Captain Sensible

Torno su Captain Sensible, ma questa volta per parlare di lui. Ok, adoro Glad it’s all over. Ma chi è Captain Sensibile? Raymond Burns puliva i bagni in un ospedale prima che il mondo decidesse che doveva essere Captain Sensible. Nel 1976 i Damned erano già un pugno nello stomaco, avete ascoltato qualcosa dei Damned? Lui stava lì, al basso o alla chitarra, con quel basco rosso che sembrava un bersaglio. Non era ribellione programmata, era solo l’unico modo per non tornare a pulire quei bagni. Il punk era una stanza stretta e rumorosa dove Raymond ha imparato a colpire forte prima di essere colpito.
Poi è arrivata la virata. “Happy Talk” non era punk, era un cortocircuito pop che ha scalato le classifiche mentre i puristi imprecavano. Sensible ha scoperto che si poteva essere eccentrici senza essere tragici. Vive nel Sussex, lontano dal caos londinese, dove ha cresciuto i suoi figli cercando di bilanciare la vita domestica con l’anarchia del rock. Due matrimoni, una dieta rigorosamente vegetariana e un’ostinata indipendenza dai vizi distruttivi dei suoi colleghi. Non cerca riflettori, solo la pace di una casa normale e un basco rosso appeso all’ingresso come una divisa da lavoro.
Oggi Captain Sensible vive in una realtà fatta di tour, attivismo e una strana dedizione alle ferrovie. Quando non è sul palco, è un trainspotter che difende i trasporti su rotaia e colleziona trenini elettrici, un contrappunto meticoloso al caos del palcoscenico. Con “Glad It’s All Over” ha scritto un inno pacifista mascherato da canzonetta, un grido sollevato contro la guerra delle Falkland che nascondeva l’amarezza dietro un ritmo incalzante. È un pezzo di storia che rifiuta di essere imbalsamato; dimostra che si può invecchiare nel rock senza perdere il senso del ridicolo o l’impegno civile. Alla fine, resta solo la musica e quel basco, un segnale luminoso nel buio della routine.






