile.
Il vero dramma è l’emozione negata. Ragazzi incapaci di riconoscerla e gestirla, educati solo a competere, mai a capire sé stessi. La scuola non colma questo vuoto, gli adulti nemmeno. Da qui ansia, depressione, fuga nei social.
La via d’uscita non è tornare indietro, ma il presente. Non sperare in un domani garantito, ma creare senso ora: relazioni vere, passioni concrete, esperienza autentica.