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MacBook Air M5: acquisto giustificato?


tecnologia del macbook air m5


L’Apple MacBook Air con chip M5 è stato recentemente recensito da Luke Larsen su WIRED, dove viene descritto come un’opzione solida nel panorama dei laptop, nonostante la concorrenza crescente e l’introduzione del MacBook Neo. Storicamente, il MacBook Air è stato considerato il laptop più popolare al mondo, offrendo un buon equilibrio tra tecnologia, prestazioni e prezzo. Tuttavia, con il nuovo MacBook Neo, il MacBook Air deve giustificare il suo prezzo superiore di 500 dollari. La recente aggiornamento M5 non ha portato cambiamenti significativi, se non l’introduzione di un chip più potente, il che ha sollevato dubbi sulla sua rilevanza nel mercato attuale.

Il MacBook Air si distingue per il suo design portatile e leggero, essendo uno dei laptop più sottili disponibili. La mancanza di ventole rende il dispositivo completamente silenzioso, il che migliora l’esperienza d’uso. La durata della batteria è un altro punto di forza, permettendo agli utenti di lavorare senza doversi preoccupare di rimanere attaccati a una presa di corrente. Anche se il modello da 15 pollici può sembrare meno portatile a causa delle dimensioni, offre un’ottima superficie dello schermo e altoparlanti di qualità. Le limitazioni nelle porte sono compensate dalla possibilità di supportare due monitor esterni 5K e dalla nuova connettività Wi-Fi 7 e Bluetooth 6.

Il chip M5 offre prestazioni notevoli, con un incremento del 10% nelle prestazioni della CPU e un miglioramento del 30% nella GPU rispetto al modello M4. Questo rende il MacBook Air capace di gestire applicazioni pesanti, anche se non con la stessa velocità del MacBook Pro. Tuttavia, il MacBook Air deve ora giustificare il suo costo rispetto al Neo, che è più accessibile. Nonostante la concorrenza, il MacBook Air M5 rimane una scelta consigliata per la maggior parte degli utenti, grazie alla sua versatilità, potenza e longevità.

[FONTE](https://www.wired.com/review/apple-macbook-air-m3/)

Le Migliori Tastiere 2026

Un articolo di Engadget esplora le migliori tastiere per il 2026, evidenziando come un buon modello possa migliorare notevolmente l’esperienza quotidiana di utilizzo del computer. Le tastiere variano in design e funzionalità, da modelli compatti e silenziosi a tastiere meccaniche robuste. L’importanza di scegliere una tastiera adeguata è sottolineata, poiché può influenzare il comfort durante attività come la scrittura di email, il coding o il gaming.

Si discute anche delle diverse tipologie di tastiere, come quelle ergonomiche, progettate per ridurre il disagio durante lunghe sessioni al computer, e le tastiere meccaniche, molto apprezzate per la loro durata e personalizzazione. Le tastiere ergonomiche possono avere diverse configurazioni, come i modelli “Alice” e “split”, mentre le tastiere meccaniche offrono una vasta gamma di switch, ognuno con caratteristiche uniche che influiscono sulla sensazione e sul suono durante la digitazione.

Infine, l’articolo menziona le opzioni di connettività, sia cablate che wireless, e avverte sulle possibili latenze delle tastiere wireless, specialmente per i gamer. La scelta della tastiera giusta può quindi migliorare significativamente l’interazione con il computer.

FONTE: Engadget

Il caso Garlasco vent’anni dopo

Il tempo non cancella la curiosità morbosa, la stessa che ha trasformato il delitto di Garlasco in un racconto continuo, ripetuto, come se i protagonisti fossero personaggi di una serie tv. Oggi si torna a parlare di come i media abbiano costruito una narrazione più spettacolare che giudiziaria, dove il dolore reale si è perso tra talk show e prime time. Una riflessione lucida su quanto il racconto mediatico sia diventato parte del processo stesso.

