Giorno: Luglio 6, 2025

Centaur, la mente che imita

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New York Times racconta di ricercatori che hanno creato un modello chiamato Centaur, basato sull’intelligenza artificiale open-source LLaMA, capace di simulare il comportamento umano in oltre 160 esperimenti psicologici. Non solo impara a giocare, ricordare, decidere: generalizza. Quando il gioco cambia scenario, la strategia resta. Una generalizzazione che comincia a ricordare il funzionamento della nostra mente.

Centaur prevede le scelte umane meglio di quanto facciano i modelli cognitivi classici. Quando si trova davanti situazioni nuove, si comporta come una persona: fallisce dove falliremmo anche noi. Nell’osservare strategie altrui, distingue tra mente e algoritmo. È come se capisse qualcosa che va oltre i numeri.

Non spiega ancora come funziona davvero il pensiero, ma lo imita. E forse è proprio questa imitazione il trampolino per qualcosa di più profondo. I dati crescono, il modello migliora. Ma resta una domanda implicita: vogliamo un sistema che ci predica, o che ci capisca davvero?

Articolo completo sul New Times qui

Bowie rivive attraverso due generazioni diverse

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Il nuovo David Bowie Centre del V&A Museum apre a settembre con una formula inedita. Nile Rodgers e The Last Dinner Party faranno da curatori ospiti, ognuno con la propria visione degli oggetti dell’archivio. È la prima volta che due generazioni così distanti si confrontano sullo stesso patrimonio artistico.

Rodgers ha scelto pezzi che raccontano la loro collaborazione artistica, dai costumi di scena alla corrispondenza privata. The Last Dinner Party invece si è concentrata sugli anni Settanta, periodo che considera ancora rivoluzionario per la musica contemporanea. Due approcci completamente diversi allo stesso materiale.

La vera novità è il servizio “Order an Object” che permette appuntamenti individuali con i pezzi d’archivio. Novantamila oggetti accessibili gratuitamente, un modello completamente nuovo per gli archivi delle celebrità. Bowie continua a essere un laboratorio di sperimentazione anche da morto.

Il cervello adulto si rinnova

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Pensavamo fosse tutto fermo, immobile, destinato solo a decadere. Invece il cervello adulto si rinnova. Nell’ippocampo, la zona che gestisce memoria e apprendimento, crescono ancora nuovi neuroni, anche a settant’anni.

Gli scienziati di Stoccolma hanno usato algoritmi e sequenziamenti RNA per esaminare cellule una ad una. E in più di metà dei cervelli adulti analizzati hanno trovato prove solide di neurogenesi. Non una teoria, ma un fatto.

Questa scoperta manda all’aria anni di certezze. Ma, soprattutto, può cambiare il modo in cui affrontiamo malattie come l’Alzheimer. Il cervello ha una riserva di rigenerazione che non sapevamo di avere. E questo cambia tutto.

Whale misterioso muove 8 miliardi

Un vecchio wallet si sveglia dopo quattordici anni e sposta 80.000 Bitcoin come niente fosse. Un click da 8,6 miliardi di dollari, mentre nel 2011 quei BTC valevano meno di un caffè. Quattro transazioni gemelle da 10.000 ciascuna, chirurgiche, silenziose. Niente exchange, solo nuovi indirizzi.

Potrebbe essere un miner dell’epoca preistorica, qualcuno che ha scavato monete nel 2011 e ha dormito finora. Oppure qualcuno che ha appena trovato le chiavi giuste per aprire il caveau. Gli analisti tremano: se ne controlla davvero 200.000, è un potere di fuoco da 22 miliardi di dollari. Per ora il mercato ha reagito con un lieve brivido, giù di appena il 2%.

La domanda vera è chi c’è dietro. E se si tratta davvero del proprietario originale o di qualcun altro che ha trovato un varco. Un possibile furto? Forse. Ma l’operazione è stata troppo ordinata, troppo pulita. Sembra il gesto di qualcuno che sa esattamente cosa sta facendo. E forse, sta solo ricontrollando le sue riserve, ricordando a tutti chi comanda davvero nel mondo cripto.

L’A.I. cambierà tutto

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A Carnegie Mellon si preparano a riscrivere da zero cosa significa insegnare informatica. La scossa arriva dall’A.I. generativa: strumenti che scrivono codice, rispondono meglio degli studenti e cancellano in pochi secondi l’illusione che basti imparare Python per trovare lavoro. Le università stanno accelerando una metamorfosi che potrebbe ridisegnare l’intero impianto della disciplina.

Nel frattempo, il mercato chiede di meno. I neolaureati mandano cento candidature per un tirocinio e ricevono una risposta se va bene. I big della tecnologia tagliano il personale junior e assumono solo chi sa addestrare modelli, non chi sa scrivere cicli “for”. Ma chi studia, inizia a capire: serve una mente ibrida, capace di pensare come una macchina, ma anche di comunicare come un essere umano.

Il futuro dell’informatica sembra più vicino alla filosofia che all’ingegneria. La programmazione non scompare, ma si diluisce: ogni professionista, in ogni campo, avrà a che fare con il software, scrivendolo con chatbot su misura. È la democratizzazione del codice. Non sarà più solo questione di sapere, ma di capire dove mettere le mani.

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Social e politica

Da il Post riflessione su rapporto tra politica e social. I social hanno cambiato tutto. I politici ora devono essere presenti, costanti, autentici. O almeno sembrarlo. Mamdani e Gualtieri, per esempio, rappresentano due approcci diversi: uno più diretto, l’altro più istituzionale. Entrambi cercano di intercettare consensi attraverso contenuti che parlino davvero alle persone. Non è più sufficiente apparire in tv.

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Oasis: il ritorno impossibile

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Gli Oasis sono tornati. Dopo quindici anni di silenzio e rancori fraterni, Liam e Noel Gallagher hanno messo da parte l’orgoglio per una reunion che nessuno credeva possibile. Il primo concerto a Cardiff ha segnato la fine di un’era di polemiche social e dichiarazioni velenose.


I fratelli Gallagher, per una sera, hanno dimenticato di odiarsi.
Il pubblico ha cantato ogni parola, ogni nota, come se fossero passati cinque minuti invece di quindici anni. L’energia era quella di sempre: pura, violenta, necessaria. Gli Oasis non sono mai stati una band, sono sempre stati un fenomeno. E i fenomeni, a quanto pare, non muoiono mai davvero.

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Microsoft lascia il Pakistan: perché ora

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Dopo 25 anni, Microsoft chiude le operazioni in Pakistan. Non è solo una questione di numeri o strategie aziendali, ma un sintomo di qualcosa di più profondo. Il ritiro arriva mentre il paese fatica con una instabilità politica e sociale che scoraggia chiunque voglia investire a lungo termine.

Negli anni Microsoft ha portato con sé alfabetizzazione digitale e laboratori IT, ma ora lascia spazio a un modello più fluido, orientato al cloud e gestito da partner locali. Il governo cerca di minimizzare l’evento, ma la realtà parla chiaro: anche le big tech guardano altrove.

Con riserve valutarie sotto pressione, deficit alle stelle e investitori internazionali sempre più diffidenti, il segnale è forte: non bastano buone intenzioni per trattenere il capitale. La fuga di Microsoft non è solo un addio, è un campanello d’allarme.