Categoria: Politica

Trump pronto a licenziare Makary

Il presidente Trump ha approvato un piano per rimuovere il commissario della Food and Drug Administration, Marty Makary. La notizia, non ancora definitiva, è stata riportata da diverse testate, tra cui The Wall Street Journal, Bloomberg, The Washington Post e Politico, citando fonti interne all’amministrazione. Il piano di licenziamento arriva al termine di un anno difficile per l’agenzia, segnato da controversie e tensioni interne. Al momento, l’amministrazione non ha ancora individuato un sostituto per il ruolo di direttore ad interim dopo l’eventuale uscita di Makary.

La decisione sarebbe maturata in seguito a un rimprovero di Trump a Makary, accusato di non aver agito abbastanza rapidamente sull’approvazione di sigarette elettroniche aromatizzate. Secondo i consiglieri del presidente, il commissario ostacolava la promessa elettorale di “salvare lo svapo”. In particolare, Makary avrebbe ritardato l’autorizzazione per i gusti mentolo, mango e mirtillo del produttore Glas, per timore che potessero attrarre i giovani. Sotto le pressioni della Casa Bianca, martedì la FDA ha infine autorizzato i prodotti.

Funzionari di alto livello considerano Makary in difficoltà nella gestione della FDA, sottolineando i suoi contrasti con altri dirigenti del settore sanitario e le lamentele ricevute dall’industria farmaceutica. Se confermata, la sua rimozione andrebbe ad aggiungersi alla lista di posizioni di vertice vacanti nelle agenzie sanitarie, supervisionate dal Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. Molti dirigenti di FDA, CDC e NIH hanno lasciato i loro incarichi durante l’amministrazione Trump. Attualmente il CDC è senza direttore e manca la nomina del Surgeon General.

Guerre folli e soldati robot

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Stavo pensando a questa cosa — e pensarla proprio in questo momento, dove ci sono un sacco di capi di Stato un po’ folli che fanno guerre sanguinarie in cui muoiono bambini e tanti innocenti, vedi per esempio quello che è accaduto e sta accadendo a Gaza, beh… comunque.

Stavo dicendo — per tornare all’inizio, visto che mi ero un po’ perso — stavo immaginando questa cosa dei robot. Ultimamente saltano fuori ogni tanto in qualche notizia: il robot che ha impiegato pochissimi secondi a fare i 100 metri, quello che ha corso una mezza maratona, eccetera. Ah, dimenticavo: bisogna elencare anche i robot che ballano e che fanno cose strane.

Insomma, a questo punto mi piace immaginare che questi uomini al potere — così desiderosi di guerre, di potere e di soldi — iniziassero a farsi la guerra con i robot. Si piazzano da qualche parte con il loro robot, senza rompere le palle agli altri, e iniziano a farsi la guerra tra di loro, con i robot che si uccidono a vicenda. Magari, per dare più soddisfazione a queste persone un po’ patologiche, mettiamo anche dei robot con dentro della salsa di pomodoro, così da simulare il sangue e cose di questo tipo.

C’è solo un problema in tutto questo ragionamento: le nazioni più potenti potrebbero fare la guerra con i loro robot contro nazioni che non possiedono la stessa tecnologia. E questo sarebbe un grosso problema, perché vedremmo eserciti di robot fare strage tra civili innocenti.

Beh, forse questa storia dei robot devo rivederla un attimo.

Medio Oriente: Tensioni Multiple

Una breve sintesi di cosa accade in medio oriente. Più che una sintesi è solo una fotografia, gli scenari cambiano in continuazione, a gestire il tutto gente folle al potere e Trump che cambia idea ogni 12 ore. Trump ha sorpreso l’IDF vietando bombardamenti in Libano, contraddicendo direttive interne israeliane. L’IDF ritiene gli obiettivi raggiunti, i morti in Libano superano i 2000. Molti bambini. Un attacco agli operatori di pace ONU ha ucciso un soldato francese; Macron accusa Hezbollah, che nega. Il cessate il fuoco evidenzia la fragilità di Netanyahu, costretto a cedere alle pressioni di Trump e dell’Iran.

Nello Stretto di Hormuz, l’Iran ha bloccato il passaggio, ribaltando dichiarazioni precedenti. Ciò segue un blocco marittimo USA. Si segnalano attacchi a navi. Trump ha parlato di “ottime conversazioni” con Teheran, pur menzionando un cambio di regime e minacciando di non estendere il cessate il fuoco temporaneo senza un accordo.

La Cisgiordania è teatro di nuove violenze. Coloni mascherati hanno assaltato comunità palestinesi, incendiando proprietà. A mio avviso quello che accade in Cisgiordania viene trascurato dai media italiani. L’IDF ha riportato gli incidenti in Cisgiordania in ritardo, mentre la polizia è restia ad agire contro il terrorismo ebraico. Un palestinese è stato ucciso da un membro della sicurezza di un insediamento dopo aver fatto irruzione con un coltello, segnando un’escalation di violenza.

