Categoria: Musica

Nina Yamada: Minimal a Parigi

Nina Yamada

C’è qualcosa di magico nel vedere un DJ manipolare i vinili in uno spazio ristretto, circondato da scaffali pieni di musica. La sessione di Nina Yamada per Yoyaku Record Store è la prova che non servono grandi palchi o luci accecanti per trasmettere emozioni profonde.

Il video ci porta direttamente a Parigi, permettendoci di osservare da vicino la tecnica e la passione di Nina. Tra i momenti salienti, spicca la transizione verso tracce più ritmate come “Don’t stop the grow” [51:23], dove il battito diventa irresistibile, e la chiusura energica che invita il pubblico (e chi ascolta da casa) ad alzarsi e muoversi [01:05:32].

Che tu stia lavorando, studiando o semplicemente cercando la colonna sonora perfetta per il tuo relax, questo set è un “must-listen”. La Yamada non si limita a suonare dischi; racconta una storia fatta di loop ipnotici e calore analogico.

Guarda il video completo qui: Yoyaku Instore Session with Nina Yamada

Rolling Stones: arriva il nuovo album

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Il 10 luglio uscirà Foreign Tongues. È il nuovo album dei Rolling Stones. Conterrà 14 canzoni. I primi due singoli sono “In The Stars” e “Rough And Twisted”, pubblicati martedì insieme all’annuncio del disco.

“Rough And Twisted” era già uscita ad aprile. Pochi hanno potuto ascoltarla. La distribuzione è avvenuta solo su vinile, con una tiratura molto limitata. Pochi negozi di dischi selezionati nel mondo l’hanno ricevuta. Alcune copie sono ora in vendita online, a prezzi alti.

Per quella prima uscita, i Rolling Stones hanno usato uno pseudonimo: Cockroaches. Lo avevano già fatto in passato, tra gli anni Settanta e Ottanta. Un nome usato per occasioni speciali, lontano dai riflettori.

Il Mistero dei Gusti Musicali

Giradischi

Faccio sempre molta fatica a capire perché la gente adora l’heavy metal pesante. Quasi certamente anche loro avranno molte perplessità a capire perché io ascolto musica tipo il jazz, l’house e cose come Alva Noto. A proposito, “By the River” di Alva Noto è un capolavoro. Per intenderci, gruppi come i Ramones io li adoro. Proprio non capisco, però, quei gruppi che fanno quel casino micidiale con tutte quelle chitarre in totale distorsione e con cantanti che urlano in modo disperato, spesso con vocalizzi gutturali che sembrano provenire da un altro mondo.

Credo che questo genere musicale abbia anche un nome, che ovviamente io non ricordo perché molto probabilmente il mio cervello si rifiuta di memorizzarlo. Presuntuosamente mi viene da dire che chi ascolta questo tipo di musica forse prova emozione nel sentire rumore, un’esperienza quasi catartica. Molto probabilmente, e lo dico sempre molto presuntuosamente, queste persone troverebbero anche un leggero sollievo nell’ascolto ad alto volume in cuffia del rumore bianco, quasi come una forma estrema di ASMR.

Ovvio, questo apre un mondo di ragionamenti sul fatto che i gusti musicali siano veramente tutti personali e vai a capire come nel tempo si sviluppano. A mio avviso questo sarebbe anche uno studio interessante a livello psicanalitico. Del tipo: dimmi che musica ascolti e da lì partiamo a capire tutto il resto. Una sorta di sostituzione alla classica domanda “parlami di tua mamma”. Del resto, ora che ci penso, c’è chi guarda film dove la gente si mena per quasi due ore e si uccide in modo sanguinolento, e c’è chi guarda il cinema francese. Voglio precisare una cosa: non esiste un giudizio su cosa sia meglio o cosa sia peggio. Però sarebbe carino capire perché la gente ascolta musica di merda. Tutto qui.

