Categoria: Politica

Social e politica

Da il Post riflessione su rapporto tra politica e social. I social hanno cambiato tutto. I politici ora devono essere presenti, costanti, autentici. O almeno sembrarlo. Mamdani e Gualtieri, per esempio, rappresentano due approcci diversi: uno più diretto, l’altro più istituzionale. Entrambi cercano di intercettare consensi attraverso contenuti che parlino davvero alle persone. Non è più sufficiente apparire in tv.

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Microsoft lascia il Pakistan: perché ora

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Dopo 25 anni, Microsoft chiude le operazioni in Pakistan. Non è solo una questione di numeri o strategie aziendali, ma un sintomo di qualcosa di più profondo. Il ritiro arriva mentre il paese fatica con una instabilità politica e sociale che scoraggia chiunque voglia investire a lungo termine.

Negli anni Microsoft ha portato con sé alfabetizzazione digitale e laboratori IT, ma ora lascia spazio a un modello più fluido, orientato al cloud e gestito da partner locali. Il governo cerca di minimizzare l’evento, ma la realtà parla chiaro: anche le big tech guardano altrove.

Con riserve valutarie sotto pressione, deficit alle stelle e investitori internazionali sempre più diffidenti, il segnale è forte: non bastano buone intenzioni per trattenere il capitale. La fuga di Microsoft non è solo un addio, è un campanello d’allarme.

Tesla non vende più auto

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Tesla ha venduto meno auto del previsto, ma a Elon Musk non sembra importare. Ha altri piani: vuole che le sue macchine guidino da sole e diventino robotaxi. Le vendite però sono in calo ovunque, e i modelli attuali iniziano a sembrare vecchi. Mentre in Cina e in Europa altri marchi corrono, Tesla si attarda su promesse di autonomia totale e test su strada con fan selezionati.

Le fabbriche sono sotto sfruttate, molte restano vuote o rallentate. La produzione c’è, ma i numeri non reggono. Alcuni modelli come il Cybertruck sembrano fantasmi, e un’auto economica promessa per giugno ancora non si è vista. Intanto, senza le vendite dei crediti ambientali, l’azienda sarebbe già in perdita. Troppa capacità inutilizzata, troppi costi fissi, troppa attesa per un futuro che non arriva.

E poi c’è la politica. Musk si è avvicinato troppo a certi ambienti conservatori e questo ha spiazzato chi amava Tesla per motivi ambientali. Ora i suoi litigi con Trump confondono ancora di più le acque. Mentre le auto non si vendono, Musk combatte su altri fronti, lontani dall’asfalto.

Risalita iPhone, ma a che prezzo

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Dopo due anni di discesa, Apple rivede la crescita in Cina. Le vendite di iPhone nel secondo trimestre 2025 sono aumentate dell’8%. Merito di sconti pesanti: 350 dollari in meno su certi modelli di iPhone 16. Tutto per il festival 618, la grande maratona di shopping online. Non è una vittoria, è una tregua.

Mentre Apple prova a tenersi in piedi, Huawei si prende tutto. Ha il 12% in più su base annua, prima in classifica. Gli utenti sono fedeli, i chip sono buoni, e la bandiera è quella giusta. Apple invece è terza, dietro anche a Vivo. I marchi cinesi fanno il 92% del mercato. Gli stranieri crollano. Il sorpasso non è un evento, è la regola.

E poi c’è la geopolitica. Le tensioni USA-Cina non mollano. Trump potrebbe rimettere dazi. Gli iPhone costano troppo per accedere ai sussidi di Stato. La strategia di Apple in Cina resta appesa a uno sconto. E dura quanto una promozione.

La battaglia degli smartphone si gioca a casa dei giganti, con regole sempre più locali.

Referendum 2025

Esito generale

  • Nessuno dei cinque referendum abrogativi su lavoro e cittadinanza ha raggiunto il quorum del 50%+1 degli aventi diritto, necessario per la validità della consultazione.
  • L’affluenza definitiva si è fermata al 30,6%, circa venti punti sotto la soglia richiesta.

Temi dei quesiti

  • I referendum riguardavano: tutele crescenti, licenziamenti nelle piccole imprese, contratti a termine, infortuni sul lavoro e cittadinanza per residenti stranieri.

Affluenza: dati e geografia

  • Affluenza uniforme su tutti i quesiti.
  • La provincia con l’affluenza più alta è Firenze (46,0%), seguita da Torino (39,3%), Milano (35,4%), Roma (34,0%) e Napoli (31,8%). La più bassa è Bolzano (15,9%).
  • Il Nord ha partecipato di più rispetto al Sud, ma nessuna provincia ha raggiunto il quorum.

Curiosità statistiche

  • Hanno votato più donne che uomini, con uno scarto medio del +7% a favore delle donne, tranne che a Taranto, dove gli uomini hanno superato le donne dell’8,4%.
  • Oltre 14 milioni di elettori sono andati alle urne, più di quanti votarono per il centrodestra alle politiche 2022.
  • Il quesito sulla cittadinanza ha visto un terzo di voti contrari, mentre sui temi del lavoro il Sì ha prevalso nettamente tra chi ha votato.

Short News

Israele è ancora una democrazia o sta cambiando pelle? Il Post prova a raccontarlo senza sconti. Vale la lettura.

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Cose dagli States

I Democratici hanno perso il contatto con gli uomini. Hanno deciso di spendere 20 milioni di dollari per capire come parlare loro. Il progetto si chiama SAM: “Speaking with American Men”. Vogliono studiare la sintassi giusta, comprare pubblicità nei videogiochi, evitare toni moralistici. Ma forse il problema non è il linguaggio.

Trump ha vinto il 56% degli uomini tra i 18 e i 29 anni. Ha guadagnato terreno tra i latini, i neri, i lavoratori. I Democratici si riuniscono in hotel di lusso per analizzare questi dati. Parlano di strategie, focus group, campagne mirate. Ma intanto gli uomini si sentono ignorati, giudicati, esclusi. La mascolinità non è tossica, è solo diversa.

Forse basterebbe ascoltare. Parlare meno, capire di più. Riconoscere che gli uomini hanno problemi reali: lavoro, identità, futuro. Non serve una strategia da 20 milioni. Serve empatia, onestà, presenza. La connessione non si compra, si costruisce.