Retromarce, follia e tempi bizzarri

Quando populisti e sovranisti fanno la retromarcia, le scene sono spesso sorprendenti. Le ultime di Trump, o meglio le sue più recenti follie, hanno lasciato perplessi anche i cattolici americani. Ma non è solo lui: anche Giorgia Meloni sembra aver fatto una clamorosa retromarcia su Trump, assumendo una posizione che ricorda quasi quell’animale che finge di essere morto per sfuggire ai predatori. Il No del recente referendum ha dato un segnale. Forse è solo una mossa pragmatica, forse, dettata dai venti mutevoli della politica internazionale, ma soprattutto quella nazionale. Faccio fatica a dirlo, ma persino il Papa sembra aver colto che è ora di dire basta. Io, pur esprimendomi in modo molto diverso da Sua Santità, lo direi così: il mondo in questo momento è ostaggio di una manciata di pazzi e folli.

Nei giorni scorsi, ho riflettuto più volte sull’idea che un personaggio come Trump potesse davvero decidere di utilizzare una bomba atomica sull’Iran. E ho continuato a sperare che al suo fianco ci fosse qualcuno in grado di bloccarlo. Ma queste sono storie che si ascoltano dopo anni, i retroscena storici: tra dieci anni potremmo scoprire che Trump, un giorno, voleva lanciare una testata nucleare e fu fermato all’ultimo momento da qualche figura di buon senso a lui vicina. Un pensiero terrificante, che ci rammenta la fragilità del nostro equilibrio globale quando le decisioni sono in mano a leader imprevedibili e pazzi. Uomini con seri problemi.

Resto comunque sempre molto sorpreso, in realtà lo sono da molto tempo, su come gli americani siano riusciti a votare un tizio come Trump. Certo, capisco il fascino che certe persone provano verso l’uomo ricco e di potere, ma votare Trump mi pare davvero una scelta al confine con il patologico. Non ho idea se tutto questo discorso abbia al suo interno una morale o più semplicemente un significato più profondo; resta il fatto che stiamo vivendo un momento storico davvero bizzarro e preoccupante, che ha oggettivamente rotto un po’ le palle. Un’epoca di incertezza e di interrogativi, dove la politica sembra aver perso la bussola del buon senso.

Magyar sorprende, Orban detronizzato

Peter Magyar, 45 anni, politico conservatore ed europarlamentare, ha inferto un duro colpo nelle elezioni ungheresi, detronizzando Viktor Orban. Ex membro del partito Fidesz di Orban per oltre vent’anni, Magyar ha ricoperto ruoli diplomatici e governativi. La sua ascesa è iniziata nel 2024, quando ha rotto con Orban in seguito a uno scandalo politico legato alla grazia per un condannato per insabbiamento di abusi. Ha fondato Tisza, un movimento che ha ottenuto il 30% nelle elezioni europee e ora mira a 137 seggi nel parlamento nazionale.

La sua campagna ha sfruttato la diffusa rabbia per la corruzione, in particolare l’abuso di miliardi di euro di fondi UE, e la crescita economica stagnante. Magyar ha promesso di migliorare le relazioni con l’Unione Europea e di affrontare il sistema sanitario fatiscente. Tuttavia, ha evitato argomenti come i diritti LGBTQ+ e la guerra in Ucraina, pur criticando l’orientamento di Orban verso la Russia.

Magyar non è il primo sfidante di destra di Orban. Nel 2022, Peter Marki-Zay fallì, scontrandosi con la macchina mediatica di Fidesz. La vittoria di Magyar, invece, segna un significativo cambiamento politico in Ungheria, radicato nel malcontento popolare contro l’establishment e la cattiva gestione dei fondi pubblici.

Luna: guerra, non scienza

Da un articolo de il manifesto l’analisi dell’impresa Artemis 2 da altra angolazione, molto terrena. La missione Artemis 2, dopo un viaggio trionfale di dieci giorni verso la Luna, ha indubbiamente confermato le immense capacità ingegneristiche della NASA. Le immagini mozzafiato inviate dagli astronauti hanno offerto una suggestiva visione, in netto contrasto con i conflitti che dilaniano il nostro pianeta. Tuttavia, al di là del plauso per il successo tecnico – dai sistemi di pilotaggio allo scudo termico che ha protetto la navicella Orion – “il manifesto” ci invita a guardare oltre l’impresa scientifica. L’investimento colossale, stimato in circa cento miliardi di dollari, non si giustifica con la semplice osservazione dei crateri, ma rivela la vera posta in gioco: battere la Cina nella corsa per il dominio lunare, un obiettivo esplicitamente dichiarato dall’amministrazione USA e centrale nella nuova Guerra Fredda spaziale, possibilmente entro il 2028, in tempo per le elezioni presidenziali.

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Satoshi Nakamoto: la pista Back

Il mistero di Satoshi Nakamoto trascende la semplice curiosità digitale, affermandosi come una delle grandi sfide irrisolte del nostro tempo. Una nuova, approfondita inchiesta giornalistica del New York Times getta luce su questa figura enigmatica, ripercorrendo le tracce dell’inventore di Bitcoin – la tecnologia che ha ridefinito la nostra percezione del denaro, del potere e della fiducia. Diciassette anni dopo la sua genesi, l’identità dietro il celebre pseudonimo rimane celata, ma l’indagine del NYT, innescata da un banale podcast e un documentario HBO rivelatosi inconcludente, promette di restringere il campo. È proprio da un dettaglio apparentemente insignificante emerso durante la visione di quel film che il giornalista, già da tempo affascinato dal caso, decide di riprendere le fila dell’inchiesta, orientandola verso una direzione inaspettata.