Coachella 2026: YouTube potenzia l’esperienza

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YouTube porterà Coachella 2026 direttamente sui divani di casa, trasmettendo gratuitamente entrambi i weekend dal 10 aprile alle 16:00 PDT. L’edizione di quest’anno si presenta come la più ambiziosa, con sette palchi in streaming simultaneo e l’introduzione di un nuovo feed verticale, interamente ripreso con telefoni Pixel, per un’esperienza immersiva.

L’upgrade principale è lo streaming 4K, disponibile per la prima volta su tre palchi chiave: Coachella Stage, Outdoor Theatre e Sahara. Anche il Quasar Stage riceverà un livestream verticale dedicato, showcasing le capacità delle fotocamere Google Pixel. La funzione Multiview permetterà di seguire fino a quattro palchi contemporaneamente sul televisore, alternando l’audio. Un canale “Coachella TV” 24/7 offrirà un mix di performance attuali e archiviate.

Il secondo weekend vedrà il ritorno della serie “Watch With”, con creator di YouTube che commenteranno le esibizioni. Un negozio virtuale tramite YouTube Shopping offrirà merchandise esclusivo, accessibile tramite QR code. Completano l’offerta un’app dedicata per Android e iOS, dotata di pianificazione Gemini-powered, rendendo l’esperienza del festival da casa la più completa finora.

Agnelli: Musica, Futuro, Rivoluzione Live

Articolo da il Manifesto, conversazione con Manuel Agnelli che critica senza mezzi termini un sistema musicale che definisce «mai distratto», ma piuttosto abilmente costruito su dinamiche utili a sé stesso, orientate a escludere tutto ciò che è «disturbante, laborioso o lento». Con la fredda lucidità di chi ha visto troppe carriere sorgere e tramontare in un weekend, Agnelli avverte la nuova generazione di musicisti del rischio di finire in un tritacarne che baratta il talento con «il satana dei numeri», dove il successo immediato è l’unica misura accettata. Questa gabbia di ingranaggi, che teme il tempo e idolatra la velocità del consumo digitale, alimenta produzioni «scritte a macchinetta», ulteriormente minacciate dall’intelligenza artificiale che rischia di trasformare la musica in un oggetto senz’anima, decretando la «morte dell’artista» a favore di guadagni facili. Agnelli sottolinea l’importanza di venire dall’errore, una lezione chiave per rivendicare l’autenticità in un mondo programmato per l’infallibilità.

Articolo completo qui

https://ilmanifesto.it/manuel-agnelli-suoni-dal-futuro-la-scossa-della-musica-emergente-che-rompe-gli-schemi

Alchimia Imprevista del Köln Concert

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La notte del 24 gennaio 1975, presso l’Opera House di Colonia (Köln), si svolse uno degli eventi più improbabili e trasformativi della storia della musica moderna. Quello che oggi è celebrato come il disco di piano solo più venduto di sempre, con oltre quattro milioni di copie distribuite, nacque da una convergenza inattesa di errori logistici, sofferenza fisica e una tensione emotiva che avrebbe potuto facilmente condurre alla cancellazione totale dell’evento. Al centro di questa saga, la figura di Vera Brandes, all’epoca una diciassettenne promoter, la più giovane in Germania, animata da una passione viscerale per il jazz contemporaneo. Aveva già organizzato tour e concerti per artisti del calibro di Ralph Towner e Gary Burton, offrendo un palcoscenico vitale ai musicisti jazz americani in un periodo di declino negli Stati Uniti. La scelta dell’Opera House fu ambiziosa, e l’orario insolito, le 23:30 di un venerdì sera, subito dopo l’opera “Lulu”, contribuì a creare un’atmosfera quasi rituale e clandestina per i 1.400 spettatori. Tuttavia, le ore precedenti furono segnate da una serie di sventure: Keith Jarrett arrivò stremato dopo un lungo viaggio in auto sotto la pioggia gelida nella piccola Renault 4 di Manfred Eicher, afflitto da dolori cronici alla schiena e da privazione di sonno. A peggiorare le cose, una cena sfortunata in un ristorante italiano surriscaldato e con un servizio lentissimo, che lo lasciò ancor più irritato e con poco tempo prima di salire sul palco. Ma il culmine del dramma fu la scoperta del pianoforte: invece del richiesto Bösendorfer 290 Imperial, un maestoso gran coda, sul palco c’era solo un piccolo Bösendorfer a mezza coda, inadeguato, gravemente scordato, con tasti difettosi e pedali malfunzionanti, un vero e proprio abominio sonoro.

