Articolo da il Manifesto, conversazione con Manuel Agnelli che critica senza mezzi termini un sistema musicale che definisce «mai distratto», ma piuttosto abilmente costruito su dinamiche utili a sé stesso, orientate a escludere tutto ciò che è «disturbante, laborioso o lento». Con la fredda lucidità di chi ha visto troppe carriere sorgere e tramontare in un weekend, Agnelli avverte la nuova generazione di musicisti del rischio di finire in un tritacarne che baratta il talento con «il satana dei numeri», dove il successo immediato è l’unica misura accettata. Questa gabbia di ingranaggi, che teme il tempo e idolatra la velocità del consumo digitale, alimenta produzioni «scritte a macchinetta», ulteriormente minacciate dall’intelligenza artificiale che rischia di trasformare la musica in un oggetto senz’anima, decretando la «morte dell’artista» a favore di guadagni facili. Agnelli sottolinea l’importanza di venire dall’errore, una lezione chiave per rivendicare l’autenticità in un mondo programmato per l’infallibilità.
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