Giorno: Ottobre 9, 2025

Il mercato dei PC è risorto per una ragione semplice: Windows 10 sta per andare in pensione e si passa a Windows 11. Le vendite sono cresciute del 9 % nel terzo trimestre 2025. Il salto non è casuale: è obbligato. Insomma, visto che ci sono cambio pc con dentro Windows 11.

Toyota sta lavorando su batterie allo stato-solido che promettono 1.200 km di autonomia e di ricaricarsi dal 10% all’80% in circa 10 minuti.

Storie folli di stalking online

Ci sono persone che non sanno più dove finisce l’interesse e dove comincia l’ossessione. Nel mondo dei social e delle app di messaggistica, i confini diventano sfocati, e certi comportamenti che un tempo sembravano assurdi oggi passano quasi inosservati. Le testimonianze raccolte da Bored Panda mostrano quanto possa diventare inquietante la quotidianità di chi viene seguito, controllato, imitato.

Dietro ogni racconto c’è una strana forma di bisogno: di attenzione, di controllo, forse di solitudine. Ma è proprio questa ossessione digitale a mostrare quanto siamo diventati trasparenti, anche quando pensiamo di essere invisibili.

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Pioggia di satelliti Starlink

Ogni giorno uno, due, a volte cinque satelliti Starlink cadono verso la Terra. Jonathan McDowell, astrofisico di Harvard, li registra come fossero gocce in una lenta pioggia di metallo. SpaceX ne ha già migliaia in orbita e sogna di arrivare a quarantaduemila. Nessuno sembra davvero sapere cosa succederà all’atmosfera quando inizieranno a rientrare in massa.

Ogni rientro lascia dietro di sé circa trenta chili di vapore d’ossido d’alluminio, una sostanza che corrode lo strato di ozono. Tra il 2016 e il 2022 la sua concentrazione è aumentata di otto volte. È come se stessimo costruendo una fabbrica invisibile sopra le nuvole, che lavora giorno e notte per cambiare la chimica del cielo.

Gli scienziati parlano di “rischi minimi”, ma le particelle metalliche restano lì, in sospensione, come polvere cosmica. Nessuno si è ancora fatto male, ma ogni anno frammenti più grandi dei satelliti bruciati cadono a terra. Forse non è il pericolo che vediamo, ma quello che stiamo respirando.

L’app che sfida WhatsApp

Negli ultimi giorni in India tutti parlano di Arattai, una nuova app di messaggistica creata da Zoho. È un nome semplice, in tamil significa “chiacchiera”. È nata come risposta locale a WhatsApp e Telegram, ma con un’idea diversa: niente pubblicità, niente vendita di dati, solo chat.

La cosa curiosa è la velocità con cui è esplosa. In pochi giorni milioni di download, con l’app che ha scalato gli store e mandato in tilt i server di verifica. Molti l’hanno scaricata spinti dall’orgoglio nazionale, dal desiderio di usare qualcosa di indiano e non americano.

Al momento Arattai offre messaggi, chiamate e videochiamate, ma non tutto è ancora crittografato end-to-end come su Signal. Zoho promette che arriverà presto. L’impressione è che, più che una rivoluzione tecnica, sia un esperimento culturale: capire se un’intera nazione può davvero creare la propria alternativa.

Baricco


Estratto dell’articolo pubblicato ieri sera su substack da Baricco.

“Non è contato più niente quel che eventualmente si pensava del conflitto tra Hamas e Israele, e neppure i pregiudizi che si potevano avere sugli ebrei o sul terrorismo: si è tutto spento come una candela in una casa che brucia, da quando Gaza è divenuta molto di più che una situazione geopolitica su cui prendere posizione: oggi è il nome di un certo modo di stare al mondo.

I primi a capirlo, mi è sembrato, sono stati i giovani, quelli tra i 15 e i 25 anni. Faceva strano vederli tirare fuori quelle bandiere palestinesi, d’improvviso usciti dal loro letargo politico. Voglio dire, erano ragazzi con cui era difficile parlare di Salvini, di Meloni, perfino di Trump. Non sembravano interessati. Cambiamento climatico e identità di genere, quelle erano le cose che li appassionavano. Poi, un giorno, te li ritrovi in piazza, quattro gatti, con quella bandiera di una terra lontana di cui, obiettivamente, non sapevano quasi nulla. Oggi che centinaia di migliaia di persone, in tutto il mondo, scendono in piazza con quella bandiera addosso, bisogna ammettere che quei ragazzi erano un quarto d’ora davanti a tutti: e adesso è molto, davvero molto importante capire in cosa hanno anticipato gli altri, e qual è il salto concettuale che hanno fatto con una velocità di cui nessun altro è stato capace.”