Il Biglietto

David salì i quattro piani fino al suo appartamento su Amsterdam Avenue con le gambe che gli tremavano ancora. Otto ore di riunioni, tre clienti persi, il capo che urlava davanti a tutti. L’ansia gli aveva scavato un buco nello stomaco che ora pretendeva attenzione.

Aprì il frigorifero e tirò fuori un pastrami sandwich del Katz’s Deli, avanzato dal weekend. Mentre lo scartava dalla carta oleata, i suoi occhi caddero sul biglietto della lotteria appoggiato sul bancone della cucina, accanto a una confezione di bagel H&H ancora sigillata.

Aveva comprato il biglietto ieri, da Joey all’angolo con la 82esima. Un gesto automatico, come comprare il New York Post o masticare una gomma Trident mentre aspettava il semaforo.

Accese la TV per sentire i numeri dell’estrazione di ieri sera. Il pastrami sapeva di cartone, ma continuò a masticare.

“I numeri vincenti sono: 7, 23, 31, 44, 52, e il Powerball 18.”

David guardò il biglietto. Poi lo riguardò. I numeri erano gli stessi. Tutti.

Si sedette pesantemente sulla sedia della cucina, il sandwich a metà caduto sul pavimento. Cinquanta milioni di dollari. La cifra danzava nella sua testa come i numeri sui cartelloni di Times Square.

Fuori, Manhattan continuava la sua corsa frenetica. I taxi suonavano, la sirena di un’ambulanza si perdeva tra i grattacieli. Ma nel suo piccolo appartamento, David restava immobile, tenendo in mano un pezzo di carta che aveva appena cambiato tutto.

L’ansia continuava a rodere, ma ora si mescolava a qualcos’altro che non riusciva a definire. Una vertigine che non era né gioia né paura, solo un vuoto diverso. I cinquanta milioni galleggiavano nella sua mente come un’idea astratta, mentre lo stomaco ancora si contraeva per la giornata di merda. Domani avrebbe ancora dovuto alzarsi, farsi la doccia, uscire di casa. Ma per andare dove?