Di fronte a tale disastro, Jarrett dichiarò risolutamente che non avrebbe suonato, dirigendosi verso l’uscita. Fu solo grazie alla disperata e incrollabile tenacia di Vera Brandes che l’evento non fu annullato; seguendolo sotto la pioggia, lo supplicò, spiegandogli che la cancellazione l’avrebbe rovinata finanziariamente. Mosso a compassione dalla sua determinazione, Jarrett cedette, pronunciando la frase iconica: “Okay, suonerò, ma non dimenticarlo mai: solo per te”. Mentre i tecnici del pianoforte lavoravano febbrilmente per rendere lo strumento minimamente utilizzabile, Jarrett si preparava psicologicamente a una sfida che avrebbe richiesto una completa reinvenzione del suo stile. Questo adattamento creativo divenne l’aspetto più affascinante dell’esibizione: per compensare i difetti fisici del pianoforte – bassi deboli e acuti stridenti – Jarrett fu costretto a concentrare la sua esecuzione nel registro medio della tastiera, adottando ostinati ritmici ipnotici e figure ripetitive della mano sinistra. Questi “vamp” fornirono una base percussiva e una propulsione ritmica, supplendo alla debolezza acustica dello strumento. La performance fu di una fisicità straordinaria; Jarrett suonò spesso in piedi, sollevandosi dallo sgabello per imprimere maggiore forza ai tasti, e le sue vocalizzazioni, gemiti e mugugni estatici, chiaramente udibili nella registrazione, testimoniano la sua lotta eroica contro lo strumento. L’inizio della “Parte I” è un momento iconico, con un motivo di cinque note che suscitò ilarità nel pubblico, un presunto riferimento al campanello dell’Opera o, come suggerito da ricerche successive, alla canzone popolare locale “Der treue Husar”, un gesto involontario che creò un’immediata complicità con gli ascoltatori.

Nonostante le condizioni avverse, la qualità sonora della registrazione, curata dall’ingegnere Martin Wieland con microfoni Neumann U 67 a valvole e un robusto registratore Telefunken M-5 a bobine, si rivelò miracolosa. Dopo tre giorni di meticoloso lavoro di post-produzione in studio per correggere i difetti acustici del pianoforte, il produttore Manfred Eicher e Jarrett decisero immediatamente di pubblicare l’album. Il doppio album “The Köln Concert”, pubblicato il 30 novembre 1975, divenne rapidamente un fenomeno culturale. In un’epoca dominata dal jazz elettrico, l’intimità acustica e la fluidità melodica di Jarrett attrassero un pubblico vastissimo, superando i confini di genere. Tuttavia, per Jarrett, l’enorme successo divenne un fardello, sentendo che il pubblico chiedeva costantemente “quello stile”, mettendo in ombra le sue produzioni successive più audaci e mature. Egli stesso ha espresso in diverse occasioni il desiderio provocatorio di distruggere tutte le copie esistenti, riflettendo la sua convinzione che l’improvvisazione debba svanire con la sua esecuzione. L’album fu anche erroneamente associato al nascente movimento New Age negli anni ’70, un’etichetta che Jarrett detestava profondamente, considerando la sua musica una ricerca intellettuale e spirituale rigorosa, non un mero sottofondo rilassante. Cinquant’anni dopo, nel 2025, l’evento è celebrato da opere come il film “Köln 75”, che narra la storia dal punto di vista di Vera Brandes, e il documentario “Lost in Köln”, che cerca di ritrovare il pianoforte originale. Queste opere sottolineano come il concerto sia non solo un capolavoro musicale, ma una “lezione spirituale” su come gli ostacoli possano catalizzare la più pura creatività umana. Il “Köln Concert”, riconosciuto con l’inserimento nel National Recording Registry della Library of Congress (previsto per il 2025), rimane una testimonianza del paradosso: un artista stremato, su uno strumento difettoso, ha creato un’opera di limpidezza e forza tali da risuonare per mezzo secolo, trasformando il limite in una nuova forma di libertà.

