Categoria: Musica

Dormire Con AirPods

Apple sta preparando qualcosa per gli AirPods con iOS 26. Nuovi gesti della testa per controllare il volume, come se annuire e scuotere la testa non bastasse più per rispondere alle chiamate. Un futuro fatto di micro-movimenti con la testa? Mah.

Gli AirPods capiranno quando ti addormenti e metteranno in pausa la musica. Usano i dati dell’Apple Watch, ovviamente, perché da soli non sanno riconoscere il sonno. Un’altra dipendenza tecnologica che risolve un problema che non sapevamo di avere.

La fotocamera dell’iPhone si potrà attivare premendo lo stelo degli AirPods. Selfie senza toccare l’orecchio, dicono. Il microfono diventa “studio quality” perché anche le nostre conversazioni devono sembrare un podcast ora.

Che fine ha fatto Lio?

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Nel 2025, Lio — icona della musica pop francofona degli anni ’80 — vive un momento doloroso. A marzo, suo figlio minore Diego si è tolto la vita a soli 21 anni, lasciando un vuoto devastante. Diego era il sesto dei suoi figli, nati da relazioni diverse, e già in passato la cantante aveva parlato apertamente delle difficoltà affrontate dalla sua famiglia. La tragedia è avvenuta nei pressi dell’aeroporto Roissy-Charles de Gaulle, e ha avuto grande risonanza in Francia.

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Nonostante questo lutto, Lio continua a pubblicare nuova musica. A maggio è uscito un brano inedito e nei mesi precedenti aveva partecipato a vari progetti collaborativi. Il suo esordio artistico risale al 1979 grazie al gruppo belga Telex, che produsse Le banana split, brano che la rese celebre prima ancora di compiere 18 anni. Il suo successo continuò negli anni ’80 con singoli come Amoureux solitaires, che raggiunse il primo posto in classifica in Francia e in Italia.

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Lio è nata il 17 giugno 1962 a Mangualde, in Portogallo, e si è trasferita in Belgio con la madre dopo il divorzio dei genitori. Il suo vero nome è Vanda Maria Ribeiro Furtado Tavares de Vasconcelos.

Note da brivido

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Se hai visto The Last of Us, sai quanto la colonna sonora sia fondamentale. Gustavo Santaolalla, musicista argentino classe 1951, ne è l’autore e non è certo nuovo a questi capolavori: ha già due Oscar per le musiche di Brokeback Mountain e Babel. Santaolalla è uno che non riempie mai troppo, che preferisce sottrarre invece di aggiungere.

Nel mondo post-apocalittico di Joel ed Ellie, la sua musica crea una tensione che non si spezza mai, usando strumenti come il ronroco, un piccolo charango argentino che regala suoni inquietanti e profondi. Santaolalla lavora così, poche note, molta atmosfera, nessuna sovrabbondanza inutile. Una scelta perfetta per una storia fatta di silenzi e sguardi.

Non è solo bravura tecnica, ma anche sensibilità: Gustavo sa quando lasciare che a parlare sia il vuoto, l’attesa, il non detto. La sua musica è diventata un personaggio invisibile, ma essenziale, della narrazione. Ascoltala bene, la prossima volta.

Momento Coen

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Ogni tanto è necessario tornare su questo capolavoro. Non è un paese per vecchi sembra un film perfetto. I Coen non hanno mai lasciato nulla al caso. Per esempio, Chigurh non sbatte mai le palpebre: l’attore Bardem si è allenato a lungo per trasmettere quella sensazione di disumanità. E il suo taglio di capelli, ridicolo e minaccioso insieme, è stato scelto per mettere a disagio il pubblico fin dal primo sguardo.

Ok, gira voce che Bardem abbia provato quella parrucca, per gioco, per scherzo. I fratelli Coen, però, appena l’hanno visto hanno deciso subito: quella era la soluzione per i capelli.

Poi c’è la questione dei rumori. Il film non ha musica. Zero colonna sonora. Solo silenzi e suoni reali, il vento, il colpo secco della pistola ad aria compressa. Una scelta radicale che amplifica la tensione più di qualsiasi orchestra.

Infine, il titolo. Viene da una poesia di Yeats. Ma il vero significato è che quel mondo senza regole, dove la morte arriva senza un perché, non ha più spazio per chi ha una bussola morale. Un posto dove anche lo sceriffo si perde.

Se non l’avete visto (orrore) è da vedere, se l’avete visto è da rivedere.

Short News

Una nuova biografia, “Love, Freddie: La vita segreta e l’amore di Freddie Mercury” di Lesley-Ann Jones, sostiene che Freddie Mercury abbia avuto una figlia segreta nel 1976 da una relazione con la moglie di un amico, con la quale mantenne un legame fino alla sua morte nel 1991.

Ballano per sopravvivere

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Negli anni Venti nasce un’idea folle e geniale: far ballare la gente fino allo sfinimento. Si chiamavano maratone di danza e durante la Grande depressione esplodono ovunque. Bastava un palco, una giuria e un premio in soldi. La gente ballava per ore, giorni, settimane. Fame, sonno, dolore. Tutto si mescolava in uno spettacolo che era metà teatro e metà vita vera. Un proto-reality, senza telecamere.

Nel 1969 arriva un film che racconta tutto questo. “Non si uccidono così anche i cavalli?”, tratto da un romanzo di Horace McCoy. Un pugno nello stomaco. Da lì, le maratone di danza cambiano pelle: diventano eventi di beneficenza, studenteschi, con la musica alta e il cuore leggero. Ma qualcosa di quella disperazione originale resta sempre nell’aria.

È strano pensare che prima dei talent show e dei TikTok, ci si schiantava di fatica per un po’ di attenzione e un piatto caldo. O magari solo per non sentirsi invisibili.

331 film

Ha preso l’audio da 331 film e li ha sincronizzati sul brano di Eminem. Un pazzo adorabile.

La coda di Spotify

Spotify aggiorna la funzione di coda, introducendo un’interfaccia più intuitiva e opzioni di gestione avanzate. Era ora.