Il cuore di questa nuova pista batte attorno a Adam Back, crittografo britannico e figura storica del movimento cypherpunk. Una scena in particolare, descritta dal New York Times, cattura l’attenzione: Back reagisce con insofferenza quando nominato tra i possibili Satoshi, un dettaglio che, pur non essendo una prova definitiva, alimenta il sospetto investigativo. Back non è un outsider; è uno dei “padri intellettuali” dell’ecosistema Bitcoin, ideatore di Hashcash – un sistema di prova di lavoro esplicitamente citato e fondamentale per il mining di Bitcoin. L’analisi stilistica degli scritti di Satoshi rivela un mix unico di inglese britannico e americano, un profilo che Back, essendo britannico e profondamente radicato nella comunità cypherpunk, incarna perfettamente. Inoltre, il riferimento simbolico al quotidiano The Times nel blocco genesi di Bitcoin si allinea con questa pista. Ma è l’archivio delle mailing list cypherpunk degli anni Novanta a fornire gli indizi più sorprendenti: Back, tra il 1997 e il 1999, descrive un sistema di denaro elettronico decentralizzato, resistente alla censura, basato su una rete distribuita e scarsità controllata, che in pratica anticipa Bitcoin di un decennio. Le sue descrizioni non sono vaghe somiglianze, ma delineano quasi ogni elemento strutturale di Bitcoin, dalle soluzioni anti-inflazione alla gestione delle transazioni pubbliche, inclusa una condivisa ossessione per l’uso del costo computazionale contro lo spam. L’inchiesta si spinge fino alla linguistica forense, trovando una forte compatibilità stilometrica e persino micro-errori condivisi tra i testi di Back e quelli di Satoshi, rafforzando ulteriormente il legame ideologico libertario che entrambi manifestano.

Nonostante l’impressionante mole di indizi a favore, il reportage del New York Times non ignora le contraddizioni. Tra queste, la presunta corrispondenza e-mail del 2008 tra Satoshi e Back, che implicherebbe due identità separate, benché con incongruenze significative, come l’apparente ignoranza di Satoshi riguardo a “b-money”, un progetto caro a Back. Altro elemento sospetto è il quasi totale silenzio pubblico di Back riguardo al denaro digitale nelle primissime fasi di Bitcoin, un’assenza che si interrompe solo dopo la scomparsa di Satoshi nel 2011, quando Back emerge rapidamente come figura centrale. Il confronto diretto tra il giornalista e Back a El Salvador ha rivelato momenti di tensione e frasi ambigue, ma nessuna ammissione definitiva. Come ribadito dal NYT, la prova conclusiva per chiunque affermi di essere Satoshi risiede nell’uso delle chiavi private associate ai primi blocchi Bitcoin, un atto che finora nessuno ha compiuto. L’indagine, pur non svelando l’identità, svolge un ruolo cruciale: ridisegna il profilo di Satoshi, trasformandolo da un genio anonimo apparso dal nulla a una figura profondamente immersa nella cultura cypherpunk. Il mistero irrisolto di Satoshi, quindi, non è una debolezza, ma una coerenza intrinseca alla natura decentralizzata e senza volto di Bitcoin. Il reportage, dunque, non offre una soluzione, ma traccia una direzione precisa, un passo enorme in una delle storie più affascinanti della nostra era.

Coca-Cola: Impatto sul Messico

In questo articolo apparso su Il Manifesto del 4 aprile si parla di Coca-Cola e come ne ha trasformato la sua presenza in Messico in una profonda penetrazione economica e culturale, danneggiando equilibri consolidati e incidendo su identità e salute pubblica. Un fenomeno che colpisce comunità indigene, infanzia e l’intera popolazione. Il dottor Marcos Arana, medico e antropologo, denuncia da anni l’impatto, inclusa l’integrazione della bevanda in rituali locali, con il culmine della “Coca-Colonizzazione” durante la presidenza di Vicente Fox, ex direttore Coca-Cola in Messico.

Alla base vi è una strategia di “estrattivismo culturale”, che sfrutta contesti sociali vulnerabili appropriandosi di simboli per il consumo. La compagnia ha mirato aree povere con accesso limitato all’acqua potabile, scarsa regolamentazione e informazione. Le conseguenze sulla salute sono gravi: alterazione del microbiota, problemi di crescita, aumento del diabete di tipo 2. Il gusto intenso delle bottiglie di vetro genera dipendenza, mentre prezzi bassi e distribuzione capillare spingono la Coca-Cola a sostituire l’acqua potabile.

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Venderesti la tua identità?