Music Mouse: Un’Icona Rinasce


Laurie Spiegel, pioniera della musica elettronica, nel 1986 creò Music Mouse, un software rivoluzionario che permetteva di esplorare la composizione algoritmica tramite l’allora innovativo mouse del computer. Già affermata compositrice – il suo “Harmony of the Worlds” viaggia con Voyager Golden Record – e maga della tecnologia presso Bell Labs, Spiegel desiderava democratizzare la musica complessa. Il programma traduceva i movimenti del mouse in melodie e armonie, limitando l’utente a scale specifiche e facilitando la creazione senza profonde conoscenze teoriche.

Dopo decenni in cui il software è rimasto legato a sistemi operativi obsoleti, Eventide, grazie all’amicizia di lunga data con Laurie Spiegel, ha annunciato la sua rinascita per hardware moderni. La versione 1.0 manterrà la funzionalità originale, ma con un motore sonoro migliorato e capacità MIDI avanzate. La filosofa di Spiegel rimane centrale: un “intelligent instrument” che supporta l’espressione umana, non la sostituisce.

Spiegel vede il computer come un “folk instrument”, uno strumento personale e domestico che promuove la condivisione e la rielaborazione della musica, in contrasto con il modello del concerto formale. Sebbene riconosca il potenziale degli algoritmi nella musica, distingue il suo strumento dall’odierna AI generativa. Music Mouse non è autonomo; è un’estensione del musicista, permettendogli di concentrarsi su forme e frasi complesse, ribadendo che l’arte nasce sempre dalla profonda necessità umana di auto-espressione.
Music Mouse disponibile per macOS e Windows 11 a $29.

Captain Sensible

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Torno su Captain Sensible, ma questa volta per parlare di lui. Ok, adoro Glad it’s all over. Ma chi è Captain Sensibile? Raymond Burns puliva i bagni in un ospedale prima che il mondo decidesse che doveva essere Captain Sensible. Nel 1976 i Damned erano già un pugno nello stomaco, avete ascoltato qualcosa dei Damned? Lui stava lì, al basso o alla chitarra, con quel basco rosso che sembrava un bersaglio. Non era ribellione programmata, era solo l’unico modo per non tornare a pulire quei bagni. Il punk era una stanza stretta e rumorosa dove Raymond ha imparato a colpire forte prima di essere colpito.

Poi è arrivata la virata. “Happy Talk” non era punk, era un cortocircuito pop che ha scalato le classifiche mentre i puristi imprecavano. Sensible ha scoperto che si poteva essere eccentrici senza essere tragici. Vive nel Sussex, lontano dal caos londinese, dove ha cresciuto i suoi figli cercando di bilanciare la vita domestica con l’anarchia del rock. Due matrimoni, una dieta rigorosamente vegetariana e un’ostinata indipendenza dai vizi distruttivi dei suoi colleghi. Non cerca riflettori, solo la pace di una casa normale e un basco rosso appeso all’ingresso come una divisa da lavoro.