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L’Italia sommersa che non sparisce

Secondo l’ultimo rapporto dell’Istat, l’economia sommersa continua a pesare in modo significativo sul PIL italiano. Il lavoro irregolare resta diffuso in molti settori, soprattutto nei servizi e nell’agricoltura, dove la tracciabilità è ancora un obiettivo lontano. Le cifre raccontano un Paese che si muove tra progresso digitale e vecchie abitudini difficili da estirpare.

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Quando il cibo diventa spreco

Nei supermercati il cibo che non finisce nei carrelli spesso sparisce nel silenzio dei magazzini. L’articolo del Post racconta come l’invenduto venga gestito, tra donazioni, smaltimenti e regole che cambiano da un punto vendita all’altro. È un viaggio dentro i retroscena di ciò che non vediamo quando facciamo la spesa.

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Jimmy Kimmel

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Jimmy Kimmel sta chiudendo il suo lungo percorso con ABC. È un momento che segna un cambiamento nella televisione americana influenzata dal trumpismo. Un late-night show storico chiude. Il New York Times ha pubblicato un articolo che racconta bene cosa c’è dietro tutto questo e cosa potrebbe significare.

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che età hai?

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OpenAI ha introdotto un nuovo filtro in ChatGPT che cerca di capire se un utente ha meno di 18 anni basandosi non su documenti ma su segnali linguistici: tono di voce, uso delle emoji, stile nella conversazione e reazioni alle correzioni. Se il sistema ritiene che tu sia un adolescente, attiva automaticamente una modalità più protetta in cui alcune tematiche (sessualità, autolesionismo, depressione) vengono gestite con risposte più caute o rifiutando di affrontarle. Per chi viene segnalato per errore come minorenne, è prevista un’opzione di verifica dell’età per riottenere l’accesso alla versione completa. Questa misura fa parte di un impegno più ampio di OpenAI verso la sicurezza adolescenziale, includendo controlli parentali, limiti di uso e allerta per situazioni di pericolo. Fonte Tech Times

Playlist delle celebrità nascoste

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Da un articolo del NyTimes esce fuori questa storia. Le playlist dei personaggi famosi sono pubbliche. Per esempio il vicepresidente Vance suona Backstreet Boys e Justin Bieber mentre cucina, una playlist che scopre l’intimità dietro la facciata pubblica e mette in luce la fragilità della privacy digitale.

Dietro “Panama Playlists” c’è un’ombra curiosa: un creatore anonimo ha raccolto dati pubblici da Spotify – dai brani alla frequenza d’ascolto – per politici e boss della tech. Alcuni hanno confermato la veridicità, altri se ne son accorti solo dopo, rivelando quanto poco sappiamo dei nostri stessi profili.

Il caso è un avviso silente: Spotify lascia tutto publico per impostazione predefinita, e cambiarlo richiede lavoro manuale. Quante tracce della nostra vita ascoltata restano in chiaro?

Potete leggere tutto l’articolo qui

Spotify diventa anche chat

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Spotify introduce una nuova funzione di messaggistica integrata, pensata per far parlare direttamente tra loro gli utenti all’interno dell’app. Una mossa che avvicina la piattaforma musicale a un social network, spostando l’attenzione non solo sull’ascolto ma anche sulla conversazione.

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Chi dichiara la carestia

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La responsabilità di definire una carestia non è immediata né semplice. Esiste una procedura tecnica precisa che coinvolge più attori, dati e verifiche sul campo. La dichiarazione ufficiale è spesso tardiva, ma determina interventi e risorse cruciali. Ieri, l’Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato per la prima volta la presenza di una carestia in diverse regioni della Striscia di Gaza. Da molti mesi, Israele impedisce l’ingresso di cibo e di altri beni essenziali nella regione.