L’intelligenza artificiale, e tutta la tecnologia che c’è dietro, paga per i dati privati. $14 per video di piedi; 50 centesimi al minuto per chiamate. Migliaia di persone, spesso in paesi in via di sviluppo, addestrano modelli IA vendendo immagini, conversazioni e video. Un compenso di pochi dollari garantisce spesa settimanale o mensile.

Questi “lavoretti” sono a breve termine, risposte a una “siccità di dati” con zero prospettive future. Le conseguenze però durano. I contratti sono spesso irrevocabili, senza royalties. Un audio di 20 minuti può alimentare un bot per anni. Volti e voci finiscono in database di riconoscimento facciale o pubblicità. Le piattaforme non chiariscono l’uso dei dati, esponendo gli utenti a utilizzi non desiderati.

Il rischio persiste anche con tutele. Giusto per fare un esempio Adam Coy vendette la sua immagine per $1.000 a Captions, con clausole restrittive. Eppure, il suo deepfake pubblicizzava integratori medici non verificati. Coy smise, ma la domanda è: quanto vale la tua privacy e identità digitale di fronte a tali offerte? Tu venderesti la tua immagine e parte della tua privacy?

Cose da Corea del Nord

La Corea del Nord ha annunciato il successo di un test per un nuovo motore a combustibile solido destinato ai missili strategici. L’agenzia statale KCNA ha riferito che Kim Jong Un ha supervisionato la prova, che ha raggiunto una spinta massima di 2.500 kilotoni, superando i modelli precedenti. Kim ha definito l’esperimento un passo cruciale per elevare la potenza militare del Paese.

Esperti sudcoreani hanno invitato alla cautela, sottolineando la mancanza di dettagli chiave come il tempo di combustione. Dichiarazioni passate di Pyongyang sui test di armi si sono spesso rivelate imprecise. Alcuni analisti ipotizzano che lo sviluppo di un propulsore così avanzato possa aver beneficiato di supporto tecnico russo, nonostante i potenziali ritardi nel programma a combustibile solido.

I missili a combustibile solido offrono vantaggi tattici, consentendo lanci rapidi da piattaforme mobili o sottomarini e rendendo più difficili le intercettazioni degli ICBM. Mentre persistono dubbi su ostacoli tecnologici, in particolare il rientro atmosferico, altri ritengono Pyongyang vicina a un ICBM pienamente operativo, capace anche di trasportare testate multiple, intensificando il programma nucleare dopo il fallimento dei negoziati del 2019.

Meta e Google condannate social

Mercoledì una giuria di Los Angeles ha condannato Meta e Google a risarcire K.G.M. con 3 milioni di dollari. La giuria ha riconosciuto la dipendenza da social network sviluppata dalla donna, che aveva generato in lei ansia, depressione e problemi di immagine. Meta pagherà il 70% dell’importo, Google il 30%. Saranno stabiliti in seguito ulteriori “danni punitivi”.

Questa sentenza segna un precedente storico, essendo la prima volta che una giuria si esprime su un caso simile. La decisione potrebbe influenzare circa 2mila procedimenti attualmente in corso. L’accusa, ispirata alle strategie contro le aziende del tabacco, ha puntato il dito contro funzionalità come lo scroll infinito e la riproduzione automatica dei video, e contro i filtri di bellezza, sostenendo che gli algoritmi siano stati creati per generare dipendenza senza curarsi delle conseguenze psicologiche per gli utenti.

Le società si sono difese negando prove scientifiche di dipendenza e facendo riferimento a una norma federale che le solleva dalla responsabilità sui contenuti utente. La donna aveva già chiuso accordi extragiudiziali con TikTok e Snap. Questa condanna arriva dopo una multa separata di 375 milioni di dollari inflitta a Meta in New Mexico per non aver protetto i minori. Poco prima, Meta aveva licenziato 700 dipendenti.

Referendum Giustizia: Vince il No

Il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia si è concluso con la vittoria del No, che ha ottenuto circa il 54% dei voti, contro il 46% del Sì. La proposta di modifica della magistratura, promossa dal governo Meloni, non sarà quindi attuata.

I leader di centrodestra hanno negato una sconfitta politica, confermando la stabilità del governo. Il centrosinistra ha invece rivendicato il successo, con alcuni esponenti che hanno suggerito le dimissioni della presidente Meloni. L’affluenza generale ha superato il 56%, un dato superiore alle aspettative, indicando una mobilitazione significativa.

La riforma prevedeva la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici, lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e l’istituzione di un’Alta Corte Disciplinare. Il No ha prevalso in 15 regioni e in quasi tutte le fasce d’età, eccetto quella tra i 50 e i 64 anni.

Ucraina: Droni per il Pentagono

Droni ucraini emergono nel mercato statunitense, catturando l’attenzione del Pentagono per il programma “Drone Dominance” da un miliardo di dollari. I modelli Shrike 10 Fiber e F10, noti per la loro qualità e componenti non cinesi, sono ora sotto esame. Questa mossa segnala un cambio strategico degli USA, volto a ridurre la dipendenza da fornitori stranieri e migliorare la sicurezza nazionale.