Oggi Captain Sensible vive in una realtà fatta di tour, attivismo e una strana dedizione alle ferrovie. Quando non è sul palco, è un trainspotter che difende i trasporti su rotaia e colleziona trenini elettrici, un contrappunto meticoloso al caos del palcoscenico. Con “Glad It’s All Over” ha scritto un inno pacifista mascherato da canzonetta, un grido sollevato contro la guerra delle Falkland che nascondeva l’amarezza dietro un ritmo incalzante. È un pezzo di storia che rifiuta di essere imbalsamato; dimostra che si può invecchiare nel rock senza perdere il senso del ridicolo o l’impegno civile. Alla fine, resta solo la musica e quel basco, un segnale luminoso nel buio della routine.

Musica AI: frode streaming

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La cantante folk britannica Emily Portman e il musicista australiano Paul Bender hanno scoperto brani AI fraudolenti sui loro profili ufficiali Spotify e Apple Music. Truffatori sfruttano la debole verifica d’identità delle distribuzioni per rivendicare i diritti di streaming.

Bender ha avviato una petizione, raccogliendo 24.000 firme. Ha stilato un elenco di album sospetti, inclusi quelli su profili di artisti deceduti. Uno studio recente ha rilevato che la maggior parte degli ascoltatori non distingue l’IA dalle registrazioni autentiche.

Spotify ha annunciato nuove misure di rilevamento frodi, riconoscendo come l’IA acceleri spam e contenuti ingannevoli. La rimozione delle tracce false richiede attualmente tra le 24 ore e le otto settimane.

Claudio Rispoli “Mozart” si racconta

Ho trovato questa intervista dove DJ Claudio “Mozart” Rispoli scomparso qualche giorno fa si racconta. Figura iconica del funky italiano, in questa intervista condivide la sua lunga carriera. Dal Conservatorio alla Baia degli Angeli, passando per successi internazionali come Jestofunk, l’artista riflette sul suo percorso e la sua essenza musicale.

Leggi la notizia originale

Ornella Vanoni

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Ornella Vanoni ci ha lasciati il 21 novembre 2025 a Milano, all’età di 91 anni. Sebbene icona della canzone d’autore italiana, la sua voce vellutata e sensuale ha trovato una delle sue espressioni più alte nella bossa nova.

Mi piace sottolineare come la sua storica collaborazione con leggende come Vinícius de Moraes e Toquinho ha prodotto capolavori immortali, su tutti l’album La voglia la pazzia l’incoscienza l’allegria (1976). In quel disco, il suo timbro sofisticato dialogava perfettamente con i ritmi sudamericani, regalando interpretazioni di rara intensità e “saudade”.

Artista libera fino all’ultimo, lascia un’eredità musicale che unisce Milano a Rio de Janeiro in un abbraccio “senza fine”.

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The Weeknd spacca il miliardo

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The Weeknd ha superato il miliardo di dollari con il tour After Hours ‘Til Dawn. È il primo artista solista maschile a raggiungere questo traguardo. I numeri parlano chiaro: 1,004 miliardi di dollari, 7,55 milioni di biglietti venduti, 153 spettacoli dal luglio 2022. Live Nation ha confermato tutto.

Il tour si piazza al terzo posto nella storia. Davanti ci sono solo Taylor Swift con 2,2 miliardi dell’Eras Tour e i Coldplay con 1,39 miliardi del Music of the Spheres. Tre nomi, tre modi diversi di riempire gli stadi. Il canadese ha dimostrato di avere la stessa forza d’attrazione dei big mondiali.

La tournée continua fino a settembre 2026. Nord America, Europa, America Latina, Australia. Omar Al-joulani di Live Nation ha parlato di longevità e domanda incredibile per le esibizioni dal vivo. The Weeknd non si ferma, il pubblico nemmeno.

Bowie, l’archivio infinito

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Il nuovo David Bowie Centre ha aperto a Londra e sembra più un viaggio che un museo. Dentro ci sono 90.000 oggetti che raccontano mezzo secolo di musica, arte e ossessioni. Ci sono i costumi di Ziggy, i fogli pieni di appunti e persino strumenti che hanno cambiato la storia del pop. Tutto insieme, come se Bowie non fosse mai andato via.