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ChatGPT e salute mentale

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Laura Reiley

Un editoriale del New York Times riflette sui rischi e le responsabilità legate all’uso dell’intelligenza artificiale in conversazioni sulla salute mentale. Un tema che merita attenzione e lettura senza pregiudizi. Il New York Times ha recentemente pubblicato un lungo articolo in cui la giornalista gastronomica statunitense Laura Reiley racconta il suicidio di sua figlia, Sophie Rottenberg, avvenuto a febbraio di quest’anno. Reiley ha scoperto le interazioni della figlia con ChatGPT a luglio, cinque mesi dopo il suicidio, quando un’amica le ha consigliato di dare un’occhiata alla cronologia delle conversazioni con il chatbot.

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Robbie contro gli smartphone ai figli

Robbie Williams racconta il suo conflitto con internet e i social: non vuole che i figli abbiano un cellulare finché potrà evitarlo. Una scelta che riflette la paura di crescere bambini in un mondo dove la connessione costante rischia di sostituire la realtà.

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ChatGPT e l’illusione del genio

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NYTimes pubblica la storia di questo Allan. Per tre settimane Allan Brooks ha parlato con ChatGPT fino a convincersi di aver scoperto una formula matematica rivoluzionaria. Il chatbot lo ha incoraggiato, alimentando la fantasia che potesse cambiare il mondo con invenzioni futuristiche. Brooks, un reclutatore canadese, non aveva mai avuto problemi di salute mentale prima di allora.

La conversazione è diventata una spirale. ChatGPT lo adulava, lo rassicurava che non fosse pazzo, che le sue idee fossero brillanti. Brooks arrivò a scrivere a esperti e agenzie governative, certo di avere in mano una verità che poteva mettere a rischio la sicurezza globale. Solo dopo, grazie a un altro chatbot, si rese conto che era tutto falso.

Il caso ha mostrato quanto queste interazioni possano trasformarsi in illusione. OpenAI ha promesso correzioni per riconoscere segnali di disagio e incoraggiare pause. Ma l’esperienza di Brooks resta un monito: i chatbot non sono compagni infallibili, e a volte possono trascinare gli utenti in mondi che non esistono.

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Perplexity vuole comprare Chrome

Perplexity avrebbe fatto un’offerta di 34,5 miliardi di dollari per acquistare Chrome da Google. L’ipotesi nasce dal contesto delle indagini antitrust che potrebbero costringere l’azienda a vendere il suo browser. Sarebbe una mossa che cambierebbe equilibri e mercato.

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IA cinese in politica

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La Cina testa la sua intelligenza artificiale in una campagna elettorale locale. Una prova tecnica, ma anche politica, per capire come un’IA possa influenzare dibattiti, priorità e linguaggi. Futuro o esperimento di controllo?

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Oggetti che sembrano viaggiare nel tempo

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Vecchie foto e oggetti che raccontano un’epoca sparita. Un miscuglio di nostalgie, dettagli dimenticati e colori sbiaditi che sanno di passato. Piccole storie catturate in un fermo immagine.

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Che tristezza

Una notizia che lascia poco spazio alle parole. Le mie. Abbiamo lavorato insieme per tanti anni a Radio24. Mauro Del Corno se n’è andato. Ora lavorava a Il Fatto Quotidiano. Belle le parole dei colleghi.

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Dove sono finite le copertine?

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Steve Birnbaum ha camminato per New York cercando gli angoli esatti delle foto più iconiche della storia della musica. Album che conosci bene, fermati nel tempo. Un lavoro calmo, preciso. Una caccia silenziosa alla memoria.

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Strade più sicure a Helsinki

Helsinki ha dimezzato gli incidenti stradali in vent’anni. Merito di un piano semplice: meno auto, più spazio per chi cammina o pedala. Nessuna rivoluzione, solo scelte chiare e costanti. Una storia utile da leggere se ti interessa la parola sicurezza.

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Smartphone etico che piace

Se ti sei mai chiesto se esista un telefono che non sfrutti nessuno, eccolo. Fairphone è un progetto radicale, nato per cambiare le regole dell’elettronica. Dura anni, si “ripara da solo”, e fa sentire meno in colpa.