Il programma mira a sviluppare droni avanzati per esigenze militari specifiche. La “Corporation per la tecnologia dei droni di difesa ucraina”, descritta come “misteriosa”, si propone come nuovo attore. La scelta di queste tecnologie sottolinea la ricerca di fornitori affidabili, allontanandosi dalle preoccupazioni legate alla supply chain. Questo scenario apre nuove prospettive nel settore della difesa.

L’interesse per i droni ucraini potrebbe ridefinire il panorama del mercato USA, sfidando il dominio di produttori come DJI. La transizione verso sistemi con origini diverse non solo rafforza la sicurezza operativa, ma stimola anche la competitività globale nella tecnologia dei droni.

Trump attacca Harvard

Il Dipartimento di Giustizia USA nell’era Trump ha avviato un’azione legale contro l’Università di Harvard. L’accusa centrale è di non aver contrastato adeguatamente l’antisemitismo. I documenti depositati a Boston descrivono episodi antisemiti ignorati durante le manifestazioni pro-Palestina del 2023, evidenziando una presunta inerzia dell’amministrazione universitaria.

L’azione legale accusa Harvard di aver discriminato personale e studenti israeliani o ebrei attraverso la sua passività. Le contestazioni suggeriscono una violazione delle politiche antidiscriminatorie, alimentando un ambiente percepito come ostile. La causa porta in primo piano il ruolo dell’università nella protezione di tutti i suoi membri e la gestione delle tensioni interne relative all’antisemitismo.

In questo contesto, la rettrice Claudine Gay si è dimessa a causa delle intense pressioni politiche. Tali pressioni erano direttamente collegate alla sua gestione delle manifestazioni studentesche e delle relative accuse. La causa del Dipartimento di Giustizia aggiunge ulteriore pressione legale su Harvard, con implicazioni potenzialmente significative per la sua reputazione e le sue politiche future. Insomma se non piaci a Trump accadono queste cose.

Mentana-Meloni: intervista imbarazzante

Non ho nulla contro il giornalista Enrico Mentana, non adoro il suo modo di fare i giornalismo, sempre con quel tono di voce allarmante, come se stesse annunciando la fine del mondo, anche quando deve semplicemente dire che l’acqua in un fiume scorre. E’ sempre in modalità breaking news.

Detto questo, trovo l’intervista alla Meloni appena vista sulla La7 nel programma che precede il referendum costituzionale imbarazzante. Credo che la domanda più difficile che abbia fatto a Giorgia Meloni sia stata che cosa farà lunedì?

Ripeto, non ho nulla contro Enrico Mentana, però nel paese che desidero mi piacerebbe vedere un giornalista che interrompa la persona che sta intervistando e la incalzi di domande e non permetta alla fine di un’intervista che questa diventi semplicemente un monologo privo di interazioni.

Proteste contro AI

proteste londra contro tecnologia AI


Qualche giorno fa, davanti alla sede londinese del Dipartimento britannico per la scienza, innovazione e tecnologia, manifestanti di Pause AI hanno chiesto una pausa immediata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. “Cosa vogliamo? Mettere in pausa l’intelligenza artificiale! Quando lo vogliamo? Adesso!”. Il gruppo, per lo più giovani uomini, esige una moratoria sui sistemi AI, temendo pericoli per l’umanità.

Pause AI opera globalmente, con azioni a San Francisco, New York, Berlino e Roma. Fondatori come Joep Meindertsma, influenzati da “Superintelligenza” di Nick Bostrom, premono per trattati internazionali vincolanti e un’agenzia di sicurezza AI. L’obiettivo è la regolamentazione globale, coinvolgendo politici e opinione pubblica in vista del vertice di Seul.

Il movimento cerca la strategia migliore. Mentre alcuni auspicano una normativa incisiva, altri, come Holly Elmore di PauseAI US, puntano a unire artisti e creativi contro l’uso non consensuale dei dati. Le tattiche attuali restano moderate; si evitano azioni dirette dirompenti. Meindertsma insiste su azioni legali, non violente, confidando non siano necessarie misure più estreme per garantire la sicurezza futura.

Guerra Iran: Disinformazione AI dilagante

Le prime settimane della guerra in Iran hanno visto un’invasione di video e immagini falsi generati dall’intelligenza artificiale sui social. Contenuti mostravano esplosioni inesistenti, città distrutte mai attaccate, o truppe ribelli irreali. Questo ha reso il conflitto online caotico e confuso.

Il New York Times ha identificato oltre 110 falsi AI in due settimane. Raffiguravano israeliani in fuga, iraniani in lutto e navi americane bombardate. Visti milioni di volte su X, TikTok e Facebook, e ancor più in chat private. L’identificazione è avvenuta tramite segni evidenti, watermark invisibili e strumenti di rilevamento AI.

Una nuova ondata di strumenti AI sofisticati permette a chiunque di creare simulazioni realistiche a basso costo. Simili fenomeni sono stati notati in Ucraina, ma gli esperti indicano una proliferazione senza precedenti in Iran, con più fronti. Marc Owen Jones, Northwestern University, Qatar, conferma: “Vediamo molta più disinformazione AI ora che mai”.