Tra le teche spunta anche ciò che non è mai nato: film mai girati, musical interrotti, progetti rimasti su carta. C’è “Young Americans”, una storia su un Major Tom perso in un’America in crisi, e “The Spectator”, un racconto teatrale sui fuorilegge londinesi del Settecento. Idee abbozzate che parlano più di lui di qualsiasi intervista.

Poi c’è la novità più sorprendente: puoi ordinare un oggetto, toccarlo, vederlo da vicino. Un’esperienza intima, già richiestissima, che trasforma il museo in un contatto diretto con Bowie. Il centro è gratuito, vivo, mutevole. Proprio come lui.

Short News

Apple porta per la prima volta le sue stazioni radio su TuneIn, raggiungendo milioni di utenti fuori dal proprio ecosistema. Una mossa che punta a rafforzare Apple Music e contrastare la crescita di Spotify.

Playlist delle celebrità nascoste

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Da un articolo del NyTimes esce fuori questa storia. Le playlist dei personaggi famosi sono pubbliche. Per esempio il vicepresidente Vance suona Backstreet Boys e Justin Bieber mentre cucina, una playlist che scopre l’intimità dietro la facciata pubblica e mette in luce la fragilità della privacy digitale.

Dietro “Panama Playlists” c’è un’ombra curiosa: un creatore anonimo ha raccolto dati pubblici da Spotify – dai brani alla frequenza d’ascolto – per politici e boss della tech. Alcuni hanno confermato la veridicità, altri se ne son accorti solo dopo, rivelando quanto poco sappiamo dei nostri stessi profili.

Il caso è un avviso silente: Spotify lascia tutto publico per impostazione predefinita, e cambiarlo richiede lavoro manuale. Quante tracce della nostra vita ascoltata restano in chiaro?

Potete leggere tutto l’articolo qui

Spotify diventa anche chat

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Spotify introduce una nuova funzione di messaggistica integrata, pensata per far parlare direttamente tra loro gli utenti all’interno dell’app. Una mossa che avvicina la piattaforma musicale a un social network, spostando l’attenzione non solo sull’ascolto ma anche sulla conversazione.

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Spotify rilancia la sfida a Apple

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Spotify ha introdotto Mix, una nuova funzione per gli abbonati Premium che trasforma le playlist in set da DJ. Le canzoni si fondono con dissolvenze, aumenti e fusioni, gestite in automatico o con controlli manuali. Oltre alle transizioni, l’app mostra battiti, tonalità e forma d’onda per mix perfetti.

La mossa è un chiaro segnale di competizione con Apple, pronta a lanciare AutoMix su iOS 26. Ma mentre Apple punta su un approccio più automatizzato, Spotify gioca la carta della personalizzazione. I primi tester parlano di un’esperienza più ricca e flessibile, pensata soprattutto per chi ascolta elettronica, house e techno.

Il rollout globale è in corso, con l’Asia-Pacifico che dovrà attendere ancora. Con la possibilità di collaborare su playlist mixate e di attivare o disattivare la funzione in ogni momento, Spotify vuole consolidare il controllo dell’utente sulla propria esperienza musicale. Una strategia che mostra quanto la guerra dello streaming stia cambiando i confini tra semplice ascolto e creazione.

Taylor Swift batte ogni record

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Taylor Swift è apparsa nel podcast “New Heights” del fidanzato Travis Kelce e in un giorno ha superato 13 milioni di visualizzazioni su YouTube. La diretta ha attirato 1,3 milioni di spettatori simultanei e ha persino fatto crashare la piattaforma dopo poco meno di due ore.