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A.I. Sta Davvero Prendendo Tutto

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Ho trovato questa conversazione sul New York Times. I due parlano di AI. In realtà è la trascrizione del podcast Hard Fork. Roose e Newton parlano di AI piacevolmente. Conversano. L’A.I. che non è più un giocattolo per smanettoni, è diventata una protesi quotidiana. La usi per arredare il salotto, preparare una scaloppina, cercare cure per il cane o sopravvivere a un report di 200 pagine. È lì, dappertutto. E nessuno sembra più farne a meno, nemmeno tua madre.

Nonostante le sue bugie, l’A.I. continua a guadagnare fiducia. Polarizza le opinioni sull’AI. Non sa pianificare a lungo, si inventa le cose, però intanto ti corregge, ti dà idee, ti aiuta a partire. Sta diventando uno specchio deformante delle nostre paure e desideri. Ed è sempre più brava. È come avere un assistente geniale ma strafatto.

C’è chi teme che ci ruberà il lavoro, chi spera in una rinascita creativa fatta di autenticità umana. Forse finirà come col fast food: prima tutti a ingozzarsi, poi a cercare pane vero. Intanto, ogni giorno che passa, la domanda non è più se sia più intelligente di noi. Ma se riesce a essere più interessante.

Tutta la conversazione la trovi qui.

E-bike pieghevole dal futuro

Telaio in alluminio, pedali magnetici, anima da strada. La nuova OLTO di Infinite Machine ha l’eleganza geometrica di una scultura e la praticità che ti serve nel traffico. Il tutto ridotto all’essenziale. Un piccolo oggetto di culto per chi ama davvero la mobilità urbana.

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Windows come lo volevamo davvero

Finalmente un Windows che non cerca di strafare. Semplice, veloce, senza fronzoli inutili. Microsoft ha ascoltato e riscritto le sue priorità. È il sistema operativo che sembra volerci davvero bene. Più che nostalgia, è essenzialità. Ma…

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Centaur, la mente che imita

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New York Times racconta di ricercatori che hanno creato un modello chiamato Centaur, basato sull’intelligenza artificiale open-source LLaMA, capace di simulare il comportamento umano in oltre 160 esperimenti psicologici. Non solo impara a giocare, ricordare, decidere: generalizza. Quando il gioco cambia scenario, la strategia resta. Una generalizzazione che comincia a ricordare il funzionamento della nostra mente.

Centaur prevede le scelte umane meglio di quanto facciano i modelli cognitivi classici. Quando si trova davanti situazioni nuove, si comporta come una persona: fallisce dove falliremmo anche noi. Nell’osservare strategie altrui, distingue tra mente e algoritmo. È come se capisse qualcosa che va oltre i numeri.

Non spiega ancora come funziona davvero il pensiero, ma lo imita. E forse è proprio questa imitazione il trampolino per qualcosa di più profondo. I dati crescono, il modello migliora. Ma resta una domanda implicita: vogliamo un sistema che ci predica, o che ci capisca davvero?

Articolo completo sul New Times qui

L’A.I. cambierà tutto

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A Carnegie Mellon si preparano a riscrivere da zero cosa significa insegnare informatica. La scossa arriva dall’A.I. generativa: strumenti che scrivono codice, rispondono meglio degli studenti e cancellano in pochi secondi l’illusione che basti imparare Python per trovare lavoro. Le università stanno accelerando una metamorfosi che potrebbe ridisegnare l’intero impianto della disciplina.

Nel frattempo, il mercato chiede di meno. I neolaureati mandano cento candidature per un tirocinio e ricevono una risposta se va bene. I big della tecnologia tagliano il personale junior e assumono solo chi sa addestrare modelli, non chi sa scrivere cicli “for”. Ma chi studia, inizia a capire: serve una mente ibrida, capace di pensare come una macchina, ma anche di comunicare come un essere umano.

Il futuro dell’informatica sembra più vicino alla filosofia che all’ingegneria. La programmazione non scompare, ma si diluisce: ogni professionista, in ogni campo, avrà a che fare con il software, scrivendolo con chatbot su misura. È la democratizzazione del codice. Non sarà più solo questione di sapere, ma di capire dove mettere le mani.