CNN trasmette Iran, Trump attacca

L’amministrazione Trump ha denunciato CNN per aver trasmesso parte della prima dichiarazione pubblica del nuovo leader supremo iraniano. È il secondo attacco in pochi giorni al network, definito “fake news” e paragonato alla “Pravda” per la sua copertura. La Casa Bianca ha criticato la trasmissione ininterrotta di quattro minuti della TV statale iraniana, un “regime psicotico e assassino”. Due giorni prima, CNN era stata bersaglio per un’intervista a un negoziatore iraniano. Questa denuncia evidenzia la tensione tra governo e media.

CNN ha difeso la propria scelta, sottolineando l’evidente valore di notiziabilità delle dichiarazioni del leader per comprendere la direzione del conflitto. Il network ha notato che Sky News e Al Jazeera, oltre ad altre testate come AP e New York Times, avevano anch’esse coperto ampiamente il discorso, che includeva minacce di attacchi e il blocco delle forniture petrolifere. Il messaggio era già ampiamente disponibile online.

Esperti e storici hanno concordato sulla legittimità della trasmissione, affermando l’importanza di conoscere le prospettive di un avversario. Hanno però avvertito i giornalisti di essere cauti per non essere strumentalizzati come veicolo di propaganda. L’episodio riaccende il dibattito sul ruolo del giornalismo in tempo di guerra e la libertà di stampa nel coprire i leader considerati nemici.

D’Alema critica Usa e Israele

Massimo D’Alema, ex premier, ha espresso forti critiche verso le politiche di Usa e Israele, definendole un ritorno alla barbarie. Ha inoltre giudicato imbarazzante la posizione di Tajani, sottolineando la perdita del primato morale occidentale e la furbizia della posizione italiana.

Fonte: https://www.repubblica.it/politica/2026/03/11/news/massimo_d_alema_iran_trump_netanyahu_barbarie_intervista-425213145/

Genitori fanno causa OpenAI

I genitori di Maya Gebala, ragazza ferita gravemente in una sparatoria scolastica in Canada, hanno citato in giudizio OpenAI. La causa civile, depositata in British Columbia, accusa l’azienda di aver avuto conoscenza specifica dei piani della tiratrice, Jesse Van Roostselaar. Roostselaar ha ucciso otto persone e sé stessa il mese scorso a Tumbler Ridge. OpenAI aveva precedentemente affermato di aver considerato, ma non allertato, la polizia sulle attività della persona che poi ha commesso una delle peggiori sparatorie scolastiche canadesi.

OpenAI, creatrice di ChatGPT, ha ammesso di aver considerato le attività della tiratrice mesi prima dell’attacco, ma ha scelto di non allertare le autorità. Solo dopo la tragedia, l’azienda si è rivolta alla polizia, rivelando che l’account ChatGPT della tiratrice era stato chiuso, ma lei aveva aggirato il divieto con un secondo profilo. La denuncia evidenzia che la piattaforma si è comportata “volontariamente per assistere utenti come la sparatoria nella pianificazione di un evento con vittime di massa.”

Maya Gebala è stata colpita tre volte a distanza ravvicinata, al capo, al collo e di striscio alla guancia. Ha riportato una lesione cerebrale catastrofica. I genitori affermano che le ferite le causeranno disabilità cognitive e fisiche permanenti. La famiglia chiede giustizia per le condotte della società.

Anthropic, Startup e Contratti Difesa

Nell’ultimo episodio del podcast Equity di TechCrunch, si è discusso della controversia riguardante Anthropic e del suo impatto sulle startup che desiderano collaborare con il governo degli Stati Uniti. La situazione attuale ha sollevato interrogativi su come le aziende emergenti possano percepire il rischio di associarsi a contratti di difesa, soprattutto in un contesto di crescente scrutinio pubblico e normativo.

La controversia ha portato a riflessioni su come le startup possano affrontare le sfide etiche e politiche legate ai contratti governativi. Molti fondatori di startup potrebbero essere riluttanti a entrare in partnership con il settore della difesa, temendo che ciò possa danneggiare la loro reputazione o allontanare i clienti. Questo potrebbe portare a una diminuzione dell’innovazione nel settore della difesa, che storicamente ha beneficiato della collaborazione con aziende tecnologiche emergenti.

Infine, si è discusso delle possibili conseguenze a lungo termine per il settore della difesa e per le startup stesse. Se la paura della controversia persiste, potrebbe esserci una mancanza di talenti e idee fresche, riducendo l’efficacia e la competitività delle soluzioni difensive americane.

FONTE

Difesa USA-Anthropic: Accordo Fallito

I colloqui tra il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e l’azienda di intelligenza artificiale Anthropic si sono falliti. Emil Michael, responsabile tecnologico del Dipartimento, non è riuscito a finalizzare un contratto da 200 milioni di dollari. Il disaccordo principale riguardava l’uso della tecnologia.

Il Dipartimento desiderava libertà nell’applicazione dei sistemi Anthropic, mentre l’azienda rifiutava l’impiego per la sorveglianza di cittadini americani. Nonostante le trattative fossero avanzate e vicine a un’intesa, le parti non hanno raggiunto un accordo su alcune clausole cruciali.