Durante l’episodio Swift ha annunciato il suo dodicesimo album, “The Life of a Showgirl”, in uscita il 3 ottobre 2025. Dodici tracce, tra cui una collaborazione con Sabrina Carpenter, nate dall’energia dell’Eras Tour. Un progetto compatto, senza bonus track, pensato come un album puro e ispirato.

L’apparizione segna anche un momento intimo per la coppia: Swift ha ricordato che proprio da quel podcast era iniziata la loro storia. Ma più in generale è un segnale su come le star scelgano i media digitali per parlare direttamente ai fan, scavalcando i canali tradizionali e cambiando il gioco della comunicazione.

Amazon lascia i podcast narrativi

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Wondery chiude. Quattro anni dopo averla comprata per 300 milioni, Amazon licenzia più di 100 persone e smonta uno dei marchi più interessanti della narrazione audio. I podcast creativi vanno ad Audible, quelli più pop da celebrity finiscono in un nuovo reparto chiamato Creator Services.

La ristrutturazione segue il trend: meno audio puro, più video, più influencer. YouTube è diventata la casa dei podcast, Spotify resiste, Amazon arranca. Anche con show forti come Dr. Death o New Heights, non basta. La guerra dell’attenzione si gioca con altri strumenti, altri linguaggi, e un pubblico che guarda più di quanto ascolta.

Il servizio Wondery Plus sopravvive dentro Audible, il brand resterà, ma il sogno si è sgonfiato. Dietro ogni fusione miliardaria c’è spesso un epilogo silenzioso. Chi ha puntato tutto sull’audio sta cambiando strategia. E i creator devono adattarsi al nuovo habitat dove la voce, da sola, non è più abbastanza.

Dove sono finite le copertine?

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Steve Birnbaum ha camminato per New York cercando gli angoli esatti delle foto più iconiche della storia della musica. Album che conosci bene, fermati nel tempo. Un lavoro calmo, preciso. Una caccia silenziosa alla memoria.

Articolo e foto qui

King Gizzard abbandonano Spotify

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King Gizzard & The Lizard Wizard hanno tolto tutto il loro catalogo da Spotify. Non è una mossa isolata. Si uniscono a Deerhoof e Xiu Xiu in quello che sta diventando un boicottaggio vero e proprio contro la piattaforma di streaming.

Il motivo è Daniel Ek, CEO di Spotify, che attraverso la sua società Prima Materia ha investito 700 milioni di dollari in Helsing. Un’azienda tedesca che sviluppa armi potenziate dall’intelligenza artificiale. Ek non è solo un investitore, è il presidente della società. I soldi che guadagna da Spotify finiscono dritti nello sviluppo di tecnologie militari.

Gli artisti non ci stanno più. “Non vogliamo che la nostra musica uccida le persone” hanno detto i Deerhoof. È diverso dalle proteste del passato contro Joe Rogan o la disinformazione. Questa volta si tratta di etica pura: i musicisti si rifiutano di alimentare un sistema che finanzia la guerra. I fan dovranno scegliere tra comodità e valori.

Spotify tradisce i morti

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Spotify ha fatto una cosa disgustosa. Ha pubblicato canzoni fake generate dall’intelligenza artificiale sulle pagine ufficiali di artisti morti come Blaze Foley e Guy Clark. Senza chiedere permesso a nessuno. Né agli eredi, né alle case discografiche. Il brano “Together” è apparso sulla pagina di Foley nonostante sia morto nel 1989. Voce generica, immagine dell’IA che non gli somigliava nemmeno.

Craig McDonald di Lost Art Records, che gestisce il catalogo di Foley, ha subito capito che era una truffa. “Non somiglia per nulla allo stile di Blaze”, ha detto. I brani arrivavano dalla piattaforma SoundOn di TikTok prima di essere segnalati e cancellati per contenuti ingannevoli.

