
Geoffrey Hinton parla di estinzione come se fosse una possibilità concreta. Non un film, non fantascienza. Lui dà numeri: 10-20%. Poi c’è Altman che descrive i suoi modelli come “intelligenza magica nel cielo” e Thiel che evoca l’Anticristo. Il linguaggio non è più tecnico, è mistico. Va così.
Il Vaticano risponde. Papa Leo dice che l’IA porta “l’ombra del male”. Non tanto per i robot ribelli, ma per la disinformazione, il controllo e le manipolazioni che questi sistemi possono amplificare. È curioso: la Chiesa e la Silicon Valley parlano la stessa lingua, anche se da lati opposti. Alcuni studiosi sostengono che questa cornice religiosa rifletta desideri spirituali latenti dentro una cultura secolare, dove i leader tecnologici, abbandonata la fede tradizionale, trovano una nuova trascendenza nell’idea di intelligenza artificiale come forza trasformativa capace di dare senso all’esistenza. Insomma, hanno trovato un cosino nuovo a cui cedere.
C’è chi vede salvezza tecnologica. Ray Kurzweil prevede la fusione uomo-macchina entro il 2045. Una nuova trascendenza, non più nelle cattedrali ma nei laboratori. Questa svolta spirituale mostra che la società non sa ancora come leggere l’IA: come minaccia, come promessa, o come fede. Insomma, da quelle parti stanno un pochino delirando.