Alla scadenza del termine per l’intesa, l’accordo è naufragato. Il Dipartimento ha quindi etichettato Anthropic come un “rischio per la sicurezza”, decidendo di interrompere ogni rapporto. La vicenda evidenzia le crescenti tensioni etiche nell’adozione dell’AI in ambito governativo.

Iran, USA: Voto e Guerra

L’attacco di oggi all’Iran da parte di Israele, con ovviamente il benestare di Trump, è sicuramente l’inizio di una campagna elettorale. Secondo recenti sondaggi, il gradimento di Trump varia, ma in genere si attesta sotto il 50%, suggerendo una base elettorale da rinvigorire in vista delle prossime scadenze. Le sue politiche sono spesso polarizzanti. È evidente che distrarre tutti con una guerra prima delle elezioni di novembre potrebbe essere una mossa calcolata per unire la base e presentarsi come leader forte.

Questo scenario si lega strettamente alle prossime elezioni di novembre. Le elezioni di midterm negli USA si tengono a metà del mandato presidenziale. Riguardano il rinnovo di tutti i seggi della Camera dei Rappresentanti, un terzo del Senato e molte cariche statali. Spesso fungono da referendum sull’operato del presidente in carica, influenzando la sua capacità di governare e di far passare l’agenda legislativa. Un conflitto estero potrebbe tentare di spostare l’attenzione dai problemi interni.

Credo sia impossibile prevedere come andranno le elezioni di novembre. Tanto più ora non sappiamo neanche come si svilupperà questo attacco all’Iran. Se il partito del presidente perde le midterm, la sua agenda legislativa può bloccarsi, portando a maggiore polarizzazione e difficoltà di governo. È accaduto spesso: Clinton nel 1994, Bush nel 2006, Obama nel 2010 e Trump nel 2018 persero il controllo di almeno una camera. La reazione del pubblico all’escalation in Medio Oriente sarà determinante per l’esito finale di questo sviluppo.

Pentagono banna Anthropic

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Venerdì, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha etichettato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento della sicurezza nazionale. La mossa ha bloccato i contractor militari dal fare affari con l’azienda di intelligenza artificiale. La decisione è giunta dopo che il CEO di Anthropic si è rifiutato di rimuovere le misure di salvaguardia sull’uso della tecnologia per la sorveglianza di massa e le armi autonome. La sicurezza nazionale ha prevalso sulle riserve etiche aziendali.

L’azione segue un ordine del Presidente Trump di “cessare immediatamente” l’uso federale della tecnologia di Anthropic. Il portavoce del Pentagono Sean Parnell aveva imposto una scadenza per Anthropic, che è passata senza ripensamenti. La designazione, solitamente riservata ad avversari stranieri, potrebbe minacciare l’intera attività enterprise di Anthropic, ben oltre il contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono.

Il CEO Dario Amodei ha difeso la posizione dell’azienda, citando la “buona coscienza” e un linguaggio legale che avrebbe vanificato le garanzie. Anthropic contesterà la designazione, definendola “priva di fondamento giuridico”. La vicenda solleva interrogativi sull’applicazione del Defense Production Act e sulla capacità del governo di obbligare un’azienda a fornire un prodotto privo di restrizioni di sicurezza.

Rogoredo: Cronaca, Prudenza e Verità

La storia di quello che è accaduto a Rogoredo deve servirci ad indurci una maggiore prudenza nel commentare certi fatti di cronaca.

La prima versione della notizia, diffusa. Abderrahim Mansouri, 28 anni, viene ucciso dall’assistente capo Carmelo Cinturrino il 26 gennaio scorso nel boschetto della droga di Rogoredo alla periferia di Milano. Motivazione, lo spacciatore punta una pistola contro Cinturino che quindi spara per difendersi. Successivamente di scopre che la pistola è finta. Questa narrativa iniziale ha subito generato reazioni forti, con molti pronti a schierarsi in difesa dell’agente e a condannare lo spacciatore.

Dopo qualche settimana, tuttavia, le indagini hanno fatto emergere una storia diversa, a dirla tutta anche più brutta. Elementi nuovi hanno rovesciato la percezione iniziale, mettendo in discussione la legittima difesa e portando a conclusioni ben più complesse e tragiche. Insomma, è sempre meglio aspettare a fare il tifo o a esprimere giudizi affrettati al cospetto delle notizie di cronaca, perché la verità ha spesso tempi e modalità di emersione imprevedibili.

Trump: Un enigma elettorale?

Mi domando, inutilmente, come facciano gli americani a votare il tizio con i capelli strani e la pelle color arancione; ok, posso fare anche il nome, si chiama Trump. Almeno per me basta vederlo come parla per capire che dice stupidate. Tipo la conferenza stampa di ieri, 20 febbraio 2026, dove ha attaccato duramente avversari politici e media, definendo le loro domande “ridicole” e “stupide” più volte. Non ho contato quante volte ha dato dello stupido a qualcuno.