Il problema è più grosso di quanto sembri. Su YouTube ci sono 1,63 milioni di cover generate dall’IA che fanno perdere oltre 13,5 milioni di dollari agli eredi degli artisti morti. Le piattaforme di streaming sono vulnerabili e l’intelligenza artificiale può ingannare chiunque. L’autenticità della musica nell’era digitale è a rischio.

Bowie rivive attraverso due generazioni diverse

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Il nuovo David Bowie Centre del V&A Museum apre a settembre con una formula inedita. Nile Rodgers e The Last Dinner Party faranno da curatori ospiti, ognuno con la propria visione degli oggetti dell’archivio. È la prima volta che due generazioni così distanti si confrontano sullo stesso patrimonio artistico.

Rodgers ha scelto pezzi che raccontano la loro collaborazione artistica, dai costumi di scena alla corrispondenza privata. The Last Dinner Party invece si è concentrata sugli anni Settanta, periodo che considera ancora rivoluzionario per la musica contemporanea. Due approcci completamente diversi allo stesso materiale.

La vera novità è il servizio “Order an Object” che permette appuntamenti individuali con i pezzi d’archivio. Novantamila oggetti accessibili gratuitamente, un modello completamente nuovo per gli archivi delle celebrità. Bowie continua a essere un laboratorio di sperimentazione anche da morto.

Oasis: il ritorno impossibile

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Gli Oasis sono tornati. Dopo quindici anni di silenzio e rancori fraterni, Liam e Noel Gallagher hanno messo da parte l’orgoglio per una reunion che nessuno credeva possibile. Il primo concerto a Cardiff ha segnato la fine di un’era di polemiche social e dichiarazioni velenose.


I fratelli Gallagher, per una sera, hanno dimenticato di odiarsi.
Il pubblico ha cantato ogni parola, ogni nota, come se fossero passati cinque minuti invece di quindici anni. L’energia era quella di sempre: pura, violenta, necessaria. Gli Oasis non sono mai stati una band, sono sempre stati un fenomeno. E i fenomeni, a quanto pare, non muoiono mai davvero.

Articolo de Il Post qui

Short News

Instagram ora fa suonare un’anteprima Spotify (15 s) direttamente nelle Storie: niente più link muti, musica che si scopre restando sull’app. La sfida con TikTok è ufficiale.

Addio Freevee

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Amazon chiude Freevee, la piattaforma gratuita con pubblicità lanciata come alternativa ai giganti dello streaming. Ditelo che non sapevate neanche che esistesse. Nonostante un buon catalogo e la promessa di contenuti accessibili, Freevee non ha mai davvero preso il volo. Ora la decisione è ufficiale e definitiva. Un’altra piattaforma che se ne va in silenzio, nel rumore di fondo dell’internet.

C’era un’idea dietro: rendere disponibili film e serie senza abbonamenti, solo con un po’ di pubblicità. Ma il mercato è saturo, il pubblico distratto, e Amazon ha deciso di concentrarsi su Prime Video e altri progetti a pagamento. Il sogno dell’accessibilità totale ha sbattuto contro la realtà economica dello streaming.

Non è un grande shock, ma un piccolo promemoria: nessun servizio è davvero per sempre. Cambiano i modelli di business, cambiano le priorità, cambiano i nomi delle app sul telefono. Freevee era un esperimento, e come molti esperimenti è finito nel cestino.

Short News

I senatori Blackburn e Luján hanno chiesto alla FTC di indagare Spotify per aver convertito abbonati premium in bundle musica-audiolibri più costosi senza consenso appropriato. La strategia ha causato 230 milioni di perdite agli editori musicali nel primo anno, sfruttando scappatoie normative per pagare royalty inferiori sui servizi bundle.

Aggiornamento

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Bill Evans (16 agosto 1929 – 15 settembre 1980), pianista jazz innovativo.

Brian Wilson

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Brian Wilson, cantante e fondatore dei Beach Boys e principale artefice di alcuni degli album più originali e apprezzati del pop e del rock dello scorso secolo, è morto a 82 anni.