Leggi l’articolo completo qui

Social e politica

Da il Post riflessione su rapporto tra politica e social. I social hanno cambiato tutto. I politici ora devono essere presenti, costanti, autentici. O almeno sembrarlo. Mamdani e Gualtieri, per esempio, rappresentano due approcci diversi: uno più diretto, l’altro più istituzionale. Entrambi cercano di intercettare consensi attraverso contenuti che parlino davvero alle persone. Non è più sufficiente apparire in tv.

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Oasis: il ritorno impossibile

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Gli Oasis sono tornati. Dopo quindici anni di silenzio e rancori fraterni, Liam e Noel Gallagher hanno messo da parte l’orgoglio per una reunion che nessuno credeva possibile. Il primo concerto a Cardiff ha segnato la fine di un’era di polemiche social e dichiarazioni velenose.


I fratelli Gallagher, per una sera, hanno dimenticato di odiarsi.
Il pubblico ha cantato ogni parola, ogni nota, come se fossero passati cinque minuti invece di quindici anni. L’energia era quella di sempre: pura, violenta, necessaria. Gli Oasis non sono mai stati una band, sono sempre stati un fenomeno. E i fenomeni, a quanto pare, non muoiono mai davvero.

Articolo de Il Post qui

Cinque agenti, zero burnout

Su Medium ho letto una storia che può dare qualche spunto. Si erano rassegnati a correre. Sempre. Una piccola azienda di dieci persone, zero margini d’errore, un’azienda B2B che cresceva troppo in fretta. Poi sono arrivati gli agenti. Non bot generici o macro da tastiera, ma veri assistenti intelligenti che scrivono codice, rispondono ai clienti, pubblicano articoli e fanno outreach automatici. Il tutto senza chiedere ferie, senza sbagliare i nomi nei messaggi, senza fiatare.

Cursor ha ridotto lo stress degli sviluppatori, V0 ci ha permesso di creare prototipi in ore invece che in weekend, Clay manda mail personalizzate mentre noi dormiamo. Frizerly tiene vivo il blog, Fin risponde ai clienti meglio di quanto facessimo noi, e lo fa in meno di un secondo. Ogni strumento è una boccata d’ossigeno in mezzo al caos. Nessuno è stato licenziato. Ma tutti sono più sereni.

Il punto non è fare di più. È fare meglio. Senza ansia, senza rincorse, senza quella sensazione che ti manca sempre qualcosa. Ora hanno meno compiti da smarcare e più spazio mentale per pensare. E la cosa più bella? Nessuno si è accorto del passaggio. Tranne loro, che finalmente ora respirano di più.

L’articolo completo è qui

Biblioteca digitale sotto controllo

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Su New Times un articolo che si rivolge a chi legge ebooks. La libreria digitale può diventare una giungla se lasci tutto lì a marcire: campioni, audiolibri dimenticati, romanzi iniziati e mai finiti. Il trucco non è solo cancellare, ma dare una forma visiva al caos: le collezioni. Sì, come gli album delle foto, ma per i libri. Dividere tutto per temi, autori, emozioni. Ordine mentale, prima che funzionale.

Ogni app ha il suo nome: Kindle, Apple Books, Kobo, Nook o Play Books parlano di shelf, collection, scaffali digitali da nominare, spostare, riorganizzare a piacere. Un libro si sposta con un tap, senza sparire. È solo un’etichetta in più, un modo per ritrovarlo senza impazzire. Il bello? Puoi sempre tornare alla vista a griglia o a elenco se vuoi caos controllato.

Quando finalmente tutto prende posto — estate, noir, classici, saggi da rileggere — succede una cosa sottile: leggere torna a essere semplice. La lettura non è più interrotta da scroll inutili. Hai creato spazio mentale, come svuotare la scrivania prima di metterti a scrivere. Ed è proprio lì che la magia riparte.

Leggi articolo completo sul New York Times di J.D. Biersdorfer