E poi, e dico e poi, i giornalisti non potevano alzarsi e andar via per come ha trattato il giornalista della CNN? Quel giornalista, notoriamente ostile, è stato zittito e accusato di “fake news”, trattato con disprezzo davanti a tutti. Un’umiliazione in diretta, senza un barlume di rispetto per la professione, che lascia a bocca aperta e sbalorditi sulla passività degli altri presenti.

Insomma, la storia, o forse la sociologia e la psicanalisi, un giorno ci diranno perché la gente vota Trump, cosa si cela dietro un consenso così polarizzante e apparentemente irrazionale. Ma forse, più semplicemente, è solo perché sono stupidi. O forse c’è un malcontento profondo, una rabbia latente che solo un personaggio così fuori dagli schemi riesce a intercettare e cavalcare, trasformando le frustrazioni in un voto di protesta incomprensibile ai più.

Epstein Files

Gli Epstein Files hanno suscitato un’attenzione senza precedenti, rivelando dettagli scottanti e dinamiche inquietanti nei rapporti tra le personalità coinvolte. Le e-mail, ora accessibili al pubblico, offrono uno sguardo su un mondo spesso nascosto. Per chi fosse interessato a esplorare ulteriormente queste rivelazioni, il portale jmail.world rappresenta una risorsa inestimabile.

Meta blocca ICE List

Meta ha iniziato a bloccare i link a ICE List, un sito che raccoglie informazioni su incidenti che coinvolgono agenti ICE e Border Patrol. La decisione, riportata da Wired, sembra motivata dalla pubblicazione dei nomi di migliaia di dipendenti. Il sito è una Wiki crowdsourced che documenta attività di enforcement dell’immigrazione negli Stati Uniti.

ICE List elenca nomi di agenti associati a DHS, ICE e CBP. Gran parte delle informazioni proviene da profili LinkedIn pubblici, sebbene il sito avesse inizialmente parlato di un “leak”. Una lista di 4.500 dipendenti, presumibilmente caricata, si è rivelata basata su dati condivisi pubblicamente sull’immigrazione.

Meta ha agito dopo settimane dalla diffusione dei link. I tentativi di condivisione o accesso ora generano messaggi di errore, citando le linee guida contro lo spam. Un portavoce ha menzionato la politica sulla privacy per le informazioni personali, ma non ha chiarito il ritardo né la posizione sui profili pubblici. Non è la prima volta che Meta interviene su contenuti relativi a ICE.

Nuovi dettagli Epstein-Gates emergono

bill gates


Nuove email del 2013, scritte da Jeffrey Epstein a se stesso e rilasciate dal Dipartimento di Giustizia, suggeriscono un coinvolgimento di Bill Gates in relazioni extraconiugali e l’acquisizione di droga. Epstein accusava Gates di avergli chiesto di partecipare a “cose moralmente inappropriate” e “potenzialmente illegali”, e di avergli facilitato incontri con donne sposate e l’acquisto di stupefacenti per “gestire le conseguenze del sesso con ragazze russe”. Le accuse arrivano dopo il fallimento di un accordo tra la fondazione di Gates e JPMorgan Chase, che avrebbe privato Epstein di un previsto flusso di entrate.

Un rappresentante di Bill Gates ha definito le affermazioni “assurde e completamente false”, attribuendole alla frustrazione di Epstein per la mancanza di una relazione continua con Gates. Nel 2021, Gates aveva già definito la sua associazione con Epstein un “enorme errore”, minimizzando gli incontri a cene per la raccolta fondi. La relazione tra i due, iniziata intorno al 2011, quando Epstein era già stato condannato, fu tra i fattori che portarono Melinda French Gates a chiedere il divorzio.

Epstein, in una delle email piene di refusi, affermò di essersi dimesso dalla Gates Foundation e da BG3, un think tank di Gates, a causa di una “grave disputa coniugale tra Melinda e Bill” e per la richiesta di Gates di partecipare a pratiche che spaziavano dal moralmente inappropriato all’eticamente discutibile. Accusava Gates di averlo abbandonato per salvaguardare la propria reputazione. Queste rivelazioni evidenziano la profondità della relazione e le sue controverse implicazioni.

Vespa, flop Porta a Porta 30

Porta a Porta

Un flop senza precedenti ha colpito lo speciale per i trent’anni di “Porta a Porta”, condotto da Bruno Vespa su Rai1. L’evento, trasmesso mercoledì 21 gennaio in prima serata, ha raccolto solo 954.000 telespettatori, con uno share fermo al 7,1%. Un risultato nettamente inferiore alle aspettative, pur protraendosi fino all’una di notte.

Canale 5 ha dominato la serata con la fiction “A Testa Alta” (Sabrina Ferilli), quadruplicando i dati di Rai1: 4.034.000 spettatori e il 28,2% di share. La rete ammiraglia Rai è stata superata anche da Rai3 (“Chi l’ha visto?”, 1.372.000 spettatori) e La7 (“Una Giornata Particolare”, 1.142.000 spettatori), oltre a un testa a testa con Italia 1.

Rai1 si è classificata come quarta rete in prime time. Lo speciale di Vespa non è riuscito a imporsi, venendo battuto da tutte le principali concorrenti e segnando un tonfo auditel per la celebrazione del noto programma.